I profughi nelle nostre case

Chiesa e Comuni mobilitati – È ormai continuo l’arrivo di famiglie in fuga dall’Ucraina, prime accoglienze a Torino e nei centri della cintura, raccolti dalla Caritas oltre 120 mila euro, il 78% da privati, il 14% da parrocchie, il 7% da comunità religiose

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Una mano accarezza dolcemente Tess, l’altra stringe una pallina per far giocare il cane… Una scena ordinaria e molto lontana da quelle di guerra e violenza che i media ci riportano dalle città ucraine. Ma quel ragazzino viene proprio da una di quelle, dalla zona di Zaporizhzhia, nell’Ucraina sud orientale. È scappato con i genitori, che hanno altri 3 figli -tra i 16 e gli 8 anni – e la nonna e dopo settimane di paure è uno dei primi momenti di gioco. È infatti arrivato da poche ore, accolto dalla comunità parrocchiale di Leinì a «Casa Ferrero», una struttura che la parrocchia ha già messo a disposizione negli anni passati per accogliere profughi siriani. Per la comunità è l’inizio di una nuova esperienza di accoglienza per la famiglia è l’inizio di una nuova fase della propria vita.

«Avevamo dato subito la nostra disponibilità alla Pastorale Migranti (Upm)», spiega il parroco don Pierantonio Garbiglia, «per accogliere una famiglia di profughi, ma non sapevamo quando sarebbe stato necessario, poi ad inizio settimana dall’Upm ci hanno chiamato per segnalarci che era in arrivo una famiglia che aveva bisogno di ospitalità, così il nostro Gruppo Caritas si è subito organizzato e martedì 15 marzo quando sono arrivati la macchina organizzativa si era già messa in moto». Con l’interessamento di una famiglia di Leinì in cui la mamma è russa, sono state coinvolte 6 giovani, 5 russe e una ucraina che hanno subito dato la disponibilità per la traduzione, i medici della città si sono offerti per le visite e attraverso i social è stata lanciato l’appello per sostenere la famiglia.

foto Bursuc

Una catena di solidarietà iniziata a partire dal viaggio stesso reso possibile dalla associazione Accomazzi che con la Fondazione Paideia e la Cooperativa Pausa Café era andata al confine polacco per portare a Torino alcune famiglie con bambini disabili per consegnare medicinali e aiuti. «Nel centro di accoglienza vicino a Meyca», racconta Marta Paglia dell’Associazione Accomazzi, «abbiamo visto la disperazione di chi arriva, a piedi con quello che riesce a portarsi, abbiamo visto le lacrime delle persone che vedono arrivare gli aiuti, che ricevono passaggi, il dolore di padri che salutano le famiglie e devono tornare indietro… La famiglia che è venuta con noi e che abbiamo portato a Lenì per tutta la prima parte del viaggio è stata in totale silenzio, assolutamente innaturale… solo a poco a poco con la musica abbiamo capito che la tensione si stava sciogliendo, ma per ciascuno di loro la situazione è tremenda… Il papà ci ha fatto vedere sul suo cellulare le immagini di case totalmente distrutte, la loro era ancora intera probabilmente quando sono partiti, ma chissà ora…».

Come a Leinì altre famiglie stanno arrivando, Villa Lascaris a Pianezza la scorsa settimana ha accolto per qualche giorno mamme con bambini che ora sono state inserite in famiglie attraverso l’associazione «La Matrioska», poi nel ciriacese, a Moncalieri, a Torino. Parrocchie, istituti religiosi, famiglie stanno segnalando all’Upm le proprie disponibilità. Un percorso di prossimità e fraternità, una rete che si sta costruendo a contrasto della violenza e dell’insensatezza della guerra.

Colletta Caritas

E oltre alla diponibilità di posti letto e alla gara di solidarietà che ha convogliato al Sermig e a Sant’Egidio cibo, vestiti, coperte, materiale sanitario, grande la partecipazione economica. In due settimane sono arrivati 122 mila euro, il 78% da privati, il 14% da parrocchie, il 7% da comunità religiose. Contributi che la Caritas locale in rete con le Caritas nazionali destina in questo momento di prima emergenza al sostegno delle Caritas dei paesi di confine, per una assistenza mirata ed immediata a chi si è appena lasciato alle spalle tutto quello che aveva, tranne il dolore.

Preghiere

Si moltiplicano anche le iniziative di preghiere per invocare il dono della pace hanno potuto lasciarsi la guerra con le sue brutture alle spalle.

Tra le altre, a Moncalieri domenica 20 marzo «Le famiglie pregano per la pace». Le comunità parrocchiali di Santa Maria della Scala, Beato Bernardo di Baden, Santissima Trinità e Palera hanno invitato genitori e figli a pregare insieme «per chiedere la conversione dei cuori e il dono della pace». Una sosta di preghiera alle 17.15 nella chiesa del Beato Bernardo.

Domenica 13 invece in tanti si sono uniti alla Messa per la Pace celebrata nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù sede della cappellania Ucraina torinese. Hanno concelebrato in rito bizantino presieduto dal cappellano don Ihor Holynskyy, don Andriy Vakhrushev parroco ucraino  di San Giorgio a Torino, don Nino Olivero, Vicario Episcopale Territoriale, padre Ugo Pozzoli (Missionario della Consolata) e il diacono Salvatore Columbro presso la Chiesa Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù.

«Prima di pregare per la Pace, dobbiamo saper mantenere questa Pace dentro di noi», coltivarla nei nostri cuori», ha sottolineato don Ihor. Un invito a non cedere alla rabbia e a coltivare la speranza. Quella speranza che i «grazie» della famiglia accolta a Leinì, che i primi sorrisi dei ragazzi motivano ad alimentare nei tanti gesti concreti e nella preghiera che la nostra diocesi sta mettendo in atto.

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