Gianduiotto Igp. Svizzero? No, torinese

Dibattito – È ormai conosciuta come la «battaglia del gianduiotto». Si tratta della querelle che, da qualche settimana, vede contrapporsi da una parte il comitato formato da artigiani del cioccolato del calibro di Guido Gobino, Guido Castagna, Peyrano e aziende torinesi e piemontesi (Ferrero, Domori), e dall’altro il colosso svizzero Lindt che controlla Caffarel

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È ormai conosciuta come la «battaglia del gianduiotto». Si tratta della querelle che, da qualche giorno, vede contrapporsi da una parte il comitato formato da artigiani del cioccolato del calibro di Guido Gobino, Guido Castagna, Peyrano e aziende torinesi e piemontesi (Ferrero, Domori), e dall’altro il colosso svizzero Lindt che controlla Caffarel.

Al centro della vicenda c’è l’attribuzione del marchio Igp, Indicazione geografica protetta, al gianduiotto di Torino; o, meglio, gli ingredienti per produrlo. Che, secondo il comitato nato nel 2017 per avviare l’iter per il riconoscimento, devono essere quelli della ricetta originale, quindi nocciola (anche questa rigorosamente Piemonte Igp), zucchero e massa di cacao, ai quali la Lindt/Caffarel vorrebbe aggiungere il latte in polvere. «Nessuno intende mettere in discussione la produzione dei gianduiotti, e siamo i primi a riconoscere il ruolo avuto da Caffarel nell’industrializzare il gianduiotto rendendolo così famoso nel mondo» precisa Guido Castagna,  mastro cioccolatiere di Giaveno che presiede il comitato «Vogliamo semplicemente tutelare la ricetta originale».

Il disciplinare del Giandujotto di Torino (questo il nome dell’Igp) oltre al latte prevede, tra i punti fondamentali, una percentuale di nocciole variabile tra il 30 e il 45% e la produzione concentrata in Piemonte. «Questa potrebbe diventare una Igp al quadrato, ossia un Igp contenente un’altra Igp (la Nocciola Piemonte), cosa unica in Europa, se non nel mondo» evidenzia Castagna «L’obiettivo di far parlare il prodotto. Dati alla mano, è stato constatato che tutti i produttori del gianduiotto ne trarranno beneficio in termini di vendite, indipendentemente che si aderisca o meno al disciplinare. In questo senso Modica con il suo cioccolato ne è un esempio concreto».

Nel frattempo, la battaglia del gianduiotto ha già visto scendere in campo a fianco del comitato il presidente della Regione  Cirio, il sindaco di Torino Lo Russo, alcuni onorevoli, ed è arrivata sul tavolo del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida. L’iter per ottenere una Igp valica infatti i confini regionali per arrivare a quelli nazionali e infine a Bruxelles.

Sull’altro fronte, Lindt/Caffarel rimanda al mittente la parte dell’azienda ostruzionista, di chi cioè ha frenato l’iter, e in una nota stampa riconosce «l’importanza dell’iniziativa del Comitato del Giandujotto di Torino volta a valorizzare la riconoscibilità di uno dei prodotti più caratteristici della tradizione dolciaria torinese, introducendo un’indicazione geografica protetta. Per questo motivo non si è opposta alla proposta di Igp e, al contrario, si è sempre impegnata per la ricerca di un accordo di valore».

Puntualizzando che il «gianduiotto rimane il prodotto di punta del brand Caffarel che lo distribuisce in Italia e all’estero», il colosso svizzero ribadisce «la volontà di identificare un accordo di valore, e auspica che si possa presto giungere a una soluzione comune, che soddisfi tutte le parti coinvolte riguardo alla denominazione dei propri prodotti».

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