I preti della Resistenza in Piemonte

25 aprile/2 – Impressionante il martirologio dei preti durante la Resistenza in Piemonte: 158 i sacerdoti assassinati in Italia dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale e 13 dai nazifascisti. Don Giovanni Battista Sapino, primo parroco di Savonera, frazione di Collegno, fu assassinato a 63 anni nella notte fra il 28 e il 29 aprile 1945

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Don Giovanni Battista Sapino

Impressionante il martirologio dei preti durante la Resistenza in Piemonte: 158 i sacerdoti assassinati in Italia dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale e 13 dai nazifascisti.

Don Giovanni Battista Sapino – Nato a Casanova di Carmagnola il 22 settembre 1883, prete dal 29 giugno 1908, dall’11 settembre 1927 primo parroco di Savonera, co­mune di Collegno, assassinato a 63 anni. Nella notte tra il 28 e il 29 aprile, mentre la colonna di tedeschi in fuga transita per Savonera, è attaccata dai partigiani che si ritirano verso la chiesa. I tedeschi circondano la chiesa e la canonica e cercano di sfondare la porta. Don Sapino, inerme, si fa loro incontro. Senza alcuna spiegazio­ne lo trascinano ai piedi del campanile e lo uccidono. Una lapide lo ricorda: «Colpito al volto dal piombo tedesco, cadeva nel sangue, ai piedi del campanile. Don Giovanni Battista Sapino visse, faticò, morì per la sua chiesa e per la sua gente. Una vita di bene a richiamo perenne del Pastore buono morto per il gregge».

Don Mario Caustico – Nato a Caprioglio d’Asti il 14 settembre 1913, entra tra i Salesiani, prete dal 3 luglio 1938. Svolge il ministero ad Avigliana, Torino-Valdocco, Cuorgnè, Torino-Monterosa. Su richiesta dei partigiani della Valle di Susa e dietro invito dell’ispettore don Luigi Ricceri – che diventerà rettor maggiore dei Salesiani – è cappellano partigiano, seviziato e fucilato a 32 anni a Grugliasco dai tedeschi in ritirata, con altre 68 persone, il 30 aprile 1945. L’eccidio di Grugliasco è una delle vicende più crudeli, tragiche e gravi della Resistenza accadute in Piemonte. Il 25 aprile 1945 la brigata di don Caustico, giunta a Rivoli, è informata che una colonna tedesca marcia su Collegno e Grugliasco. Il giovane salesiano si offre di trattare la resa con i tedeschi. Fatto prigioniero, è costretto a marciare, con in mano una bandiera bianca, alla testa della colonna tedesca che pun­ta su Grugliasco. I tedeschi si danno al saccheggio, alle violenze e al rastrellamento di uomini e ragazzi di 14-17 anni: 68 persone, rinchiuse nella Casa del popolo. Tenta di ammansire il comandante che lo fa pestare a sangue. Molti si confessano. Il 30 aprile sono condotti in piazza: don Caustico a piedi nudi, con la talare insanguinata e il volto tumefatto. Divisi in tre gruppi, sono avviati in tre luoghi diversi fuori del paese. Presso la cappella San Giacomo al prete viene ordinato di scavare una fossa: i prigionieri, ai margini di un campo di segala, sono legati con la faccia rivolta alla campagna e le spalle al plotone di esecuzione. Don Caustico li incita al perdono: è colpito da una raffica di mitra mentre alza­ la mano per un’ultima benedizione.

Don Gabriele Sismondi – Nato a Villafranca Piemonte il 18 aprile 1896, ordinato nel 1921, viceparroco a Villastellone, è ucciso da una granata tedesca sul piazzale della chiesa parrocchiale il 29 aprile 1945. È un’uccisione fortuita. Una colonna tedesca, in ritirata, nei pressi del ponte sul Po, inizia a cannoneggiare Vil­lastellone: il prete è colpito a morte da una granata mentre va in soccorso di un gruppo di donne.

Don Giuseppe Bernardi (1897-1943) e don Mario Ghibaudo (1920-1943) – Nel marasma provocato dall’armistizio dell’8 settembre 1943, a Boves (Cuneo) il parroco don Giuseppe Bernardi e il viceparroco don Mario Ghibaudo rimangono accanto ai parrocchiani fino al sacrificio della vita. L’ultimo ricordo di don Bernardi è il suo gesto di benedire dall’autoblindo su cui l’avevano fatto salire per assistere alla distruzione del paese. Don Ghibaudo muore mentre assolve un uomo al quale un tedesco aveva sparato alla nuca. L’eccidio di Boves è particolarmente odioso per la viltà dei nazisti, che non rispettarono la parola data. Il paese subisce due attacchi. Il 19 settembre 1943 le truppe della 1ª Panzer Division, comandate dal maggiore delle  SS Joachim Peiper, lo mettono a ferro e fuoco: 350 case bruciate e 24 civili uccisi. Tra il 31 dicembre 1943 e il 3 gennaio 1944 un’altra rappresaglia: 500 case bruciate, 157 uccisi. Proprio a don Bernardi e a don Ghibaudo è riservata la fine più brutale: spinti nell’androne di una casa sono giustiziati a colpi di pistola, cosparsi di benzina, posti sulla catasta di legno a cui viene dato fuoco. Del parroco si ritrovano la testa e il tronco. Giuseppe Bernardi, nato a Caraglio (Cuneo) il 25 novembre 1897, combatte nella Grande Guerra e ne esce convinto che la guerra «è un’inutile strage». Sacerdote dal 1923, arriva a Boves come parroco nel 1938. Don Mario Ghibaudo, nato a Borgo San Dalmazzo il 19 gennaio 1920, sacerdote nel giugno 1943, giunge a Boves due mesi prima. La Chiesa li dichiara martiri e beati.

