Giuseppini del Murialdo, a Città del Messico il Capitolo generale

Dal 27 maggio al 15 giugno 2024 – La Congregazione dei Giuseppini del Murialdo tiene il XXIV Capitolo generale a Città del Messico sul tema “In ascolto del grido dei giovani e della terra, e animati dallo Spirito, come fratelli e sorelle, apriamo nuovi cammini di speranza»

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«Quanto desidero il bel sole d’Italia, il bel cielo del mio Piemonte e le belle vette delle Alpi! Come corre di frequente il mio pensiero alla mia Torino, alla sua collina. E soprattutto al suo vecchio centro». Il 15 maggio 1866 don Leonardo Murialdo affida a un foglio delle sue «Notations de voyage» espressioni di ammirazione e di amore per Torino. Uomo e sacerdote nel pieno della maturità, ha quasi 38 anni quando da Issy – luogo di villeggiatura del Seminario parigino di San Sulpizio, dove per un anno va a studiare e ad aggiornarsi nella spiritualità e nella teologia – scrive una pagina di alto lirismo su Torino.

«Là in via Doragrossa (oggi via Garibaldi, n.d.r.), all’angolo di Contrada Stampatori, vi è il palazzo dove io nacqui e sono vissuto fino a 27 anni, abitando con la mia famiglia. Là vi è la cara chiesa di san Dalmazzo, col sacro fonte che mi ha rigenerato alla grazia e l’altare della mia prima Messa. Là si trovano le venerabili chiese della Consolata, del Duomo con la Santa Sindone, del Miracolo: chiese che mi sono familiari e le cui soglie varcai spesso accompagnando la mia santa madre. Quanto sono riconoscente a Dio d’avermi fatto nascere nella bell’Italia, nella città del Santo Sacramento, della Consolata, della Santa Sindone, del Cottolengo, nella città di tante opere benefiche, di tanti uomini piissimi e santi e di generosi patrioti! Oh, quanto ti amo, mia Torino».

Chissà cosa direbbe il santo Murialdo – torinese-doc come il beato Michele Rua e il beato Pier Giorgio Frassati – se potesse dire la sua sul fatto che il 27 maggio-15 giugno 2024 i suoi Giuseppini tengono il XXIV capitolo generale a Città del Messico sul tema «Ala escucha del grito de los jòvenes y de la tierra y animados poi el espíritu, como hemaanos y hemanas, abramos caminos nuevos de esperanza. In ascolto del grido dei giovani e della terra, e animati dallo Spirito, come fratelli e sorelle, apriamo nuovi cammini di speranza».

Già nel 2018 il capitolo si era svolto a Quito e aveva eletto superiore generale l’attuale padre Tullio Locatelli; quello precedente, nel 2006, a Fazenda Souza (Caxias do Sul) in Brasile, elesse padre Mario Aldegani.

Il giovane «Nadino» a 17 anni scrive tra i suoi appunti: «Prendi lezioni dal passato, ma vivi nel tuo tempo, ascolta e comprendi le voci della Terra, della tua gente, della tua città, della tua patria, le voci dei sofferenti, dei poveri, degli oppressi. Compenetrati di tutto ciò che è bello, buono, vero e santo. Solo così imparerai a leggere i segni dei tempi e di Dio e a sentire i richiami delle anime».

Il capitolo si svolge nel comune di Tlalpan, quartiere di Città del Messico, la «Quinta Soledad», una costruzione sobria ma con un’interessante storia. All’inizio del ventesimo secolo Tlalpan era il luogo favorito da alcune famiglie legate al governo del presidente Porfirio Diaz. Dopo la rivoluzione messicana (1910-1917) è comprata da Francisco Llory che nel 1922 lascia che vi alloggino i Maristi che la chiamano «Quinta soledad» per molti anni loro casa provinciale in Messico. Recentemente vi hanno aperto un centro culturale e il ristorante «Capitular».

I Giuseppini hanno celebrato l’anno scorso il 150° di fondazione. Il 19 marzo 1873 Murialdo fonda la «Pia Società Torinese di San Giuseppe per la cura e la formazione dei giovani operai». Commenta Papa Francesco ai figli spirituali del Murialdo: «A me fa pensare tanto questo tempo nel “fuoco”, nel centro della Massoneria, a Torino, nel Piemonte, tanti santi, tanti! E dobbiamo studiare perché, perché in quel momento. E proprio nel centro della Massoneria e dei “mangiapreti”, i santi, e tanti, non uno, tanti. Ha fondato a Torino, in questo contesto duro, segnato da tanta povertà morale, culturale ed economica, di fronte alla quale non è rimasto indifferente: ha raccolto la sfida e si è messo al lavoro, in mezzo alla Massoneria».

E così è nata una realtà che in 150 anni «si è arricchita di persone, opere, esperienze culturali diverse, soprattutto di tanto amore. Una realtà composta da circa 500 religiosi – sono pochi, dovete crescere un po’! – e dalle suore Murialdine di San Giuseppe, dall’Istituto secolare e da parecchi laici. Tanto è cresciuto il seme posto da Dio nella Chiesa per mezzo delle mani generose di Leonardo Murialdo».

Alla celebrazione giubilare Francesco augura di crescere nell’«arte di cogliere le esigenze dei tempi e di provvedervi con la creatività dello Spirito Santo»; esorta a prendere cura dei «più giovani, i quali, oggi più che mai, hanno bisogno di testimoni credibili»; incoraggia «a non smettere mai di sognare». Sottolinea tre aspetti importanti: primato dell’amore di Dio, attenzione al mondo che cambia, dolcezza paterna della carità. Sicuramente saranno prioritari anche in questi giorni.

I circa 500 Giuseppini, «piccola e ben unita famiglia», come auspicava Murialdo, sono presenti in 16 Nazioni: 1873 Italia; 1915 Brasile; 1922 Ecuador; 1936 Argentina; 1947 Cile; 1949 Stati Uniti; 1961 Spagna; 1979 Sierra Leone; 1983 Colombia; 1984 Guinea Bissau; 1990 Messico; 1994 Albania; 1998 Romania e India; 1999 Ghana; 2014 Nigeria. Hanno aperto 240 opere; in 150 anni sono stati 2.740 e 12 superiori generali: Leonardo Murialdo 1873-00; Giulio Costantino 1900-12; Eugenio Reffo 1912-25; Girolamo Apolloni 1925-31; Luigi Casaril 1931-58; Antonio Boschetti 1958-64; Vincenzo Minciacchi 1964-76; Girolamo Zanconato 1976-82; Paolo Mietto 1982-94; Luigi Pierini 1994-06; Mario Aldegani 2006-18; Tullio Locatelli 2018-… Don Eugenio Reffo, oggi venerabile, giornalista di vaglia, direttore de «La Voce dell’Operaio», «nonno» de «La Voce e il Tempo», fu superiore generale 1912-19 e superiore generale ad honorem e riconfermato nel 1925.

I capitoli generali fino al 2000 si sono svolti in Italia; nel 2006 in Brasile; nel 2012 in  Argentina; nel 2018 in Ecuador. Oltre il fondatore, il primo beato (dal 2016) è un missionario in Brasile, il vicentino Giovanni Schiavo (1903-1967).

Pier Giuseppe Accornero

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