Papa Francesco, gli esercizi spirituali con la Curia Romana

Dal 18 al 23 febbraio – Papa Francesco e la Curia Romana partecipano agli esercizi spirituali. In questa settimana sono sospesi tutti gli impegni del Santo Padre, compresa l’udienza generale di mercoledì 21 febbraio. Si tratta di una prassi consolidata, iniziata da Paolo VI: nel 1964 fissò nella prima settimana di Quaresima, anche per i membri della Curia, il ritiro spirituale

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Papa Francesco

Questa settimana, da domenica pomeriggio a venerdì 23 febbraio, sono sospesi tutti gli impegni del Pontefice, compresa l’udienza generale di mercoledì 21 perché  Francesco e la Curia Romana fanno gli esercizi spirituali. Si tratta di una prassi consolidata, iniziata da Paolo VI: nel 1964 fissò nella prima settimana di Quaresima, anche per i membri della Curia, il ritiro spirituale. La tradizione degli esercizi nello stile di sant’Ignazio di Loyola è molto più antica: la decise, non in Quaresima ma in Avvento, Pio XI. Tra i predicatori anche due futuri Papi; due arcivescovi di Torino; un torinese vescovo di Casale Monferrato; un vescovo di Novara poi cardinale; un novarese cardinale vicario di Roma; un gesuita torinese poi cardinale arcivescovo di Milano; un benedettino piemontese poi arcivescovo di Bari; un rettor maggiore dei Salesiani. Poi vescovi e cardinali, molti gesuiti e religiosi, maestri di spirito e «profeti di strada», moralisti e biblisti, teologi e docenti.

PIO XI (1922-1939) – Nell’enciclica «Summorum Pontificum» (25 luglio 1922) proclama sant’Ignazio di Loyola «patrono degli esercizi spirituali» e nell’enciclica «Mens nostra» (29 dicembre 1929) comunica la decisione di avere in Vaticano un corso annuale di esercizi nella prima settimana di Avvento. Dal 1925 al 1938 i predicatori sono molti gesuiti, qualche vescovo e religioso.

PIO XII (1939-1958) – I predicatori sono tutti gesuiti e a uno che si dilunga troppo rivolge «un amabile richiamo perché non fosse compromessa l’efficacia del discorso»: un modo elegante per dire che la faceva troppo lunga. Nel 1942 padre Paolo Dezza, teologo e rettore dell’Università Gregoriana, futuro delegato pontificio per la Compagnia di Gesù, che ritorna nel 1967. Non ci sono nel 1950 per non interrompere gli incontri del Papa con i pellegrini nell’Anno Santo, in compenso se ne svolgono due nel 1951

GIOVANNI XXIII (1958-1963) – Dopo quelli del 1958, quelli del 1959 sono predicati dal torinese vescovo di Casale mons. Giuseppe Angrisani. Annota Papa Giovanni nel «Giornale dell’anima»: «Predicatore riuscito di generale ed edificante impressione. Ispirazione ignaziana; fondo generale delle meditazioni e istruzioni la Sacra Scrittura, Vangelo, San Paolo e San Giovanni. Sempli­ce, trasparente, incoraggiante. Purtroppo la mia applicazione personale fu ancora alquanto distratta dalle circostanze». Gli altri sono nel 1960 e nel 1961. Nel settembre 1962 esercizi nella Torre San Giovanni in preparazione al Concilio Vaticano II e il 23 settembre si diffonde la notizia del cancro che lo colpisce e che lo porta alla morte il 3 giugno 1963.

PAOLO VI (1963-1978) – Li trasferisce all’inizio della Quaresima e sceglie personaggi di spessore: 1964 Bernhard Häring, redentorista tedesco «padre della teologia morale conciliare»; 1965 Ambroise-Marie Carré, domenicano francese predicatore di Nôtre-Dame di Parigi; 1970 domenicano Jacques Loew, «pastore degli scaricatori» del porto di Marsiglia, primo prete operaio di Francia; 1971 l’italiano don Divo Barsotti, maestro di spirito; 1973 lo spagnolo Antonio Maria Javierre Ortas, rettore dell’Università Salesiana e poi cardinale; 1974 l’argentino Eduardo Pironio, vescovo di Mar del Plata e poi cardinale, oggi beato; 1975 Anastasio Alberto Ballestrero, arcivescovo di Bari e nel 1977-89 cardinale arcivescovo di Torino; 1976 il polacco Karol Wojtyla, cardinale arcivescovo di Cracovia, futuro Giovanni Paolo II; 1977 padre Mariano (Andrea) Magrassi, benedettino piemontese e successore di Ballestrero come arcivescovo di Bari; 1978 il gesuita torinese Carlo Maria Martini, rettore del Biblico e poi cardinale arcivescovo di Milano.

