Aumenta di 8 milioni rispetto al 2025, a 388 milioni, il numero dei cristiani perseguitati e a rischio di violenze nel mondo. «Si tratta purtroppo di nuovo di un anno record» commenta Cristian Nani, direttore di «Open Doors, Porte aperte», l’associazione che ha pubblicato l’ultimo rapporto, la «World Watch List, Lista di controllo mondiale 2026»: «Di questi 388 milioni, la maggioranza, 201 milioni, sono donne o bambine e 110 milioni sono minori di 15 anni». Secondo la World Watch List, si è ampliato da 13 a 15 il numero dei Paesi con un livello definibile «estremo» di persecuzione anticristiana. La Corea del Nord – della quale nessuno parla o scrive – si conferma il Paese dove è più pericoloso essere cristiani. Ma nella lista dei Paesi con un preoccupante livello di persecuzione figurano i Paesi islamici: Somalia, Eritrea, Libia, Afghanistan, Yemen, Sudan, Mali, Nigeria, Pakistan, Iran, India, Arabia Saudita, Myanmar e Siria. Quest’ultimo Paese è passato – secondo la «Watch List» – da un livello «grave» a uno «estremo» perché – spiega Cristian Nani – in Siria i cristiani sono in pericolo «in quanto il nuovo potere politico è ancora in parte frammentato come attestano anche dagli scontri degli ultimi tempi ad Aleppo. In base ai nostri dati, in Siria rimangono appena 300 mila cristiani, ovvero centinaia di migliaia in meno rispetto a dieci anni fa».
Tornano ad aumentare, dopo il calo marginale del 2025, le uccisioni di cristiani che passano da 4.476 a 4.849, ovvero 13 al giorno. La Nigeria si conferma l’epicentro delle violenze con 3.490 vittime, circa il 70 per cento del totale mondiale. Rimane quasi invariato il dato dei cristiani arrestati per la loro fede (4.712 rispetto ai 4.744 del 2024), mentre è in calo quello dei cristiani rapiti (3.302 contro i 3.775 del 2024). Diminuiscono anche gli attacchi contro le chiese (da 7.679 a 3.632) e contro le abitazioni o i negozi (da 28.368 a 25.794); mentre aumentano le vittime di abusi, stupri e matrimoni forzati (da 3.944 a 5.202). Il direttore di «Open Doors» indica l’Africa sub-sahariana come «osservato speciale» a causa in particolare della presenza di «governi fragili» che lasciano i cristiani esposti alle violenze. «Il baricentro del cristianesimo si è spostato in Africa ma è lì che è principalmente sotto attacco», dichiara parlando del continente dove vive un ottavo della popolazione cristiana mondiale. Tra i Paesi particolarmente critici figurano il Sudan per via della guerra civile, ma anche Nigeria, Mali, Niger, Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico. Gli attacchi contro i cristiani, in questi contesti fragili, vedono una serie di cause tra le quali quelle economiche si sommano alla matrice religiosa.
La «Watch List 2026» è stata presentata nella sala caduti di Nassirya del Senato di Roma con il racconto di un testimone dalla Nigeria, uno dei Paesi più segnati dalla crescente insicurezza. Nei giorni scorsi Open Doors ha raccolto in una nota alcune dichiarazioni dei cristiani preoccupati per le potenziale rappresaglie dei gruppi terroristici dopo i bombardamenti Usa, dando conto anche degli ultimi episodi di violenza nel nord della Nigeria: dalle 14 vittime per gli attacchi dello Stato Islamico della provincia dell’Africa occidentale (Iswap) nello stato di Adamawa, lo scorso 29 dicembre, alle decine di vittime per mano di uomini armati non meglio identificati che il 4 gennaio hanno assaltato il mercato di Demo in Niger.
Pier Giuseppe Accornero
