Giovani alcolizzati, la deriva delle nuove generazioni

Intervista – Nasce all’ospedale Mauriziano di Torino il primo Centro Alcologico della città, inaugurato il 24 marzo scorso. Parla Marco Iudicello, consulente neuropsichiatrico del nuovo servizio

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Nasce all’ospedale Mauriziano di Torino il primo Centro Alcologico della città, inaugurato il 24 marzo scorso. È dedicato alle persone con disturbo da uso di alcol (Dua) e promosso dall’Associazione Club Alcologici Territoriali (Acat) che coopera con i Servizi di Alcologia dei Dipartimenti delle Dipendenze delle Asl Città di Torino e provincia, con la Aou Città della Salute e con le Strutture ospedaliere del territorio. Gestito dall’équipe medica del dottor Sarino Aricò e del dottor Marco Iudicello, al momento il Centro Alcologico prevede l’apertura ogni mercoledì e giovedì, con possibilità di accesso libero su prenotazione chiamando il numero 011.5082884.

Il nuovo servizio porta l’attenzione su un problema che troppo spesso viene sottovalutato: l’alcol è il terzo fattore di rischio di malattia e morte prematura, dopo il fumo e l’ipertensione. A preoccupare non sono soltanto i numeri sempre in crescita dei soggetti che ne abusano, ma soprattutto il costante aumento dei giovani incapaci di regolarne il consumo.

Spiega una nota dell’Ospedale Mauriziano: «Nel 2020 durante il lockdown, nonostante le difficoltà evidenti degli ospedali, si sono registrati in Piemonte 185 ingressi in Pronto soccorso di minori sotto i 17 anni tra maschi e femmine con diagnosi completamente attribuibile all’alcol, ed ulteriori 350 ingressi di soggetti tra i 18 ed i 24 anni, per un totale nell’anno di circa 3.500 ingressi in Pronto soccorso di persone in evidente stato di intossicazione alcolica. Secondo l’Istat, sempre nell’anno 2020, il 4,3% dei minori tra gli 11 ed i 17 anni consuma alcol tutti i giorni. I dati rilevati nel periodo della pandemia sono di un aumento del 180-190% della vendita di alcolici su piattaforme dedicate con consegna a domicilio, con conseguente manifestazioni di problemi alcol correlati».

In merito alla questione abbiamo intervistato il dottor Marco Iudicello, consulente neuropsichiatrico del nuovo Centro Alcologico.

Quanto è grave il problema dell’alcol tra i giovani e i giovanissimi?

Purtroppo la diffusione di consumo di alcol tra i giovani è una vera emergenza a cui non viene attribuita la giusta importanza. Il consumo è aumentato in maniera significativa negli ultimi anni, soprattutto di recente in concomitanza con i lockdown, e non è stata posta l’attenzione che il problema merita. C’è un netto abbassamento dell’età di inizio del consumo: adesso la media è undici anni, complice anche il fatto che la cultura italiana è molto permissiva sull’uso dell’alcol. Il bere problematico invece in genere inizia nell’età adolescenziale, quindi tra i 16 e i 21 anni, con caratteristiche peculiari. Non si parla di abuso ripetitivo e a cadenza quotidiana, ma di «binge drinking», ovvero assunzione esagerata di alcol in situazioni precise, come le occasioni sociali o il fine settimana.

Quali sono le conseguenze del «binge drinking»?

I problemi che questa abitudine comporta sono diversi da quelli della dipendenza, e dal punto di vista epato-renale certamente non altrettanto compromettenti. È però fondamentale sottolineare che il «bringe drinking» è l’unica modalità in cui l’alcol può essere letale, ovvero per intossicazione. Inoltre porta a numerose conseguenze di natura traumatica, come fratture o commozioni cerebrali, ed è anche la causa delle cosiddette stragi del sabato sera.

Ci sono poi svariate pratiche molto pericolose per cercare lo sballo, che per fortuna in Italia sono poco diffuse, ma che esistono e sono un problema reale. Una di queste è l’«eyeballing», l’alcol versato negli occhi, che provoca lesioni corneali fino ad arrivare alla perdita della vista.

Sono molti i giovani che si rivolgono al vostro Centro?

È raro che i ragazzi giovani si rivolgano al Centro di loro spontanea volontà, spesso si passa attraverso un intervento dei genitori. Purtroppo però i soggetti di età molto giovane non vengono indirizzati nel modo giusto e le famiglie si affidano ad altri tipi di specialisti, di solito cercando aiuto psicologico, senza quindi riuscire ad agire prontamente nel trattamento del problema.

Più nello specifico, il Centro Alcologico come gestisce il trattamento dei pazienti?

Il Centro ha una modalità di intervento diretta: la persona con un problema da abuso di alcol (o la famiglia, in vari casi) si rivolge a noi, in genere passando attraverso il Mauriziano; il paziente viene chiamato in sede per un colloquio, da cui emerge se è il caso di effettuare analisi del sangue, trattamenti con flebo o esami di accertamento. Al momento non effettuiamo ricoveri, anche perché la struttura non è attrezzata adeguatamente: quando è necessario trattenere il paziente, ad esempio per procedere con la disassuefazione da alcol, i soggetti vengono indirizzati altrove, spesso all’ospedale Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese. Se invece si riscontrano altri problemi, come crisi epilettiche o complicazioni gastroenterologiche, si fa riferimento ad altri reparti attraverso l’ammissione dal Pronto soccorso.

Il Mauriziano svolge attività legate all’alcol già da una trentina d’anni, ma solo nel giugno 2021, su sollecitazione delle associazioni di auto-mutuo aiuto, è stato istituito il Centro specializzato, già attivo dall’estate scorsa ma ufficialmente inaugurato lo scorso marzo.

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