La lotta al fascismo dei cattolici torinesi Pinardi e Frassati

Anni Venti del ‘900 – A Torino c’è un prete antifascista più con i fatti che a parole: Papa Pio XI lo definisce «santo». È Giovanni Battista Pinardi, vescovo-parroco della parrocchia San Secondo

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Mons. Giovanni Battista Pinardi

A Torino c’è un prete antifascista più con i fatti che a parole: Pio XI lo definisce «santo». È Giovanni Battista Pinardi, vescovo-parroco di San Secondo.

Nasce il 15 agosto 1880 al «Ciabot del luv, casolare del lupo» di Castagnole Piemonte (Torino) da una famiglia di agricoltori con sei figli (tre morti in tenera età). Studia dai Salesiani di Borgo San Martino (Alessandria) e in Seminario a Chieri. Soldato in Artiglieria e poi in Sanità, il 3 luglio 1902 Pinardi è dottore in Teologia e il 28 giugno 1903 è sacerdote con 51 compagni nella chiesa esterna dell’Arcivescovado. Convittore alla Consolata con don Allamano, viceparroco a Carignano, dal 15 dicembre 1912 è parroco di San Secondo. Il 24 gennaio 1916, nonostante tutte

le sue resistenze, è nominato vescovo ausiliare del cardinale arcivescovo Agostino Richelmy. Nella Grande Guerra si impegna per i soldati, le loro famiglie e i profughi. Il procuratore del re lo elogia «per l’opera pietosa, fattiva e patriottica prestata con utili iniziative nelle scuole, nelle istituzioni di beneficenza a favore dei profughi, orfani, prigionieri di guerra, nelle corrispondenze con i militari al fronte e nelle ricerche dei dispersi».

In parrocchia e in diocesi, Pinardi favorisce e stimola le iniziative sociali: Casa del popolo, Società per il clero bisognoso, Comitato per l’emigrazione, Casa delle Opere cattoliche, Mensa del povero, sindacati bianchi. Presiede il Comitato per le ostensioni della Sindone nel 1931 e nel 1933. Presidente del Segretariato della Buona Stampa, intende la buona stampa a tutto tondo: nascono la Libreria cattolica, i bollettini

parrocchiali, le biblioteche circolanti, le fiere del libro, la Crociata antiblasfema: «II giornale socialista arriva anche nei piccoli centri a dire la parola che avvelena i cuori, soffoca la fede, istilla l’odio e la concezione materialistica della vita. Occorre opporre giornale a giornale con tutti i mezzi a disposizione».

L’opposizione di Pinardi al fascismo non è partitica ma ideale e morale. Pastore mite e zelante, ripudia violenza, discriminazione, odio razziale. Nel 1921 don Luigi Sturzo e mons. Pinardi si conoscono e si apprezzano: hanno gli stessi ideali di libertà e verità. Quando è a Torino il segretario Ppi è ospite della parrocchia San Secondo per la notte e per la Messa. Si incontrano al congresso Ppi (12-14 aprile 1923) al «Teatro Scribe» in via Verdi a Torino. Il prete siciliano lo apre con un inno alla libertà e alla democrazia: applaudono i democratici, Mussolini lo bolla «discorso di un nemico», mons. Giovanni Battista Montini lo considera «di formidabile abilità dialettica». Costretto all’esilio e diretto a Londra, via Parigi, Sturzo trascorre l’ultima notte italiana (25 ottobre 1924) a Torino ospite dell’amico. Il 26 alle 5 e a porte chiuse celebra Messa. Pinardi lo accompagna a Porta Nuova e attende la partenza del treno per Parigi.

Quando Benito Mussolini visita Torino il 24-25 ottobre 1923 e nel 1932, il vescovo manifesta la sua quieta opposizione: non esce dalla canonica e suggerisce a Pier Giorgio Frassati il «coprifuoco» dei cattolici. Informa «Il Momento» (25 ottobre 1923): «L’autorità ecclesiastica è assente dalla visita di Mussolini perché in lutto per la morte dell’arcivescovo Richelmy (avvenuta il 10 agosto 1923): non può partecipare, come non partecipa, a funzioni, ricevimenti, solennità in sede vacante». I fascisti gliela giurano a Pinardi e ne scrivono il nome sul «libro nero». Luigi Federzoni, ministro degli Interni del governo fascista, sentenzia: «C’è quel mons. Pinardi a Torino, che da noia. Sarebbe bene farlo trasferire». Il questore il 20 febbraio 1930 ne esagera la funzione politica: «Su Pinardi si impernia il movimento clericale antifascista della provincia».

