Gli sbarchi che interrogano l’Europa

Report – Aumenta il numero di persone in fuga dal proprio Paese a causa di guerre e calamità naturali e aumenta il numero di morti tra quanti migrano. È l’estrema sintesi della sesta edizione de «Il diritto d’asilo», il report sul 2022 curato dalla Fondazione Migrantes che a Torino è stato presentato lo scorso 31 marzo

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Aumenta il numero di persone in fuga dal proprio Paese a causa di guerre e calamità naturali e aumenta il numero di morti tra quanti migrano. È l’estrema sintesi della sesta edizione de «Il diritto d’asilo», il report sul 2022 curato dalla Fondazione Migrantes che a Torino è stato presentato lo scorso 31 marzo da Mariacristina Molfetta, ricercatrice della Fondazione Migrantes e curatrice del volume, Yagoub Kibeida dell’Unione nazionale italiana per rifugiati ed esuli e l’avvocato Livio Neri, entrambi collaboratori del rapporto, introdotti da Sergio Durando, direttore della Pastorale Migranti torinese.

Un Rapporto che evidenzia le conseguenze del conflitto in Ucraina dal punto di vista dei numeri, ma che proprio alla luce di tali cifre fa emergere uno degli aspetti su cui anche la presentazione torinese ha richiamato l’attenzione: il rischio di discriminare tra i profughi ucraini e quanti fuggono da paesi diversi e la contraddizione fra la disponibilità manifestata ad accogliere i primi e la costruzione di nuovi muri (19 quelli che delimitano tratti di confine esterni ma anche interni alla «zona Schengen», tutti erette negli ultimi 20 anni) per respingere gli altri. Si colgono «un’Unione europea e un’Italia ‘sdoppiate’», ha ribadito Molfetta, «solidali con gli ucraini e discriminanti e in violazione dei diritti umani e delle convenzioni internazionali con altri. Per qualcuno le frontiere sono aperte, mentre per altri non lo sono nemmeno i porti dopo un naufragio. A essere a rischio è lo stesso diritto d’asilo e persino lo stato di salute delle nostre democrazie».

Alla metà del 2022 le persone in situazione di sradicamento forzato a livello globale (rifugiati, sfollati e richiedenti asilo) hanno raggiunto una cifra senza precedenti: 103 milioni. Il dato equivale a un abitante del mondo su 77, più del doppio di 10 anni fa (un abitante su 167). Alla fine dell’anno gli «sfollati ambientali» erano 5,9 milioni. Il report distingue cinque «grandi cause»: le guerre che hanno fatto registrare una spesa militare mondiale, che per la prima volta ha superato la soglia di 2 mila miliardi di dollari; persecuzioni; disuguaglianze e povertà; fame, sete e cambiamento climatico; tratta e schiavitù. Le situazioni ormai di «sradicamento protratto» riguardano quasi 15 milioni e 900 mila persone nel mondo, 200 mila in più rispetto al 2020.

A fine ottobre 2022 la stima per difetto dei rifugiati e migranti morti e dispersi nel Mediterraneo è risultata poco inferiore alle 1.800 unità. Ancora una volta a pagare il tributo più pesante è chi tenta la traversata del Mediterraneo centrale, sulla rotta che porta verso l’Italia e Malta, dove si sono contati 1.295 morti e dispersi, contro i 172 del settore occidentale e i 295 di quello orientale. «In quest’ultimo», proseguono, «alcuni gravi incidenti negli ultimi mesi hanno già portato il valore provvisorio del ’22 quasi al triplo di quello totale del 2021 («solo» 111 fra morti e dispersi). Nel 2021 un aumento considerevole di morti e dispersi si è registrato anche sulla rotta dell’Atlantico occidentale verso le Canarie: dalle 877 vittime stimate nel ’20 alle 1.126 del ’21 (+ 28%). Negli ultimi tre anni, per morti e dispersi, la rotta verso l’arcipelago spagnolo si è rivelata più pericolosa anche di quella del Mediterraneo centrale per numero di morti dispersi in rapporto agli arrivi: una vittima ogni 20-30 migranti sbarcati. Il 2021 vanta anche il “record” del numero di migranti e rifugiati intercettati dalla «Guardia costiera» libica: 32.400 persone contro le 11.900 del 2020.

Secondo il rapporto, i rifugiati presenti in Europa sono soprattutto ucraini (4 milioni, di cui circa 150 mila in Italia), per i quali è stata attivata la «protezione temporanea», una categoria che non era mai stata applicata in precedenza, né per i siriani nel 2015, né per gli afgani nel 2021, per l’opposizione soprattutto di quegli stessi paesi (Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica ceca) che hanno invece accolto il maggior numero di ucraini. Questo tipo di protezione dà la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno che consente di vivere e lavorare nel Paese ospitante da subito, senza le trafile e attese cui sono sottoposti i richiedenti asilo. «In Questura», ha commentato Yagoub Kibeida, «la differenza di trattamento tra un profugo ucraino e un profugo proveniente da un paese africano martoriato dalla guerra è abissale. Il primo è uno ‘special guest’, il secondo no e non solo perché il primo ha diritto alla protezione temporanea. C’è un razzismo di fondo nel messaggio politico e nella comunicazione di molti media: quando si tratta di rifugiati che vengono dall’Africa c’è chi parla di ‘invasione’, di pericolo di ‘sostituzione etnica’; tutte cose di cui nessuno ha parlato nel caso dei rifugiati ucraini».

Nel 2021 hanno chiesto asilo per la prima volta nel territorio dell’Unione europea circa 537 mila persone: 29% in più rispetto al 2020. E il primo semestre ’22 vede già 365 mila richiedenti, contro i 201 mila dello stesso periodo del ’21. La Siria (circa 99 mila richiedenti nel ’21) e l’Afghanistan (85 mila) sono ormai da anni le cittadinanze principali delle persone che cercano protezione nell’Ue. A seguire, nel 2021, Irak, Paki-stan, Turchia, Bangladesh, Venezuela, Somalia, Marocco e Colombia. Rispetto al 2020, il 2021 ha visto nel territorio dell’Unione europea un numero di decisioni in prima istanza sui richiedenti asilo di poco superiore (circa 524 mila contro 521 mila), ma una diminuzione di decisioni positive (202 mila contro 212 mila), registrando dunque un tasso di riconoscimento pari al 38,5%, contro il 40,7% dell’anno prima.

Sempre nel ’21 l’Ue ha garantito protezione a 274 mila richiedenti (riconoscimenti dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria o umanitaria fra prima istanza e istanza finale su ricorso). Ma anche questo dato complessivo è in calo rispetto ai due anni precedenti.

Un focus allarmante è quello che il rapporto offre sui minori non accompagnati (Msna): risultano 18.801 i minori stranieri non accompagnati «presenti e censiti» in Italia alla fine di settembre 2022, mentre erano 9.661 alla stessa data dell’anno scorso (+ 94%). Nel 2022 sono arrivati soprattutto dall’Ucraina (6 mila circa) e poi da Egitto (1.600), Afghanistan, Tunisia, Albania, Bangladesh, Pakistan, Kossovo. 12.776 i nuovi Msna segnalati in territorio italiano nel primo semestre 2022: 4.730 in accoglienza presso privati.

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