Gli appelli di Papa Leone per fermare le guerre e il riarmo

Inizio ministero petrino – «No alla guerra, al riarmo e all’economia che impoverisce; «promuovere pace e armonia in un mondo in guerra». Sono le principali sottolineature nei tanti discorsi che Leone XIV ha rivolto dall’«inizio del servizio petrino» (18 maggio) alla Visita delle Basiliche di San Paolo Fuori le mura, San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore (25 maggio)

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Papa Leone XVI a San Giovanni in Laterano per la Solenne celebrazione di presa di possesso della Cathedra romana - foto Sir

«No alla guerra, al riarmo e all’economia che impoverisce»; il Concilio di Nicea (325) «ci ricorda che la piena comunione tra le Chiese si basa sull’unità della fede» e quasi sicuramente in novembre Papa Leone vi andrà; «Il seminatore “sprecone” è il buon Dio che ama tutti»; «Comunione e universalità sono la vocazione di una Chiesa missionaria»; «I Papi passano, la Curia rimane, custode della memoria e dell’unità»; «Promuovere pace e armonia in un mondo in guerra». . Sono le principali sottolineature nei tanti discorsi che Leone XIV ha rivolto dall’«inizio del servizio petrino» (18 maggio 2025) alla visita delle basiliche San Paolo fuori le mura, San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore (25 maggio).

In giugno sarà particolarmente impegnato per il «Giubileo della Speranza», finito in secondo piano in questi mesi per la malattia e la morte di Papa Francesco, per l’elezione e il «noviziato» di Papa Prevost: Giubileo delle famiglie, dei bambini e degli anziani (1° giugno); di movimenti, associazioni e nuove comunità (8, Pentecoste); della Santa Sede (9, Maria madre della Chiesa, memoria liturgica decisa da Francesco nel 2018); Concistoro per il voto su alcune cause di canonizzazione (13); Giubileo dello sport (15, Santissima Trinità); Messa a San Giovanni in Laterano e processione a Santa Maria Maggiore (22, Corpus Domini); dei sacerdoti (27); Messa e benedizione dei palli dei nuovi metropoliti (29, Santi Pietro e Paolo).

Sulla linea di Francesco, nomina (22 maggio) segretario del dicastero della Vita religiosa la 66enne suor Tiziana Merletti, nata a Pineto (Teramo) in Abruzzo, già superiora generale delle Francescane dei poveri. Il dicastero è guidato come prefetto dalla lombarda suor Simona Brambilla, già superiora generale delle Missionarie della Consolata e, come pro-prefetto, dal cardinale spagnolo il salesiano Ángel Fernandez Artime, già rettor maggiore dei Salesiani. Agli officiali di Curia e ai dipendenti della Santa Sede ricorda: «I Papi passano, la Curia rimane»; li ringrazia per il loro servizio e li incoraggia a essere custodi di memoria storica, a non perdere la dimensione missionaria, a evitare incomprensioni e pregiudizi; conferma la riforma del Papa argentino con la costituzione apostolica «Praedicate Evangelium».

Capi delle Chiese cristiane e delle religioni (19 maggio) – «Cercare di ristabilire la piena e visibile comunione tra tutti coloro che professano la medesima fede in Dio Padre e Figlio e Spirito Santo»; proseguire il dialogo teologico con gli ebrei; «costruire ponti» tra le comunità cristiane e musulmane; contribuire alla pace insieme alle diverse tradizioni religiose: lo dice ai rappresentanti delle Chiese cristiane e delle religioni che avevano partecipato alla celebrazione inaugurale: in prima fila i Patriarchi di Costantinopoli Bartolomeo, il greco-ortodosso di Gerusalemme Theofilos III e il catholicos della Chiesa assira d’Oriente Mar Awa III. «Se saremo concordi e liberi da condizionamenti, saremo efficaci nel “no” alla guerra e “sì” alla pace, “no” alla corsa agli armamenti e “sì” al disarmo, “no” a un’economia che impoverisce i popoli e la Terra e “sì” allo sviluppo integrale».

