«Giorno della Memoria», tanti ebrei salvati nei conventi

27  gennaio – Settantanove anni fa i sovietici della 60ª armata del maresciallo Ivan Konev arrivano nella città polacca di Oświęcim e scoprono l’orrore dei «lager» nazisti. La storia di tanti ebrei scampati ai rastrellamenti perché nascosti in chiese, conventi, istituti religiosi durante la persecuzione nazista

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Profughi ebrei ospitati nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo - foto Vatican news

Il 27 gennaio 1945, 79 anni fa, i sovietici della 60ª armata del maresciallo Ivan Konev arrivano nella città polacca di Oświęcim e scoprono l’orrore dei «lager» nazisti, lo stesso dei «gulag» con i quali i comunisti dal Cremlino avevano disseminato l’immensa Unione Sovietica. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelano al mondo l’orrore del genocidio nazifascista. Il 27 gennaio è il «giorno della memoria».

Il 25 giugno 1942 il quotidiano conservatore britannico «The Daily Telegraph» pubblica la notizia «I tedeschi uccidono 700 mila ebrei in Polonia». È, come dicono gli inglesi, «uno scoop mondiale» ma lo stesso giornale non ci crede e pubblica la notizia a pagina 5 (su 6) e nessun altro la riprende. La notizia era arrivata dal rappresentante ebreo del Consiglio nazionale polacco a Londra, Szmul Zygielbojm:  «La responsabilità del massacro della nazione ebrea in Polonia ricade su coloro che l’hanno perpetrata e, indirettamente, su tutta l’umanità, sui popoli e i governi delle nazioni alleate che non hanno fatto niente per fermare il crimine». È lo stesso ragionamento dello storico e giornalista Paolo Mieli che difende Pio XII: «Paga il conto per il suo anticomunismo. L’odio nacque nel contesto della “Guerra fredda”. Le critiche provengono da mondi nei confronti dei quali potrebbero essere dieci volte tanto: chi ricordiamo tra le personalità che hanno levato la voce nella maniera in cui si rimprovera al Papa di non averlo fatto? Io non ne conosco».

I FRATELLI PONTECORVO SALVATI IN CONVENTO – Leone Pontecorvo (8 anni) e il fratellino Bruno 4 trovano riparo nel convento delle Suore Oblate del Sacro Cuore di Gesù a Roma: «Un’esperienza che non dimenticherò, che mi ha segnato nella vita e rafforzato nell’identità ebraica». Nell’ottobre 1943 sono accolti nell’istituto maschile e diventano Buoncristiani. Il padre falsifica i documenti di una famiglia perita sotto i bombe a Cassino. Solo la superiora e la direttrice della scuola sanno. «Le suore furono eccezionali. Eravamo come tutti gli altri bambini»: sveglia all’alba, acqua fredda per lavarsi, studio, preghiera, umanità e momenti di svago. Cino (già Leone) Buoncristiani promuove un torneo di calcio; il fratellino e i coetanei fanno giocano «Ce l’ho; mi manca». Si scambiano figurine dei calciatori? No, santini.

«LE SUORE NON CI CHIESERO DI CONVERTIRCI» – «Mi ero adattato alle regole del convento, dalle preghiere in latino a servire Messa». Cino è tra i più bravi chierichetti: «A Natale e Pasqua fui chiamato a servire Messa al vescovo, io tra 50 bambini cattolici. Ma non ricevemmo mai pressioni per convertirci». Un giorno una signora strattona il fratellino: «Io lo so chi sei. Tu non sei Bruno Buoncristiani, sei Bruno Pontecorvo! Io sono come te!». «Probabilmente era un’ebrea». I due bambini piangono di commozione il 4 giugno 1944: gli Alleati liberano Roma. «Mi sono sempre schierato con Pio XII che aprì le porte dei conventi agli ebrei».

