I lavoratori ex Embraco davanti alla Sindone

Sabato Santo – Il 3 aprile l’Arcivescovo presiede un momento di contemplazione davanti alla Sindone. Diretta televisiva dalle 16.30 sui canali social, dalle 17 sul canale Tv2000. In Duomo con l’Arcivescovo anche i lavoratori a rischio di licenziamento nell’ex fabbrica Embraco di Riva presso Chieri

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Ci saranno anche gli operai ex Embraco in Cattedrale, di fronte alla Sindone, nella preghiera televisiva del Sabato Santo. Una presenza che avrà un doppio significato: da un lato la testimonianza di chi sta vivendo una «passione» che dura ormai da tre anni e mezzo. Dall’altro, la vicinanza all’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia che sin dall’inizio ha avuto a cuore le sorti dello stabilimento di Riva presso Chieri, che occupa 407 addetti.

I lavoratori ex Embraco, e con loro i 300 dell’Acc Wanbao di Mel, attendono da due mesi di essere ricevuti dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti: sul piatto c’è il progetto di ItalComp, il futuribile polo italiano dei compressori per elettrodomestici.

«Un silenzio che non riesco a spiegarmi», afferma Ugo Bolognesi, responsabile ex Embraco per la Fiom Torino, «non è un atteggiamento ammissibile da parte di un Governo che ha esordito affermando di voler prendere a cuore i problemi degli italiani ma, su questo tema, è sordo agli appelli delle Regioni, dei sindaci, del mondo cattolico».

I sindacati stanno lavorando ad una grande manifestazione in programma il 7 aprile a Torino, in piazza Castello. Sarà l’ennesimo ritrovo, in un elenco di mobilitazioni che finora non ha prodotto risultati. E se sarà così anche questa volta? «Questa volta vogliamo davvero delle risposte: altrimenti inizieremo con una serie di manifestazioni pacifiche, ma eclatanti».

Bolognesi racconta delle sempre crescenti difficoltà dei dipendenti ex Embraco, in cassa integrazione da tre anni e mezzo, illusi dalla «operazione Ventures» che poi si è rivelata un nulla di fatto.

«Sono sempre più scoraggiate: so di madri single che, insieme ai figli, ora sono ospiti nelle tavernette o in stanze di amiche, perché non possono più pagare l’affitto. E so di persone che hanno sempre vissuto del loro lavoro che ora vanno a ritirare i pacchi viveri dalle associazioni caritative, oppure per fare la spesa vengono aiutate dalla pensione dei genitori. È giusto obbligare delle persone a sopravvivere in questo modo?».

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