Il Concilio di Nicea, «tappa fondamentale per l’elaborazione del “Credo” condiviso dalle Chiese: la piena comunione si basa sull’unità nella fede. Considero uno dei miei doveri prioritari la ricerca del ristabilimento della piena e visibile comunione. Quella per l’unità è stata sempre una mia costante preoccupazione, come testimonia il motto “In Illo uno unum, pur essendo molti, in Cristo siamo uno”». Il «Pontifex, costruttore di ponti» deve «promuovere il carattere sinodale della Chiesa; sviluppare forme nuove di ecumenismo. Oggi è tempo di dialogare e di costruire ponti, anche con le religioni», come insegna Papa Bergoglio nel «Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune» di Abu Dhabi.

Spiega la parabola del seminatore alla prima udienza generale (21 maggio) che riprende il ciclo giubilare su «Gesù Cristo nostra speranza». Quella del seminatore «è un’introduzione a tutte le parabole perché vi si riconosce il modo di comunicare di Gesù: semina ma non si preoccupa di dove cade il seme, anche dove è improbabile che porti frutto: sulla strada, tra i sassi, in mezzo ai rovi»; in sostanza il «seminatore “sprecone” è immagine del modo in cui Dio ci ama. Che fine farà il seme dipende dal terreno che lo accoglie e dalla situazione che trova». Lancia un «appello accorato sulla situazione sempre più preoccupante e dolorosa» nella Striscia di Gaza dove non cessano gli attacchi e la gente muore di fame. Chiede «un’azione immediata per consentire l’ingresso di dignitosi aiuti umanitari e porre fine alle ostilità». Ma il genocidio del popolo palestinese attuato dai «Carri di Gedeone» di Israele continua.

«Il mondo, frastornato e ferito da guerre, violenza e ingiustizia, ha urgente necessità di ascoltare e vedere incarnarsi la promessa evangelica di una pace vera e duratura» dice il 22 in inglese alle Pontificie Opere missionarie: «La Chiesa è chiamata ad abbattere i confini dettati da parrocchie, diocesi e nazioni». Chiede ai direttori nazionali di «ribadire l’importanza delle missioni, di coltivare e promuovere la visione della Chiesa come comunione di credenti, vivificata dallo Spirito Santo. In Cristo siamo la famiglia di Dio». Nel «Regina coeli» del 25 esprime vicinanza alle zone piagate dai conflitti, in primis Gaza e Ucraina: «La nostra preghiera abbraccia tutti i popoli che soffrono a causa della guerra; invochiamo coraggio e perseveranza per quanti sono impegnati nel dialogo e nella ricerca della pace». Ricorda la «Giornata per la Chiesa in Cina» istituita da Benedetto XVI nel 2007 nella festa di Maria Ausiliatrice e richiama il decennale dell’enciclica bergogliana «Laudato si’» (24 maggio 2015) che «insegna ad ascoltare il duplice grido della Terra e dei poveri».

Presa di possesso delle basiliche papali – San Paolo fuori le mura: grazia, fede, giustizia sono i tre pilastri dell’annuncio paolino. La sua vocazione nasce dall’incontro con Cristo «quando Paolo era lontano dal Vangelo e perseguitava la Chiesa. La conversione lo accomuna a Sant’Agostino, che dice: “Cosa potremo scegliere, se prima non siamo stati scelti? Se non siamo stati prima amati, non possiamo nemmeno amare”. La sua conversione fu l’alba di una scelta». San Giovanni in Laterano (25 maggio) – Nel governo della Chiesa «per quanto mi è possibile, mi metto in ascolto di tutti, per apprendere e decidere insieme». Dalla «Cathedra romana» della «Mater omnium Ecclesiarum» ripete le parole del predecessore, beato Giovanni Paolo I: «Posso assicurarvi che vi amo, che desidero solo entrare al vostro servizio e mettere a disposizione di tutti le mie povere forze, quel poco che ho e che sono». Elogia la diocesi di Roma per l’impegno profuso nell’accoglienza e cura dei pellegrini. Chiede di aiutarlo a realizzare le parole di Sant’Agostino: «Cristiano con voi e vescovo per voi». A Santa Maria Maggiore venera l’icona mariana «Salus populi romani» e prega alla tomba di Papa Francesco.

Pier Giuseppe Accornero

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