GIOVANNI PAOLO II (1978-2005) – Predicatori più internazionali: 1980 il vescovo brasiliano Lucas Moreira Neves, poi cardinale arcivescovo di San Paolo, poi prefetto della Congregazione dei vescovi; 1982 il gesuita francese e biblista Stanislas Lyonnet; 1983 il tedesco Joseph Ratzinger, cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, poi Benedetto XVI; 1984 l’africano Alexandre do Nascimento cardinale arcivescovo di Lubango in Angola; 1986 l’italiano don Egidio Viganò, rettor maggiore dei Salesiani; 1987 l’olandese Peter-Hans Kolvenbach, preposito generale dei Gesuiti; 1989 il milanese Giacomo Biffi, cardinale arcivescovo di Bologna; 1991 il cardinale emiliano Ersilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna; 1992 il cardinale novarese Ugo Poletti, vicario emerito di Roma; 1994 il milanese Giovanni Saldarini, cardinale arcivescovo di Torino; 1996 l’austriaco Christoph Schönborn, cardinale arcivescovo di Vienna; 1997 il francese Roger Etchegaray, cardinale presidente del Pontificio Consiglio giustizia e pace; 2000 il  vietnamita François-Xavier Nguyên van Thuân, cardinale presidente Giustizia e pace, prossimo beato per le persecuzioni patite; 2004 il napoletano don Bruno Forte, preside della Facoltà teologica meridionale, poi arcivescovo di Chieti; 2005 il milanese Renato Corti, vescovo di Novara, poi cardinale.

BENEDETTO XVI (2005-2013) – In genere sceglie cardinali: 2006 Marco Cé, patriarca emerito di Venezia; 2007 bis di Giacomo Biffi; 2008 il gesuita francese Albert Vanhoye, biblista, poi cardinale; 2009 il nigeriano Francis Arinze, cardinale prefetto della Congregazione per il culto divino; 2010 il bellunese Enrico dal Covolo, patrologo salesiano poi vescovo e rettore della Lateranense; 2011 il francese François-Marie Léthel, carmelitano segretario della Pontificia Accademia di Teologia; 2012 il congolese Laurent Monsengwo Pasinya, cardinale arcivescovo di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo); 2013 il milanese Gianfranco Ravasi, cardinale presidente del Pontificio Consiglio per la cultura.

Gli esercizi si svolgono in Vaticano, prima nella Cappella Matilde e poi nella Cappella Redemptoris Mater: il Papa assiste da un piccolo oratorio, con la porta aperta, non visto dai partecipanti per discrezione reciproca. Al termine entra nella cappella e ringrazia il predicatore.

FRANCESCO (DAL 2013) – Gli esercizi si svolgono nella «Casa Divin Maestro» di Ariccia, sul lago di Albano, voluta dal beato Giacomo Alberione: 2014 il pugliese don Angelo De Donatis, parroco, poi vescovo ausiliare di Roma e ora cardinale vicario di Roma; 2015 e 2016 il friulano Ermes Ronchi, religioso dei Servi di Maria; 2017 l’umbro Giulio Michelini, biblista francescano; 2018 il portoghese don José Tolentino Mendoça, teologo e poeta, poi cardinale; 2019 l’italiano dom Bernardo Gianni, benedettino olivetano, abate di San Miniato al Monte (Firenze); 2020 il gesuita e biblista Pietro Bovati: non vi partecipò Papa Bergoglio per indisposizione. Ai tempi del Covid, Francesco e i collaboratori non sono andati ad Ariccia ma il Pontefice ha esortato gli esercizi personali.

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