Heraba, dalla Guinea a Druento per tostare il caffè

Eurocaf – Dopo un tirocinio lavorativo l’azienda ha deciso di investire sul giovane africano che arriva dalla Guinea e ha 22 anni. Dal 2017 vive nel Cas (Centro di accoglienza straordinaria) di Germagnano. È ancora in attesa di convocazione da parte delle commissioni che decidono del futuro dei rifugiati

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Heraba arriva dalla Guinea e ha 22 anni. Dal 2017 vive nel Cas (Centro di accoglienza straordinaria) di Germagnano. È ancora in attesa di convocazione da parte delle commissioni che decidono del futuro dei rifugiati.

Dallo scorso giugno lavora all’Eurocaf a Druento, un’azienda che, fondata a Torino nel 1959, conta oggi una decina di dipendenti e si occupa di torrefazione del caffè, distribuzione (due i marchi, Eurocaf e Tuberga) con esportazione in Italia e all’estero e di private label, (fabbricazione di prodotti per marchi terzi e per la distribuzione).

«Il proprietario cercava un ragazzo anche senza esperienza a cui poter dare fiducia. Cercava doti personali più che competenze. Heraba gli è piaciuto subito e abbiamo attivato tre mesi di tirocinio coperti dal nostro progetto» spiega Emanuela Fato referente Pal (Politiche attive lavoro) per la cooperativa «Dalla Stessa Parte» (Dsp) di Ciriè. «Heraba lavora alla produzione e confezionamento del caffè, cosa che non aveva mai fatto prima. Da subito si è mostrato ben disposto e si è messo in gioco».

Allo scadere dei tre mesi, l’azienda ha deciso di investire su di lui con altri nove mesi di tirocinio a proprie spese.

«Inizialmente» spiega l’amministratore della Eurocaf Angelo Tuberga «abbiamo fatto una prova col ragazzo, partendo da un rapporto di amicizia consolidata con Maurizio Rolando, amministratore di Dsp. Poi si è approfondito il discorso col tirocinio. L’idea è di tenerlo, lavoro permettendo. La cosa positiva e interessante è che gli altri dipendenti l’abbiano preso in grazia e che a turno lo accompagnino al pullman o a fare spesa. La scelta aziendale è stata confermata dalla convivenza. Non accade automaticamente: la convivenza lavorativa non è sempre così semplice. Lo dico alla luce del confronto con altre realtà dove i problemi non nascono tanto per motivi di razzismo quanto di relazione». Un’esperienza positiva quella di Haraba, nel panorama politico attuale che non favorisce l’accoglienza dei migranti né un clima di tolleranza: «In questi mesi di diffidenza crescente, di paura e di poca disponibilità a conoscere prima di giudicare» commenta la Fato «il dottor Tuberga e la sua azienda hanno deciso di fidarsi, di scommettere e di non chiudersi. Questo è stato premiato: hanno trovato un ragazzo volenteroso su cui investire e da far crescere e Heraba ha trovato un ambiente dove poter mostrare le sue capacità, apprenderne di nuove e riscattarsi dalle fatiche fatte per arrivare fin qui».

Anche la storia di Haraba mostra come coinvolgimento e percorsi individualizzati siano le chiavi di accesso a un buon tirocinio lavorativo e di conseguenza a una buona integrazione nel nostro tessuto sociale. Che è in sintesi la politica della cooperativa «Dalla Stessa Parte» che, con StranaIdea, gestisce il Cas di Germagnano oltreché lo Sprar di Ciriè.

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