Giornata Mondiale della Pace, il messaggio del Papa

1° gennaio – Nel messaggio per la 56ª «Giornata mondiale della pace» Papa Francesco afferma che dopo la pandemia l’umanità è perseguitata dalla «guerra, virus più difficile da sconfiggere di quelli che colpiscono l’organismo umano, perché proviene dall’interno del cuore umano corrotto»

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Si è tenuta il 31 dicembre 2022 ad Altamura (Bari) la 55ª marcia nazionale per la pace, organizzata da varie istituzioni cattoliche. Dopo la veglia di preghiera a Bari il 21 dicembre, l’appuntamento ha rilanciato l’impegno per la pace: si è svolto sui passi di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi e già presidente di Pax Christi Italia; la Marcia è partita alle 15 dalla Casa circondariale ed è terminata in Cattedrale alle 21 con la Messa.

«La guerra un virus difficile da sconfiggere e ancora senza vaccino». Nel messaggio per la 56ª «Giornata mondiale della pace» del 1° gennaio 2023 Papa Francesco afferma che dopo la pandemia l’umanità è perseguitata dalla «guerra, virus più difficile da sconfiggere di quelli che colpiscono l’organismo umano, perché proviene dall’interno del cuore umano corrotto». Si appella per un «lavoro degno» e per «politiche adeguate» per accogliere e integrare i migranti. E invita la Cgil, che per la prima volta in 78 anni (è sorta il 3 giugno 1944) è andata in udienza dal Papa: «Siate sentinelle del mondo del lavoro, basta caporalato e morti bianche».

Dopo la notte buia del Covid, la sciagura della guerra. Se al coronavirus è stato trovato un vaccino, alla barbarie dei conflitti – in Ucraina, come in altre parti – sembra non esserci rimedio. Francesco parla a un’umanità vulnerabile e chiede a governanti, responsabili delle organizzazioni internazionali e capi religiosi un impegno congiunto per «guarire» il mondo. Il messaggio, firmato l’8 dicembre solennità dell’Immacolata, torna al 2020, alla crisi generata dalla pandemia: «Ci ha fatto piombare nel cuore della notte, destabilizzando la nostra vita, mettendo a soqquadro piani e abitudini, ribaltando l’apparente tranquillità anche delle società più privilegiate, generando disorientamento e sofferenza, causando la morte di tanti fratelli e sorelle». Il Covid-19 ha provocato «un malessere generale»; ha toccato «nervi scoperti dell’assetto sociale ed economico facendo emergere contraddizioni e disuguaglianze»; ha «aggravato la solitudine e minacciato la sicurezza lavorativa di tanti rimasti senza impiego»; ha provocato «fragilità, conflitti, frustrazioni, violenze».

Dal terremoto per gli equilibri l’umanità ha tratto più di una lezione – La consapevolezza che «dalle crisi non si esce mai uguali: se ne esce o migliori o peggiori; abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri; il nostro tesoro più grande e più fragile è la fratellanza; nessuno può salvarsi da solo. Abbiamo imparato che la fiducia riposta nel progresso, nella tecnologia e nella globalizzazione è stata eccessiva e si è trasformata in un’intossicazione individualistica e idolatrica». Sono «scoperte positive: ridimensionamento di certe pretese consumistiche; senso rinnovato di solidarietà che incoraggia a uscire dall’egoismo per aprirci alla sofferenza e ai bisogni degli altri; impegno, talvolta eroico, di tanti che si sono spesi per superare al meglio l’emergenza». Le risposte più efficaci da gruppi sociali, istituzioni pubbliche e private, organizzazioni internazionali: «Solo la pace che nasce da amore fraterno e disinteressato ci aiuta a superare le crisi personali, sociali, mondiali».

Ma una nuova terribile sciagura si è abbattuta sull’umanità, un’ulteriore guerra, «guidata da scelte umane colpevoli». La guerra in Ucraina «miete vittime innocenti e diffonde incertezza, non solo per chi è direttamente colpito, ma anche per quanti, a migliaia di chilometri di distanza, ne soffrono gli effetti: basti pensare al grano e ai carburanti». «Questa guerra, insieme ai conflitti sparsi per il globo, rappresenta una sconfitta per l’umanità. Per il Covid-19 si è trovato un vaccino, per la guerra ancora non si sono trovate soluzioni: il virus della guerra è più difficile da sconfiggere di quelli che colpiscono l’organismo umano, perché non proviene dall’esterno ma dall’interno del cuore umano, corrotto dal peccato». Che fare? Anzitutto «lasciarci cambiare il cuore da Dio affinché trasformi i nostri criteri abituali di interpretazione», cioè non possiamo pensare solo «a preservare lo spazio dei nostri interessi personali o nazionali, ma dobbiamo pensarci alla luce del bene comune, come un “noi” aperto alla fraternità universale. Non possiamo perseguire solo la protezione di noi stessi, ma è ora di impegnarci per la guarigione della società e del Pianeta, creando le basi per un mondo più giusto e pacifico, impegnato alla ricerca del bene comune».

Le tante crisi morali, sociali, politiche ed economiche sono tutte interconnesse, «e quelli che guardiamo come singoli problemi sono in realtà uno la causa o la conseguenza dell’altro». Da qui una sorta di «decalogo» per fronteggiare le sfide: «Rivisitare il tema della garanzia della salute pubblica per tutti; promuovere azioni di pace per mettere fine ai conflitti e alle guerre che continuano a generare vittime e povertà; prenderci cura in maniera concertata della casa comune; attuare chiare ed efficaci misure per far fronte al cambiamento climatico; combattere il virus delle disuguaglianze; garantire a tutti il cibo e un lavoro dignitoso». Contro «lo scandalo dei popoli affamati», Francesco chiede di «sviluppare, con politiche adeguate, l’accoglienza e l’integrazione dei migranti e degli “scartati” dalle nostre società. Solo così è possibile costruire un mondo nuovo». Insiste molto sulla mancanza di lavoro che aumenta le incertezze dei giovani e dei «lavoratori poveri» che, pur avendo un lavoro, non riescono a mantenere le famiglie e a dare speranza per il futuro. Come ribadisce il 19 dicembre ai cinquemila delegati della Cgil guidati dal segretario Maurizio Landini: pace, lavoro e fraternità al centro dell’udienza, chiesta da Landini al Papa con una lettera nelle scorse settimane.

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