Gmg, il Papa: «tutti a Lisbona per un nuovo inizio dei giovani e dell’umanità»

Dal 2 al 6 agosto – «Tutti a Lisbona per un nuovo inizio dei giovani e dell’umanità» esorta Papa Francesco che si reca nella capitale portoghese – con un’intensa tappa a Fátima – per la XXXVII Giornata Mondiale della Gioventù

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«Tutti a Lisbona per un nuovo inizio dei giovani e dell’umanità» esorta Papa Francesco che il 2-6 agosto 2023 è nella capitale lusitana – con un’intensa puntata a Fátima – per la XXXVII Giornata mondiale della Gioventù: invita i giovani a imparare dalla «fretta buona» di Maria per andare incontro alle necessità e ai bisogni dei fratelli; la «fretta cattiva» invece ferma i giovani immobili davanti allo specchio a contemplare la loro immagine, o, peggio ancora, «intrappolati» nelle reti, dediti tutto il giorno a smanettare sul cellulare. Si ispira alla frase dell’evangelista Luca «Maria si alzò e andò in fretta» (1,39). I giovani non possono risolvere tutti i problemi ma possono iniziare «da quelli di chi vi sta più vicino, come Madre Teresa di Calcutta».

Bergoglio indica una rotta: «Davanti a un bisogno concreto e urgente, bisogna agire in fretta. Quante persone nel mondo attendono una visita di qualcuno che si prenda cura di loro! Quanti anziani, malati, carcerati, rifugiati hanno bisogno del nostro sguardo compassionevole, della nostra visita, di un fratello o una sorella che oltrepassi le barriere dell’indifferenza». Quali frette vi muovono, cari giovani? si chiede. E indica «Maria esempio di giovane che non perde tempo a cercare l’attenzione o il consenso degli altri – come accade dipendiamo dai “mi piace” sui social media – ma si muove per cercare la connessione più genuina, dall’incontro, dalla condivisione, dall’amore e dal servizio». C’è «la fretta buona che ci spinge sempre verso l’alto e verso l’altro» e c’è «la fretta non buona, come che ci porta a vivere superficialmente, a prendere tutto alla leggera, senza impegno né attenzione, senza partecipare alle cose che facciamo; la fretta di quando viviamo, studiamo, lavoriamo, frequentiamo gli altri senza metterci la testa e tanto meno il cuore».

Le giornate portoghesi si ispirano a dialogo, preghiera e incontro con giovani, malati, universitari, impegnati nel sociale e consacrati. Giovedì 3 agosto cerimonia di accoglienza; venerdì 4 Via Crucis; sabato 5 veglia con adorazione eucaristica; sabato 6 Messa e incontro con i volontari. Si aggiungono altri incontri: seminaristi, consacrati e consacrate, universitari, membri di «Scholas Occurrentes». Fra i 13 «patroni» della GMG ci sono vari subalpini: San Giovanni Bosco; beati Pier Giorgio Frassati e Chiara «Luce» Badano; l’adolescente lombardo beato Carlo Acutis e l’«inventore» della Giornata San Giovanni Paolo II.

A Fatima per implorare pace in Ucraina e nel mondo – Francesco vuole pregare in modo speciale Maria per la fine della guerra nel cuore dell’Europa e di tutte le guerre. A Fátima nel maggio 1917 tre pastorelli – due già santi, la terza sulla via degli altari – ricevettero un messaggio da Maria che riguardava il futuro dell’umanità. Raggiungerà il santuario in elicottero sabato 5 agosto. Francesco si è già recato nel centenario delle apparizioni (1917-2017) per la canonizzazione dei due veggenti Francesco e Giacinta Marto (13 maggio 2017). Quello del Vescovo di Roma è un gesto che si può collegare a un altro, poco più di un mese dopo lo scoppio della guerra con l’invasione russa dell’Ucraina: la consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria in San Pietro il 25 marzo 2022. La consacrazione della Russia venne richiesta dall’apparizione nel messaggio ai pastorelli di Fatima. Francesco pregò così: «Abbiamo smarrito la via della pace. Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi dalle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani. Stella del mare, non lasciarci naufragare nella tempesta della guerra; liberaci dalla guerra; preserva il mondo dalla minaccia nucleare».

Le apparizioni sono legate ai Papi del Novecento. Benedetto XV, nell’infuriare della Grande Guerra, il 5 maggio 1917 decide di aggiungere alle litanie lauretane l’invocazione «Regina della pace, prega per noi», e il 13 maggio, la prima apparizione della Madonna di Fatima. Un evento che si verifica nello stesso giorno in cui nella Cappella Sistina Benedetto XV consacra vescovo Eugenio Pacelli, futuro Pontefice. Pio XII, il 31 ottobre 1942, consacra al Cuore Immacolato di Maria «i popoli separati per l’errore o per la discordia». Paolo VI, nel maggio 1967, è il primo Papa pellegrino a Fátima – in un Portogallo che vive sotto il regime del dittatore fascista António de Oliveira Salazar – per il 50° delle apparizioni: «Uomini, non pensate a progetti di distruzione e di morte, di rivoluzione; pensate a progetti di comune conforto e di solidale collaborazione». Descrive la gravità della situazione: da una parte «il grande arsenale di armi terribilmente mortali»; dall’altra lo stato di povertà e di indigenza di «gran parte dell’umanità».

Il sangue di Giovanni Paolo II e il messaggio di Benedetto XVI – Il 13 maggio 1981 alle 17.17 in piazza San Pietro Papa Wojtyla è gravemente ferito dal terrorista turco Alì Agca: arriva quasi dissanguato e in punto di morte al «Policlinico Gemelli» e considera miracolosa la sua sopravvivenza. Nel 2000 rende nota la terza parte del segreto di Fatima che descrive il «vescovo vestito di bianco» che attraversa una città in rovina e viene ucciso. Wojtyla visita tre volte il santuario: 1982, 1991 e nel 2000. Benedetto XVI nella visita in Portogallo del 2010, si reca a Fatima: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa». Sull’aereo parla degli abusi: «Quanto alle novità che possiamo scoprire nel messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono dall’interno della Chiesa. Lo vediamo in modo terrificante: la più grande persecuzione non viene dai nemici fuori ma dal peccato nella Chiesa».

Pier Giuseppe Accornero

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