Don Demetrio Castelli, viceparroco di Roddi (Cuneo), è fucilato il 24 agosto 1944. Don Costanzo Demaria, parroco di San Chiaffredo di Busca (provincia di Cuneo e diocesi di Saluzzo), è seviziato e ucciso il 14 settembre dalle Brigate nere di Cuneo. Il 21 ottobre i militi della San Marco ammazzano don Domenico Minetti, parroco di Santa Maria Maddalena in Sassello (provincia di Savona e diocesi di Acqui). Il 15 novembre è uccio don Francesco Cabrio parroco di Torrazzo (provincia di Vercelli, diocesi di Biella). Nel marzo 1945 è trucidato don Giuseppe Rossi, parroco di Castiglione d’Ossola (provincia e diocesi di Novara) per il quale è in corso la causa di beatificazione. Il 19 aprile i fascisti ammazzano don Prospero Duc, parroco di Chésallet in Valle d’Aosta. Il 1° aprile, giorno di Pasqua, muore a Dachau padre Giuseppe Girotti, domenicano albese, biblista innamorato della cultura ebraica, deportato per aver curato e protetto patrioti ed ebrei, tradito da una spia che si finge un partigiano ferito: nella sua baracca i compagni di prigionia scrivono «Qui dormiva san Giuseppe Girotti». Beatificato nel 2014, Israele lo riconosce «Giusto tra le Nazioni».

Don Ernesto Camurati, parroco di Villadeati (provincia di Alessandria e diocesi Casale Monferrato) dove il 9 ottobre 1944 arriva una colonna della Wehrmacht, con  24 camion e 200 soldati al comando del maggiore Wilhelrn Meyer, ufficiale arrogante, violento, feroce. I tedeschi depredano le case, abbattono gli animali nelle stalle, radunano gli uomini nella piazza. Meyer sceglie 10 capifamiglia. Don Camurati si offre in cambio dei parrocchiani. Il maggiore lo spinge nel gruppo: falciati a raffiche cli mitra. Il parroco non muore subito, rantola a terra, Meyer lo finisce con due colpi alla nuca. Meyer aggredisce don Antonio Volpato e gli rinfaccia di nascondere gli ebrei nell’oratorio salesiano di Casale, minaccia di giustiziare tutti i preti, a cominciare dal vescovo Giuseppe Angrisani.

Don Francesco Foglia, «don dinamite», nasce nel 1912 in Valle di Susa a Novalesa, dove sorge l’abbazia benedettina. Principale obiettivo dei partigiani è la linea ferroviaria Torino-Modane, fondamentale per i tedeschi che occupano la Francia. Il Cln ordina di sabotarlo. Con don Foglia ci sono un ufficiale di carriera dell’Esercito e due comunisti; un milanese di origine valsusina reduce da 38 mesi nelle carceri fasciste; l’altro «anima» delle brigate Garibaldi. La mattina del 28 dicembre 1943 parte un carro con 800 chili di esplosivo, nascosti sotto il letame. Il fetore distoglie l’interesse delle sentinelle tedesche. Il carro percorre indisturbato 30 chilometri. I partigiani si caricano le casse in spalla e salgono verso il viadotto. Don Foglia: «Non voglio sentire bestemmie!». Piazzano le cariche. Il ponte – cinque arcate di 30 metri – viene giù all’una di notte. Il comando tedesco accusa il colpo. Don Foglia diventa «don Dinamite». Lo catturano a gennaio 1944. A Mauthausen c’è un altro prete valsusino, don Carlo Prinetto, picchiato a morte dalle SS perché scoperto con un piccolo crocefisso fatto di mollica di pane. Don Foglia sopravvive e torna nel luglio 1945. Muore nel settembre 1993. Racconta «La Stampa»: «Pioveva e faceva freddo a Novalesa, ai piedi del Moncenisio. Nel piccolo cimitero un gruppo di persone accompagnava la salma di don Francesco Foglia, 81 anni, sacerdote. Tutti anziani: al collo il fazzoletto rosso o azzurro, qualcuno con il cappello alpino. Quando la bara scende nella fossa bandiere delle brigate Garibaldi, Giustizia e Libertà, ex internati la sfiorano. Si sente una voce: “Ciao don Dinamite”».

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