Grave regresso della Francia sull’aborto

Doppia fumata nera, per la vita nascente in Francia e per la vita “calante” in Emilia-Romagna. Il 4 marzo, nel castello di Versailles, le Camere in seduta congiunta decidono di fare entrare nella Costituzione la «libertà garantita» all’interruzione di gravidanza. In Emilia-Romagna diventa possibile ottenere il suicidio medicalmente assistito, ossia la procedura di auto somministrazione di un farmaco letale, entro 42 giorni dalla richiesta

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Doppia fumata nera, per la vita «nascente» in Francia; per la vita «calante» in Emilia-Romagna. Da Parigi e da Bologna la vita umana esce sconfitta e devastata.

Il 4 marzo 2024, alla vigilia della festa della donna, nel castello di Versailles, le Camere in seduta congiunta (925 deputati e senatori) decidono di fare entrare nella Costituzione la «libertà garantita» all’interruzione di gravidanza. «Siamo all’avanguardia» sottolinea Yaël Braun-Pivet, presidente dell’Assemblée nationale. Un progetto fortemente sponsorizzato dal presidente Emmanuel Macron e approvato anche dal partito destrorso di Marine Le Pen. Fra i contrari alcuni repubblicani, per i quali la Costituzione «non è un catalogo di diritti sociali». La Francia inserisce l’aborto nella Costituzione e la Pontificia Accademia per la vita ribadisce: «Non esiste diritto a sopprimere la vita nascente», mentre «Liberation» «le donne vincono in Parlamento» e «La Stampa» parla di «invasione vaticana».

I vescovi francesi esprimono «tristezza e rammarico»: «L’aborto è un attentato alla vita nel suo inizio e non può essere visto esclusivamente nella prospettiva dei diritti delle donne». Rivolgono il pensiero a coloro, «in particolare alle donne in difficoltà», che prendono in considerazione la drammatica eventualità di ricorrere all’aborto. Il dibattito non ha menzionato «le misure di sostegno per coloro che vorrebbero tenere il figlio». Continuano i vescovi: «Poiché vengono alla luce numerose forme di violenza contro le donne e i bambini la Costituzione avrebbe fatto bene a mettere al centro la protezione delle donne e dei bambini». lL’episcopato sarà attento «al rispetto della libertà dei genitori che decidono, anche in situazioni difficili, di tenere il figlio, e della libertà di coscienza dei medici e del personale sanitario».

«Un sussulto di fede, di carità e speranza» chiese Papa Francesco il 22-23 settembre 2023 ai 50 mila fedeli del Vélodrome di Marsiglia. Esortò la Francia e l’Europa alla vita, all’accoglienza, alla fraternità. Invitò tutti ad alzare lo sguardo al Cielo, fiduciosi nel Signore «che agisce nella storia, compie meraviglie ed è all’opera anche nelle nostre società segnate dal secolarismo mondano». Un messaggio forte di speranza, luce e impegno. Nell’Europa ferita dalla guerra, insidiata dalle spinte sovraniste, populiste e destrorse, da strategie economiche che allontanano la visione dei padri fondatori – Konrad Adenauer Alcide De Gasperi, Robert Schuman – è decisivo lo slancio di verità, richiamato dal successore di Pietro.

«L’aborto è un omicidio» disse Francesco ai giornalisti sul volo di ritorno dalla Slovacchia nel settembre di tre anni fa. Allora come è possibile accostare nella Costituzione di uno Stato il diritto che tutela la persona a quello che ne sancisce la morte? È giusto uccidere una vita umana per risolvere un problema? È giusto assumere un sicario per uccidere una vita umana?». Una società non si misura per i suoi divieti, ma per la sua capacità di amare: «La libertà cresce con l’amore che vediamo in Cristo: questo è l’amore veramente libero e liberante». I vescovi riaffermano: «Ogni vita è un dono fragile e prezioso, infinitamente degno, da accogliere e servire dall’inizio alla fine naturale». L’umanità condanna ogni teoria eugenetica, eppure si manipolano e si selezionano gli embrioni come fossero materiali e non persone. I Centri di aiuto alla vita salvano tanti neonati, ne salverebbero molti di più, se le donne fossero sostenute sul fronte economico, legale, psicologico, nel momento drammatico in cui l’aborto sembra l’unica soluzione.

In Emilia-Romagna è possibile ottenere il suicidio medicalmente assistito, ossia la procedura di auto somministrazione di un farmaco letale, entro 42 giorni dalla presentazione della richiesta. La Regione Emilia-Romagna – a maggioranza e  conduzione Pd – informa che le strutture del Servizio sanitario pubblico regionale debbono applicare la sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale sul fine vita, per garantire al malato il diritto di ricorrere al suicidio assistito nel rigoroso rispetto dei casi indicati dall’Alta Corte. Per i vescovi la posizione dell’Emilia-Romagna «sconcerta quanti riconoscono l’assoluto valore della persona umana e della comunità civile» e intendono «offrire un contributo, sulla base della condivisa dignità della persona e del valore della vita umana, rivolgendoci non solo ai credenti ma a tutte le donne e gli uomini esprimendo il più netto rifiuto a questa scelta di eutanasia».

«Procurare la morte, in forma diretta o tramite il suicidio assistito, contrasta radicalmente con il valore della persona, con le finalità dello Stato e con la professione medica. Nella vecchiaia e nella malattia la società è chiamata a esprimersi al meglio, nel curare, nel sostenere le famiglie, nell’operare scelte che salvaguardino le persone fragili e indifese e nell’attuare quanto già è normato circa le cure palliative. Un impegno che qualifica come giusta e democratica la società».

Pier Giuseppe Accornero

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