I pellegrinaggi dei Papi ad Assisi e Loreto

4 ottobre 1962 – Sessant’anni fa, una settimana prima del Concilio (11 ottobre), alle 6.30 un treno uscì dalla stazione vaticana San Pietro e attraversò Lazio, Umbria e Marche: portava Giovanni XXIII in pellegrinaggio a Loreto e ad Assisi per affidare il Vaticano II alla Madonna e al Poverello

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Papa Giovanni XXIII ad Assisi nell'ottobre 1962

Sessant’anni fa alle 6,30 del 4 ottobre 1962, una settimana prima del Concilio (11 ottobre) un treno uscì dalla stazione vaticana San Pietro e attraversò Lazio, Umbria e Marche: portava Giovanni XXIII in pellegrinaggio a Loreto e ad Assisi per affidare il Vaticano II alla Madonna e al Poverello. Indescrivibile l’entusiasmo popolare ripreso dai media mondiali: il treno presidenziale, messo a disposizione dal capo dello Stato, fu costretto a fermarsi in tutte le stazioni, vi salì il presidente del Consiglio Amintore Fanfani e a Loreto fu accolto dal presidente della Repubblica Antonio Segni. A Loreto 14 Pontefici hanno compiuto 25 visite dal 1449: Niccolò V, Pio II, Giulio II, Clemente VII, Paolo III, Clemente VIII, Pio VI, Pio VII, Gregorio XVI, Pio IX, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco.

I medici avevano diagnosticato a Roncalli un male incurabile allo stomaco: morirà il 3 giugno 1963. Ma egli non ne parla e non ne vuol sentir parlare: «Sono venuto per il felice svolgimento della grande assise ecumenica». Sessantadue anni prima, il 20 settembre 1900, il seminarista bergamasco sedicenne, vi andò per la prima volta: «Alle due del pomeriggio, ricevuta la santa Comunione, potemmo effondere l’anima in prolungata e commossa preghiera alla cara Madre celeste».

«Oggi, ancora una volta – aggiunge nel 1962 – e in nome di tutto l’episcopato, a voi, dolcissima Madre, che siete salutata Auxilium episcoporum, chiediamo per noi, Vescovo di Roma e per tutti i vescovi dell’universo di ottenerci la grazia di entrare nell’aula conciliare della basilica di San Pietro come entrarono nel Cenacolo gli Apostoli e i primi discepoli di Gesù: un cuor solo, un palpito solo di amore a Cristo e alle anime, un proposito solo di vivere e di immolarci per la salvezza dei singoli e dei popoli. Così, per la vostra materna intercessione, negli anni e nei secoli futuri, si possa dire che la grazia di Dio ha prevenuto, accompagnato e coronato il ventunesimo Concilio ecumenico, infondendo nei figli tutti della Santa Chiesa nuovo fervore, slancio di generosità, fermezza di propositi»

Sessant’anni fa parla di «santità del matrimonio, responsabilità dei genitori nell’educazione dei figlioli, tutela dei valori sacri della cristiana civiltà. L’esempio e l’insegnamento arrivano dalla Sacra Famiglia di Nazareth: famiglie sante, amore benedetto, virtù domestiche. volontà generose e buone. La famiglia è il primo esercizio di vita cristiana, la prima scuola di fortezza, sacrificio, dirittura morale e abnegazione; è il vivaio di vocazioni sacerdotali e religiose, di intraprese apostoliche del laicato; dalle famiglie la parrocchia si arricchisce di nuova linfa vitale».

Un altro insegnamento è sul lavoro: «Il soffio dello spirito, con cui Dio ha impresso nell’uomo la sua immagine e somiglianza, deve vivificare i mezzi dell’agricoltura, le macchine della tecnica, gli strumenti della ricerca. Diversamente la materia potrebbe prevalere sull’uomo e togliergli il dominio sulle leggi che ha scoperto. È l’uomo che deve dominare il cosmo. La nobiltà dell’umana fatica è ricordata e sublimata dal lavoro di Gesù nell’officina di Nazareth».

Raggiunge poi Assisi e nella basilica inferiore addita San Francesco come modello di rinnovamento evangelico: «Questo conta: conoscere Dio, seguirne i precetti, accogliere i frutti della redenzione, camminare in giustizia e santità. Su questa e non altra base si innalza l’edificio della civiltà; da questa vera grandezza l’uomo è in grado di usare il dono della libertà, realizzare la giustizia, costruire la pace».

Altro che immagini sdolcinate di lupi ammansiti e uccellini svolazzanti: «Il possesso di Dio fu il sogno e la meta del Poverello. Aveva tutto, ma niente gli bastava. Volle darsi al Signore. Per possedere Dio si spogliò di tutte le cose terrene. L’ideale della santità, nel sacerdozio, nella vita religiosa e missionaria, nell’apostolato dei laici, ha un fascino che da questo sacro colle incoraggiamo. Gli uomini imparino a riconoscere il Creatore e a riconoscersi fratelli. Il Poverello volle essere una fedele immagine del Crocifisso. Nel nome di Cristo, sia pace ai popoli, alle nazioni, alle famiglie; discenda per tutti la prosperità spirituale e materiale, verso un vivere più sereno e nobile. Sia pace nella concordia, nella comunicazione scambievole, da un capo all’altro del mondo». Al rientro confida: «Sono emozionatissimo e contentissimo. Il mio cuore si è riempito di gioia e di esultanza».

Papa Wojtyla si reca a Loreto 5 volte: l’11 aprile 1985 al convegno «Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini» lancia un appello alla pacificazione dell’Italia; il 10 dicembre 1994 conclude «la grande preghiera per l’Italia»; in piena guerra nell’ex Jugoslavia, il 9-10 settembre 1995, con 300 mila giovani europei invoca la pace. Il 4 ottobre 2012 è la nona volta di Joseph Ratzinger: c’è stato 7 volte da cardinale e 2 da Papa. Francesco tre volte ad Assisi: il 4 ottobre 2013 quando avviene il più grave naufragio di immigrati che muoiono annegati nel Mediterraneo; il 20 settembre 2016 preghiera per la pace «Sete di pace. Religioni e culture in dialogo»; il 24 settembre 2022 per l’evento «Economy of Francesco». A Loreto il 25 marzo 2019 Bergoglio firma l’esortazione apostolica «Christus vivit» dopo il Sinodo sui giovani del 2018.

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