Giornata Comunicazioni Sociali, “Custodire voci e volti umani”

Domenica 17 maggio – È sull’Intelligenza artificiale il messaggio di Papa Leone per la 60ª Giornata delle Comunicazioni sociali, pubblicato lo scorso 24 gennaio, festa di San Francesco di Sales. Il pontefice invita a proteggere l’identità umana e la relazione autentica, mettendo in guardia da algoritmi e robot

98

«Custodire voci e volti umani» (sull’Intelligenza artificiale) è il tema della 60ª Giornata delle comunicazioni sociali che, in Italia e in altri Paesi, si celebra nella festa dell’Ascensione (domenica 17 maggio 2026). Il messaggio di Papa Leone – pubblicato lo scorso 24 gennaio 2026 festa di San Francesco di Sales, patrono di giornalisti e scrittori – invita a proteggere l’identità umana e la relazione autentica, mettendo in guardia da algoritmi e robot; vede «volto e voce» come doni di Dio e segni unici dell’identità personale, non come dati digitali; esorta a governare e non subire le nuove tecnologie e l’IA, garantendo che esse «rimangano al servizio della dignità umana»; denuncia il rischio di frodi, cyberbullismo e distorsioni della realtà – che sono ogni giorno più numerosi e aggressivi: sintomatiche le recenti immagini di Trump-Gesù -; chiede di promuovere una comunicazione basata sull’ascolto e la verità. Per Leone XIV «custodire le voci significa guardare noi stessi e la capacità di incontro autentico» e, davanti alle tecnologie, «salvaguardare le capacità unicamente umane di empatia, etica e responsabilità morale: le macchine siano strumenti al servizio e al collegamento della vita umana, non forze che erodono la voce umana» e per questo è necessario promuovere «l’alfabetizzazione mediatica».

«Come cattolici possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo affinché le persone – soprattutto i giovani – acquisiscano la capacità di pensiero critico e crescano nella libertà dello spirito» spiega il Papa: «È sempre più urgente introdurre nei sistemi educativi un’alfabetizzazione che si concentri sulle nuove tecnologie», in particolare sull’IA o «Media and Artificial Intelligence Literacy, Alfabetizzazione mediatica e sull’intelligenza artificiale». Negli ecosistemi comunicativi odierni «la tecnologia influenza le interazioni in modo mai conosciuto prima, ma il futuro della comunicazione deve assicurare che le macchine siano strumenti al servizio e al collegamento della vita umana, e non forze che erodono la voce umana».

Con l’IA «abbiamo grandi opportunità ma anche rischi reali». L’umanità ha «possibilità impensabili solo pochi anni fa», per esempio usare l’IA per redigere testi e conversazioni o produrre algoritmi che selezionano i contenuti delle notizie. «Sebbene questi strumenti offrano efficienza e ampia portata, non possono sostituire le capacità unicamente umane di empatia, etica e responsabilità morale. La comunicazione pubblica richiede giudizio umano, non solo schemi di dati e la sfida è garantire che sia l’umanità a restare l’agente guida». Per esempio, i contenuti generati con l’IA possono essere «accattivanti ma fuorvianti, manipolatori e dannosi, o replicano pregiudizi e stereotipi presenti, o amplificano la disinformazione simulando voci e volti umani». In sostanza queste tecnologie «possono invadere la riservatezza e l’intimità delle persone senza il loro consenso o creare eccessiva dipendenza che indebolisce il pensiero critico e le capacità creative».

Il Pontefice americano ribadisce più volte l’importanza per la Chiesa di affrontare le sfide dell’IA. Nell’incontro con i cardinali, subito dopo l’elezione di un anno fa, spiegò che la scelta del nome Leone era stata ispirata da Leone XIII che nell’enciclica «Rerum novarum» (15 maggio 1891) affrontò «la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale. Oggi la Chiesa offre a tutti la dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro». Il 17 giugno 2025 nel messaggio alla seconda «Conferenza annuale su Intelligenza Artificiale, Etica e Governance d’Impresa» evidenziò che «occorre valutare i benefici e i rischi dell’Intelligenza Artificiale secondo un criterio etico superiore di salvaguardare la dignità inviolabile di ogni persona e rispettare le ricchezze culturali e spirituali e la diversità dei popoli».

Anche la Federazione Nazionale Stampa Italiana vede l’IA come un’opportunità ma anche come «una minaccia per l’occupazione e la qualità dell’informazione se non gestita eticamente». Non può sostituire il giornalista, il suo lavoro intellettuale, la sua sensibilità e la sua etica; l’uso massiccio da parte degli editori è per tagliare i costi e il personale, riducendo qualità e pluralismo dell’informazione. Serve «una regolamentazione europea forte per evitare che l’IA provochi danni enormi all’informazione libera e democratica» e bisogna «applicare i doveri professionali (verifica delle fonti, correzione, trasparenza) anche all’IA». Il sindacato giornalisti del Trentino-Alto Adige, in collaborazione con la FNSI, ha elaborato la «Carta di Bolzano», patto sociale ed etico per l’uso dell’IA, definita «coltellino svizzero, utile ma rischioso se non governato».

Pier Giuseppe Accornero

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome