Per ora nessuna congratulazione dalla Santa Sede al neo-eletto Presidente degli Stati Uniti. I media vaticani escono con un asettico titolo «Nuova vittoria di Trump alle presidenziali americane» e illustrano il cammino dei rapporti politici e diplomatici.
Con lo Stato Pontificio dal 1784 le navi americane possono attraccare nei porti di Ancona e Civitavecchia. I rapporti diplomatici fra Santa Sede e Stati Uniti, indipendenti dal 1776, sono stabiliti nel 1848 ma subito si interrompono e lo restano per 116 anni, anche perché l’imponente migrazione protestante negli States favorisce sentimenti anti-cattolici e anti-papisti. Nel 1849 durante la Repubblica romana, Pio IX fugge a Gaeta e il console americano Nicholas Brown manda un dispaccio (un po’ precipitoso): «Il papato è caduto per sempre». L’ondata anticattolica imperversa e dal 1867 la legge vieta di spendere soldi per una rappresentanza presso il Papa. Nell’enciclica «Longiqua Oceani» (1895) Leone XIII scrive: «Come l’arca di Noè portava in sé il germe di Israele e le reliquie del genere umano, nello stesso modo le navi di Colombo, affidandosi all’oceano, trasportarono il principio dei grandi Stati e il seme del Cattolicesimo nelle terre oltremare».
Nella lettera a mons. Diomede Falconio, delegato apostolico a Washington («Libenter», 1911) Benedetto XV invita gli Usa a difendere la pace e a limitare gli armamenti: «Compito nobilissimo è promuovere la concordia degli animi, frenare le tendenze bellicose, tenere lontano i pericoli della guerra, rimuovere le sollecitazioni della “pace armata”». Benedetto opera nella situazione difficilissima della Grande Guerra (1914-18) e si impegna allo spasimo, come testimonia il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin: «Il Papa e i suoi diplomatici si rendono conto che la guerra è “il suicidio dell’Europa” ed è la fine di un’epoca. Muta la geografia politica; declina l’Europa e sorgono due grandi potenze extraeuropee: Stati Uniti e Russia».
Di famiglia originaria della protestante Irlanda del Nord, Thomas Woodrow Wilson diffida dei cattolici e il 4 gennaio 1919 incontra, prima volta di un presidente, il Pontefice con malcelata insofferenza che si trasforma in opposizione. Considera un’ingerenza le prese di posizione del Papa il quale scongiura il capo «della più grande democrazia» a evitare che le condizioni imposte ai tedeschi pongano le premesse per un’altra più disastrosa guerra mondiale. L’incontro non produce miglioramenti. Torino il 6 gennaio 1919 accoglie Wilson con entusiasmo. Affacciatosi alla finestra dell’Accademia Filarmonica di piazza San Carlo, Wilson vuole accanto il sindaco Secondo Frola e l’arcivescovo Agostino Richelmy. Per le strade a gridare per Wilson c’è Pier Giorgio Frassati, amico della pace.
I rapporti restano freddi fino al viaggio privato del cardinale segretario di Stato Eugenio Pacelli negli Usa (1° ottobre-5 novembre 1936) molto seguito dai giornali. Nel Natale 1939, dopo l’elezione il 2 marzo di Pacelli al soglio pontificio, il presidente Franklin Delano Roosevelt annuncia l’intenzione di mandare in Vaticano l’incaricato d’affari Myron Taylor come suo rappresentante personale: giunge a Roma cinque anni dopo, nel giugno 1944, al seguito degli Alleati. Il primo presidente Usa George Washington è definito «uomo dal carattere fermo e di penetrante sagacia di mente» da Pio XII nella «Sertum Laetitiae» (1939) nel 150° della costituzione della gerarchia ecclesiastica negli Stati Uniti.
La situazione è stazionaria per quarant’anni. Il 6 dicembre 1959 Giovanni XXIII incontra il presidente Dwight David Eìsenhower e si rallegra che gli Usa tendano «agli alti ideali di una leale ed effettiva concordia tra le nazioni». Appena eletto, Paolo VI il 2 luglio 1963 riceve John Fitzgerald Kenndy, primo presidente cattolico, e piange il suo assassinio il 22 novembre 1963. Il 4 ottobre 1965 per la prima volta un Papa parla dalla tribuna Onu al Palazzo di Vetro di New York: «Jamais la guerre. Jamais la guerre. Dobbiamo abituarci a pensare in maniera nuova l’uomo, le vie della storia e i destini del mondo per far prevalere la coscienza morale dell’uomo». Durante la guerra del Vietnam, il 23 dicembre 1967 Paolo VI dice al presidente Usa Lyndon Baines Johnson, in visita in Vaticano: «Il nostro dovere è di far conoscere le nostre posizioni come quelle di amici della pace e nemici della guerra».
Il 6 ottobre 1979 Giovanni Paolo II, primo Pontefice a visitare la capitale, elogia il «popolo che basa le proprie convinzioni su valori spirituali e morali, su un profondo senso religioso, sul rispetto del dovere e sulla generosità nel servizio all’umanità». Nel marzo 1984 Papa Wojtyla e il presidente Ronald Reagan riallacciano le relazioni diplomatiche. Benedetto XVI nel viaggio negli Stati Uniti nel 2008 afferma: «La libertà non è solo un dono ma anche un appello alla responsabilità personale. Quasi ogni città di questo Paese possiede monumenti che rendono omaggio a quanti hanno sacrificato la vita in difesa della libertà».
Francesco il 24 settembre 2015, prima volta di un Papa al Congresso, legge la storia degli Usa attraverso alcuni grandi: «Abraham Lincoln è stato il custode della libertà e ha instancabilmente lavorato perché questa nazione, con la protezione di Dio, potesse avere una nuova nascita di libertà». Indica «il sogno di Martin Luther King per pieni diritti civili e politici per gli afro-americani». Ricorda il cistercense Thomas Merton «uomo di preghiera, pensatore che ha aperto nuovi orizzonti per le anime e per la Chiesa». Si sofferma su «Dorothy Day, che ha lottato per la giustizia e la causa degli oppressi».
La prima presidenza (2017-21) di Donald John Trump preoccupa Francesco e la Chiesa: clima, immigrazione, commercio internazionale, disinteresse per gli «scartati»: «Una persona che pensa solo a fare muri, non ponti, non è cristiana. Non dò giudizi sui politici ma voglio capire le sofferenze che il loro modo di procedere causa agli esclusi». In un’intervista relega l’era di Trump tra i ricordi del passato e rivolge al popolo americano «un saluto affettuoso, scosso dal recente assedio al Congresso. La violenza è autodistruttiva sempre, nulla si guadagna con la violenza e tanto si perde. Esorto a mantenere alto il senso di responsabilità per promuovere la riconciliazione nazionale, tutelare i valori democratici radicati nella società».
Pier Giuseppe Accornero



