Haiti nel vortice nella violenza

Colloquio – Padre Massimo Miraglio, camilliano, racconta il dramma del Paese caraibico: “Haiti è in mano alle gang criminali, migliaia gli sfollati”. È crisi umanitaria. Caritas Italiana a fianco della popolazione, i padri camilliani con coraggio offrono cure

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Foto Sir

Il biglietto per Haiti riporta la data del prossimo 24 marzo, ma la situazione nel Paese è precipitata al punto che tutti i voli sono stati cancellati e padre Massimo Miraglio, camilliano, tornato in Piemonte, dove è nato, poco prima di Natale per incontrare i famigliari, rinnovare il permesso di soggiorno e per alcune cure sanitarie, non sa quando potrà tornare alla sua comunità di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Purcine, dove dall’agosto scorso è parroco.

Padre Miraglio vive la sua missione ad Haiti dal 1995, ma in tanti anni di servizio nel Paese colpito frequentemente da catastrofi naturali e sempre più in balia di gang criminali, non aveva mai assistito a una simile escalation di violenza. «All’inizio di marzo», spiega, «le gang approfittando di un viaggio all’estero del Primo ministro hanno sferrato un’offensiva fortissima, attaccando in più punti della capitale con scontri violenti con la polizia e attaccando anche la popolazione. Gang che già controllavano la maggior parte del territorio della capitale si sono alleate e federate per portare un colpo mortale allo Stato. Colpo che sta causando la sofferenza di migliaia e migliaia di persone. Sono state attaccate diverse istituzioni, il porto, l’aeroporto, i ministeri, l’università, le scuole, la prigione (4 mila i detenuti fuggiti che si sono uniti alle gang), gli ospedali sono stati saccheggiati, vandalizzati, bruciati. L’Ospedale di Stato (l’unico importante e grande di Port-au-Prince) è chiuso; l’ospedale della diocesi, il San Francois de Sale, è stato vandalizzato; nel nostro Ospedale San Camillo, che si trova all’uscita nord della capitale, malgrado le minacce e le difficoltà i padri continuano con coraggio il loro servizio».

Padre Massimo Miraglio, camilliano

Le gang hanno preso il potere ormai, ma lo Stato come sta reagendo? «La risposta dello Stato è stata inesistente, l’unica cosa che è stata fatta è stato istituire un coprifuoco e ciò dimostra quanto ancora una volta lo Stato sia incapace. Moltissimi gli scontri con i poliziotti, che iniziano disertare criticando la gerarchia incapace di gestire la crisi. Diversi commissariati di polizia sono stati assaltati e molti poliziotti hanno perso la vita. Questa situazione è difficile e la popolazione soffre: migliaia e migliaia gli sfollati, almeno 400 mila. In moti casi cercano rifugio presso istituzioni statali che sono state vandalizzate e bruciate. Non hanno casa e hanno perso tutto. È ormai crisi umanitaria, nella capitale manca tutto: acqua, cibo, carburante, luce. Sono impraticabili le uscite Nord e Sud, e tutti i collegamenti con il resto del Paese sono stati interrotti». Una crisi umanitaria che Caritas Haiti cerca di fronteggiare: si è organizzata la distribuzione di acqua potabile alle famiglie che accolgono sfollati nella zona dove si trovano gli uffici di Caritas Port-au-Prince e Caritas Haiti e si prevede una campagna di sensibilizzazione sull’igiene in tre parrocchie dei Comuni di Delmas e Pétion-Ville per identificare nuove famiglie ospitanti e sfollati interni. Si stanno lanciando diversi appelli alle agenzie umanitarie per evitare una crisi alimentare e sanitaria che potrebbe causare migliaia di morti (Caritas italiana da anni porta avanti il suo impegno a favore del popolo haitiano garantendo il suo sostegno a Caritas Haiti e per questo anche attraverso i canali di Caritas Torino chi volesse può contribuire agli aiuti indicando nelle causali «Crisi Haiti»).

Aiuti Caritas, sostegno alle congregazioni religiose che come i Camilliani continuano a sostenere la popolazione allo stremo, e la comunità internazionale? «Sul piano politico la Comunità degli Stati caraibici con l’appoggio degli Usa sta creando un Consiglio presidenziale di transizione, che non è ancora operativo e che dovrebbe sostituire il vecchio Primo ministro con il suo Governo e che avrebbe lo scopo – formato da 9 elementi in rappresentanza di tutte le alleanze di partito presenti in Haiti – di dare una nuova dirigenza politica al Paese e quindi di facilitare l’ingresso della forza di polizia internazionale guidata dal Kenya che dovrebbe riportare un minimo di pace e stabilità. Ma anche su questa forza di polizia i dubbi non sono pochi e a questa forza si oppongono i capi gang che vogliono assumere le redini del Paese e minacciano in caso contrario di far sprofondare il Paese in una guerra civile, di trasformare Haiti in un vero e proprio inferno. In molte ambasciate il personale è stato evacuato e anche le Ong hanno lasciato sul posto solo piccoli gruppi di persone. In queste situazioni ci sono ancora religiosi e religiose, sacerdoti, che cercano di svolgere il loro lavoro accanto ai malati e ai più poveri per assistere la popolazione e vorrei ricordare i miei confratelli a Port-au-Prince che malgrado le minacce continuano a tenere aperto l’Ospedale camilliano».

A fronte della situazione, il Consiglio episcopale dell’America latina e dei Caraibi (Celam), la Confederazione dei religiosi dell’America latina e dei Caraibi (Clar) e la Caritas dell’America latina hanno indetto una giornata di preghiera per lo Stato caraibico venerdì 22 marzo. La Conferenza episcopale di Haiti (Ceh) ha ripreso l’appello del Papa e ha aggiunto: «Incoraggiamo gli sforzi di tutti i settori e di tutte le forze attive della Nazione con l’obiettivo di trovare una soluzione alla crisi e ripristinare la pace e la sicurezza, fornendo al Paese un periodo transitorio inclusivo di governo. (…) La Ceh non ha incaricato nessuno di rappresentare la Chiesa cattolica all’interno del Consiglio presidenziale o di qualsiasi struttura governativa. Ci auguriamo tuttavia che i colloqui in corso portino a un vero accordo inclusivo e duraturo nell’interesse di tutto il popolo haitiano, che aspira alla pace. In attesa della costituzione degli organi istituzionali che dovranno portare a buon fine la transizione, invitiamo tutti gli haitiani a non alimentare la violenza, perché la violenza genera violenza, l’odio genera altro odio e la morte altri morti».

1 COMMENTO

  1. È spaventoso solo a leggere la situazione, angosciante immaginarla…e viverla!?
    Possiamo unirci alla preghiera dei rimasti sulla breccia.

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