LA VENDETTA DI HITLER CONTRO I VESCOVI OLANDESI – Pontecorvo – come tanti altri – non capisce la scelta di Pacelli di agire nel silenzio. Opera in un contesto difficilissimo con decine di milioni di cristiani sotto dittature feroci. Le prese di posizione furono evitate «ad mala maiora vitanda, per evitare mali peggiori». Il 20 luglio 1942 nelle chiese olandesi è letto un documento dei vescovi olandesi contro il razzismo nazista. Adolf Hitler si vendica ordinando l’arresto di tutti gli ebrei, fra cui la filosofa carmelitana Edith Stein, uccisa in una camera a gas. Nel 1964 Robert Kempner, magistrato ebreo di origini tedesche, numero 2 della pubblica accusa a  Norimberga, scrive: «Qualsiasi presa di posizione della Chiesa contro Hitler sarebbe stata un suicidio e avrebbe accelerato l’assassinio di ebrei e sacerdoti».

«CON UN FURGONCINO DISTRIBUIVA IL CIBO IN CITTA’» ricordano i testimoni. Lo guida suor Pascalina Lehnert, suora tedesca che governa l’alloggio pontificio. I beni alimentari sono molto scarsi: se fermata, deve dire che il cibo è per le comunità religiose. In realtà è per gli ebrei che non hanno niente. In Vaticano funzionano grandi cucine e i camioncini viaggiano coperti con lo stemma pontificio. Il Papa sa che l’operazione è rischiosa ma continua ad assicurare il sostegno. Decine di parrocchie sono coinvolte nella distribuzione e nella ricerca di farina e di altri beni in Toscana, Umbria, Emilia-Romagna. In un solo giorno si distribuiscono anche 100 mila minestre. Un soccorso analogo avviene in molti Paesi europei.

SUGLI EBREI LA CAPPA DI SILENZIO DEGLI ALLEATI – Il filosofo francese di origine ebrea Bernard Henry Levy sul «Corriere della Sera» afferma che «un assordante silenzio scese nel mondo sulla Shoah. Si fa portare il peso a colui che a) non aveva cannoni né aerei; b) non risparmiò sforzi per condividere le informazioni; c) salvò, a Roma e altrove, un grandissimo numero di coloro di cui aveva la responsabilità morale». Nel 1944 il gran rabbino di Gerusalemme, Isaac Herzog, dichiara: «Il popolo d’Israele non dimenticherà mai ciò che Pio XII e i suoi collaboratori fanno per i nostri sventurati fratelli e sorelle nell’ora più tragica della nostra storia». Silvio Ottolenghi, commissario straordinario delle comunità israelitiche, scrive nella sua relazione: «Migliaia si sono salvati nei conventi, nelle chiese, nei palazzi extraterritoriali. Il 23 luglio a Sua Santità ho portato il ringraziamento della comunità di Roma per l’assistenza eroica e affettuosa e ho riferito il desiderio dei correligionari di andare in massa a ringraziarlo».

COME MAI PIO XII FINISCE SUL BANCO DEGLI IMPUTATI? Il commediografo tedesco Rolf Hochhuth, con «Il vicario», nel 1963 innesca la polemica sui «silenzi di Pio XII». Bernard Henry Levy lo definisce «focoso giustiziere e negazionista patentato, condannato più volte. Sul settimanale di estrema destra “Junge Freiheit” David Irving nega l’esistenza delle camere a gas. Nel 1937 il cardinale Pacelli scrisse l’enciclica “Mit Brennender Sorge” firmata da Pio XI, uno dei manifesti antinazisti più fermi e più eloquenti. Il “silenzioso” Pio XII pronunciò messaggi radiofonici (Natale 1941 e 1942) che gli valsero l’omaggio di Golda Meir: “Durante i dieci anni del terrore nazista, mentre il nostro popolo soffriva un martirio spaventoso, la voce del Papa condannò i carnefici». William Zuckermann, direttore della rivista «Jewish Newsletter» scrive: «Gli ebrei gli rendano omaggio ed esprimano il loro compianto perché probabilmente nessuno statista ha dato agli ebrei più poderoso aiuto nella tragedia».

Pier Giuseppe Accornero

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