Giovani migranti accolti in famiglia, stop del Governo

Rifugio Diffuso – Una modifica ministeriale nelle procedure amministrative di rendicontazione mette a rischio il progetto «Rifugio diffuso», che da anni a Torino assicura risultati più che positivi nell’accoglienza e nell’integrazione dei giovani migranti

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Una modifica ministeriale nelle procedure amministrative di rendicontazione mette a rischio il progetto «Rifugio diffuso», che da anni assicura risultati più che positivi nell’accoglienza e nell’integrazione dei giovani migranti.

Una preoccupazione che ha spinto i gruppi consiliari comunali Partito Democratico, Torino Domani, Sinistra Ecologista, Alleanza dei Democratici e +Europa Radicali italiani a presentare in Sala Rossa una mozione che richiede all’Amministrazione comunale del capoluogo piemontese l’impegno a coinvolgere Regione Piemonte e Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) al fine di attivarsi per garantire la continuità del progetto, con i relativi finanziamenti, e di sollecitare il ministero dell’Interno per rivedere il manuale di rendicontazione del Sistema nazionale di Accoglienza e Integrazione (Sai).

«Le nuove disposizioni ministeriali», spiega Sergio Durando, referente della Pastorale diocesana dei migranti, che da un decennio collabora con la Città di Torino nella gestione del progetto, «richiedono alle famiglie la presentazione di una documentazione molto complessa dal punto di vista della rendicontazione. Una richiesta che rende difficile, se non impossibile proporsi come famiglia disponibile ad accogliere. Come giustificare, ad esempio, le spese quotidiane per una persona se gli acquisti al mercato o in panetteria sono per tutta la famiglia? E ancora, i costi per le utenze domestiche, come presentarli?».

Per completezza d’informazione occorre ricordare che, per le spese sostenute, ad ogni famiglia veniva riconosciuta (prima delle modifiche) una quota forfettaria mensile di 413 euro, poco più di 13 euro al giorno per coprire i costi relativi all’offerta di vitto e alloggio. «Sono stati trecento i giovani accolti in famiglia negli ultimi dieci anni» ricorda Durando. Ragazzi e ragazze che hanno seguito con successo i loro percorsi di integrazione, conquistando tutti l’autonomia, vivendo un clima sereno che in molti casi ha creato un forte legame, anche affettivo, tra ospitanti e ospiti. Per le stesse famiglie si è rivelata un’esperienza molto interessante, di apertura al mondo e di scambio intergenerazionale».

I numeri non sono grandi, ma il modello è sicuramente vincente. Una buona prassi da tutelare, da diffondere e da mantenere tra i progetti riconosciuti e finanziati dal Sistema nazionale di Accoglienza e Integrazione.

«Stiamo dialogando con il ministero dell’Interno insieme all’Anci», annuncia Jacopo Rosatelli, assessore al Welfare della Città di Torino, «affinché cambi quelle regole nel frattempo adottate che rendono molto difficile il prosieguo di questo progetto. Siamo impegnati nel difendere il modello di accoglienza in famiglia, che riteniamo efficace ed utile nel creare legami duraturi nel tempo e anche di aiuto reciproco. Le persone che vengono accolte, a loro volta accolgono i bisogni, le necessità delle famiglie».

Nato nel 2008 (Torino è stata la prima città italiana a sperimentarlo) «Rifugio diffuso» offre ai giovani migranti, insieme all’opportunità di vivere quotidianamente in un ambiente familiare, la possibilità di seguire un percorso di studio, formazione professionale e altre attività che li portino ad essere autonomi, integrati nella comunità e a rivelarsi una risorsa e non un peso per la società.

«È nostro obiettivo» conclude il responsabile cittadino delle politiche sociali «difendere e rilanciare il progetto di accoglienza in famiglia proposto dal modello ‘Rifugio diffuso’, pensato per le persone straniere alla ricerca di opportunità, di una vita dignitosa, di un futuro felice.  Ed è quanto intendiamo offrire loro nell’interesse di tutta la società, anche di noi stessi che li accogliamo».

Mauro GENTILE

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