Guarino Guarini, i 400 anni del grande architetto

Nato il 17 gennaio 1624 – Nel «Paradiso degli artisti» l’architetto e abate teatino Guarino Guarini, nato 400 anni fa, avrà sorriso soddisfatto: dopo 27 anni è definitivamente terminato, anche degli annessi, il restauro del suo capolavoro più splendido, la Cappella della Sindone, andata a fuoco in una notte dell’aprile 1997

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Altare del Bertola nella Cappella della Sindone (foto Renzo Bussio - La Voce e il Tempo)

Nel «Paradiso degli artisti» l’architetto e abate teatino Guarino Guarini, nato 400 anni fa, avrà sorriso soddisfatto: dopo 27 anni è definitivamente terminato, anche degli annessi, il restauro del suo capolavoro più splendido, la cappella della Sindone, andata a fuoco in una notte dell’aprile 1997.

FUOCO, MALEDETTO FUOCO. CAPPELLA DEVASTATA – In vista del Grande Giubileo 2000, sono programmate due ostensioni della Sindone – 18 aprile-14 giugno 1998 e 12 agosto-22 ottobre 2000 – anche per il 500° della Cattedrale. Per quattro anni il centro città si trasforma in un grande cantiere. Sono agli sgoccioli i lavori di restauro della Cappella, della Cattedrale, di Palazzo Reale quando venerdì notte 11 aprile 1997 le fiamme colpiscono i tre monumenti. Il rogo parte da una lampada o un fornelletto lasciato acceso e si estende alle 120 tonnellate di legname del ponteggio. L’apertura delle porte del Duomo, l’esplosione della vetrata tra Cattedrale e Cappella e delle vetrate della cupola e il vento forte di quella notte causano «l’effetto camino». La micidiale miscela di fuoco e acqua provoca uno «choc termico» e una calcificazione profonda. La Cappella riporta lesioni diffuse e devastanti. Un cumulo di rovine. Il restauro è complesso, ciclopico, certosino.

IL DUOMO, CAPOLAVORO CINQUECENTESCO – Il 22 luglio 1491 Bianca del Monferrato, vedova di Carlo I di Savoia, pone la prima pietra del nuovo Duomo e offre un obolo di dieci fiorini ma il munifico mecenate è il cardinale Domenico Della Rovere. Unico esempio rinascimentale della città, sorge sulle fondamenta delle tre chiese preesistenti ed è ispirato al progettista Amedeo de Francisco da Settignano, detto Meo del Caprino (o Caprina), da celebri monumenti fiorentini: la facciata di Santa Maria Novella e la cupola di Santa Maria in Fiore. Consacrato il 21 settembre 1505, il Duomo è relativamente piccolo ma sufficiente per i 5000 abitanti di allora. Nel 1578 il duca Emanuele Filiberto trasferisce la Sindone da Chambéry a Torino. Per ospitarla i Savoia vogliono una degna costruzione tra Duomo e Palazzo Reale.

CAPPELLA ARDITA E LEGGIADRA DEL SOMMO GUARINI – Il 9 settembre 1578 la Sindone è accolta a Torino nel castello di Lucento dall’arcivescovo Gerolamo della Rovere ed è trasferita in piazza Castello nell’antica cappella ducale di San Lorenzo, da non confondere con l’omonima basilica. Il 7 ottobre Carlo Borromeo inizia il pellegrinaggio a piedi da Milano a Torino, sotto la pioggia e fra austere penitenze. La Sindone è trasferita in Cattedrale ed è mostrata alla folla in piazza Castello. Per alcuni anni trova sistemazioni diverse. Sono tempi di straordinario fervore. I Savoia ingaggiano i migliori architetti e artisti che trasformano la cittadina di provincia, divenuta capitale del ducato nel 1563, nella fascinosa capitale del barocco piemontese. Alla Cappella della Sindone si cimenta l’abate-architetto Guarini, preposito generale dei Teatini: la Cappella è un capolavoro assoluto.

GENIALE E RIGOROSO, MOLTO ATTIVO A TORINO – Camillo Guarino Guarini nasce a Modena il 17 gennaio 1624. Architetto e teorico dell’architettura, filosofo, matematico e fisico, entra nei Chierici regolari Teatini: novizio a Roma, studia l’architettura barocca e le opere del Francesco Borromini. Sacerdote dal 1648, insegna filosofia a Modena: esiliato dagli Estensi, viaggia in Spagna, Portogallo, Parigi, Messina. Nella capitale francese insegna teologia. Abbandona Parigi e il 4 novembre 1666 giunge a Torino. Dirige i lavori di rinnovamento di San Lorenzo in piazza Castello: pianta centrale ottagonale, lati convessi, presbiterio ellittico, cupola a costoloni che si intrecciano e formano l’ottagono sul quale poggia la lanterna. Nel 1668 i Savoia gli concedono la patente di «ingegnere per la fabbrica della Cappella del Sudario con tutti gli onori e con lo stipendio di lire mille d’argento a soldi venti cadaun anno».Ristruttura il castello di Racconigi e redige numerosi progetti: San Filippo Neri a pianta longitudinale, con tre cupole in fila sopra la navata; Collegio dei nobili; i Palazzi dell’Accademia delle Scienze, Carignano, Graneris e Provana, la facciata di Palazzo Madama. La Cappella, tra l’abside del Duomo e il Palazzo Reale, è sintesi dei poteri statale ed ecclesiastico. Spiegano gli esperti: «Edifica una cupola di altezza considerevole resa leggiadra dagli ampi finestroni, una nuda struttura protesa verso l’alto in un crescendo sempre più fitto di segmenti curvilinei lanciati nello spazio in un continuo sovrapporsi di archetti decrescenti. La luce è diffusa da sei finestroni che si alternano a nicchie convesse. Alla sommità si apre in una stella a dodici punte, da cui si intravede una raffigurazione dello Spirito Santo e che esalta “il miracolo della luce” e della geometria. Dalla sottostante Cattedrale alla sopraelevata Cappella salgono due scale a gradini ricurvi, che si concludono in vestiboli circolari».

LA CELEBRE FACCIATA DI PALAZZO CARIGNANO – Per gli studiosi è l’opera civile guariniana più importante: il cantiere è avviato nell’agosto 1679 e portato a compimento dopo la morte di Guarini. Dal 1679 sovrintende la costruzione della chiesa di San Filippo Neri: progetta uno spazio sacro a pianta longitudinale, con tre cupole in fila sopra la navata principale. Nel 1680 è nominato «teologo della casa di Emanuele Filiberto» con una retribuzione annua di 400 lire: i Savoia saldano il debito di gratitudine per la sua decennale attività. Muore in circostanze non definite a Milano il 6 marzo 1683. Anche se la Cappella non ospita la Sindone – collocata definitivamente in una teca supertecnologica sotto il palco reale nella navata di sinistra del Duomo – l’arcivescovo Roberto Repole intende restituire sacralità alla Cappella, che è una stupenda opera d’arte ma anche luogo di preghiera e di contato con Dio.

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