A Richelmy il 20 dicembre 1923 succede l’astigiano Giuseppe Gamba, vescovo di Novara. Trionfale l’ingresso in diocesi il 4 maggio 1924, festa della Sindone. Nelle foto si vedono Pier Giorgio, con il cappello dei «fucini» e i guanti bianchi, reggere il baldacchino e l’ausiliare Pinardi e il rettore della Consolata Giuseppe Allamano accanto a Gamba. Subito l’arcivescovo organizza nel capoluogo l’XI Settimana Sociale «L’autorità sociale nella dottrina cattolica» (14-19 settembre 1924).

Conciliante e fermo, disponibile e paterno, Gamba simpatizza con i Popolari e con l’«Appello ai liberi e forti» di Sturzo; è molto sensibile al mondo del lavoro e appoggia la creazione dell’Ufficio del lavoro dell’Azione Cattolica.

Il 31 dicembre 1924 esce un nuovo quotidiano cattolico, «Il Corriere», che l’episcopato subalpino vuole «cattolico, apostolico, indipendente». Subentra a «Il Momento» ormai su posizioni filo-fasciste, tanto che Pier Giorgio lo definisce «giornale lurido perché inganna il popolo, tra i girelli che si vendono al fascismo».

Pinardi dal pulpito stigmatizza l’orrenda «strage di Torino» del dicembre 1922; predica rispetto e libertà. Mussolini vuole sciogliere le associazioni non fasciste.

L’arcivescovo Gamba e l’ausiliare Pinardi protestano per la formazione data dall’Opera Nazionale Balilla «laica che si richiama ai miti della forza fisica, della violenza, della supremazia nazionale». Il Collegio parroci, presieduto da Pinardi, lamenta l’impossibilità di avvicinare i ragazzi nelle feste perché impegnati nelle adunate fasciste. Osserva lo storico Bartolo Gariglio: «Nel vivacissimo clima della Torino, Richelmy, di tendenze conservatrici, lancia ripetutati strali contro le forze socialiste e comuniste, ben radicate nel tessuto cittadino; guarda con diffidenza al Ppi in mano alla sinistra; mostra propensione per i blocchi d’ordine. Pinardi rivela autonomia di posizioni; è punto di riferimento per il clero progressista; valuta positivamente le novità introdotte dal Ppi; è favorevole ai sindacati bianchi e all’Unione del lavoro, a cui fa giungere consigli e aiuti nel duro scontro con il fascismo. Come direttore dell’Azione Cattolica e presidente della Buona Stampa, ha una funzione di primissimo piano nella nascita de “Il Corriere”. Pur dichiarandosi apartitico, è su posizioni catto-democratiche e critica i provvedimenti illiberali del governo. Il giornale, come Pinardi, subisce pesanti attacchi dai fascisti».

L’ostilità contro il vescovo-parroco è dovuta principalmente alla vicenda-«Corriere». I fascisti contrastano in tutti i modi il quotidiano che ha un buon successo: sequestri, attacchi de «Il Maglio», organo della federazione provinciale fascista, fino alla sospensione di tutta la stampa non fascista. Gamba muore improvvisamente il 26 dicembre 1929. Sostiene lo storico don Giuseppe Tuninetti: «Stando a una testimonianza attendibile, Mussolini oppose personalmente il veto, dopo la morte di Gamba, alla nomina di Pinardi ad arcivescovo di Torino. L’ostilità a Pinardi era molto diffusa nel mondo fascista. Il suo antifascismo, praticato più che conclamato, fu vissuto sempre, detto solo in caso di necessità. Non amava le luci della ribalta. Non risulta che abbia mai pronunciato, non dico una lamentela, ma neppure una parola, tanto meno una dichiarazione pubblica. C’è un crescendo del suo prestigio morale, non voluto, né ricercato, né ostentato: non era preoccupato dell’immagine».

Pier Giorgio Frassati manifesta la concretezza dell’attivismo cristiano; rappresenta la componente più rigidamente antifascista del Ppi; propone, come il padre Alfredo, proprietario e direttore de «La Stampa», l’alleanza tra popolari-socialisti come diga alle «camicie nere». Padre e figlio Frassati combattono il «flagello d’Italia». Il fiero biellese, per protesta, si dimette da ambasciatore a Berlino; denuncia illegalità e violenze; rimprovera a Vittorio Emanuele III debolezze e reticenze: «Gli uomini del Fascio sono guerrafondai e il fascismo e la nuova guerra che nasce».

Pier Giuseppe Accornero

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