I soldati russi a caccia di preti

Ucraina – Adesso i soldati di Vladimir Putin danno la caccia ai preti cattolici ucraini, li picchiano e li torturano senza ragione. Siamo alla persecuzione aperta. Un nuovo capitolo del martirologio della Chiesa che vive e opera in un popolo coraggioso

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Don Oleksandr, giovane parroco di Melitopol, è stato preso nella sua chiesa dopo la Messa, davanti ai fedeli

Adesso gli sgherri di Vladimir Putin danno la caccia ai preti cattolici ucraini, li picchiano e li torturano senza ragione. Siamo alla persecuzione aperta. Un nuovo capitolo del martirologio della Chiesa che vive e opera in un popolo coraggioso.

TERZO PRETE RAPITO – «Dopo la Messa sono entrati in chiesa alcuni militari russi e dopo aver insultato i fedeli, la preghiera e il loro stare insieme, hanno catturato e portato in un luogo ignoto don Oleksandr Bogomaz, giovane parroco di Melitopol». Lo racconta mons. Maksym Ryabukha, vescovo ausiliare dell’esarcato arcivescovile di Donetsk, in un’intervista al «Tg2000». È il terzo sacerdote cattolico rapito in pochi giorni dall’esercito russo senza alcuna accusa, davanti ai fedeli impietriti. Sono sempre in carcere i due sacerdoti arrestati a Berdyansk, accusati dai russi, senza prove, di aver nascosto armi: vengono torturati perché si chiarano innocenti. Un’ipotesi è che li torturino per estorcere informazioni ricevute in confessione. Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev e capo della Chiesa greco-cattolica ucraina si appella alle organizzazioni internazionali per i diritti umani e ai Paesi democratici per «l’immediato rilascio dei due padri redentoristi catturati e torturati senza pietà». A Berdyansk gli occupanti russi hanno arrestato i padri Ivan Levytskyi e Bohdan Heleta »che erano rimasti con la loro gente per dare una speranza a chi è sotto l’occupazione russa».

PUTIN COME STALIN – Shevchuk racconta l’accaduto: «Sono stati arrestati il 16 novembre. Successivamente nella chiesa sono stati messi alcuni oggetti militari per accusarli di detenzione illegale di armi. L’arcivescovo, senza peli sulla lingua, accusa i soldati di Putin di usare metodi staliniani: «Estorcono le confessioni di crimini che non hanno commesso; li minacciano di morte e li torturano. Chiedo di procedere all’immediato rilascio: sono sacerdoti di Cristo e non hanno colpa alcuna; semmai sono colpevoli di amare la Chiesa e il popolo loro affidato. Chiedo ai rappresentanti diplomatici, alle organizzazioni internazionali per i diritti umani di fare il possibile per salvare la vita di questi eroici pastori! E chiedo a tutti gli ucraini, a tutti i cristiani, a tutte le persone di buona volontà di pregare per la loro salvezza».

COMBATTETE LA FAME, GETTATE LE ARMI – Papa Francesco al Seminario rabbinico Latino-americano, proveniente da Buenos Aires, ribadisce la denuncia contro l’industria delle armi e ricorda che in Ucraina si testano nuovi armamenti a spese della gente che muore. Parla a braccio in spagnolo: «Mi fa soffrire questa guerra. Fratelli contro fratelli, ma non solo questo. Pensare che in un secolo ci sono state tre guerre mondiali: 1914-18, 1939-45 e ora questa. Se non si facessero armi per un anno, finirebbe la fame nel mondo: è l’industria più grande. Fa la guerra un impero (la Russia) che si sente debole; uccide per sentirsi forte e per usare le armi che deve vendere. Mi fa soffrire veder provare i droni sull’Ucraina. Contro la cultura della crudeltà, dell’uomo lupo per l’uomo, lavoriamo a partire dalla nostra fede, con questi libri sacri comuni e dando esempio di fraternità». Il Papa si sofferma anche su chi lo giudica «un comunista perché parla di cose sociali invece di parlare di Dio. La giustizia del cuore è presente nella Bibbia, è sempre con Dio e il prossimo. Chi aiuta solo e non adora è un ateo buono. Chi adora e non aiuta è un cinico e un bugiardo».

I POTENTI DECIDONO E I POVERI MUOIONO – «Guerra crudele e insensata» la definisce Bergoglio: «Come ogni guerra, rappresenta una sconfitta per tutti noi. C’è bisogno di ripudiare la guerra, luogo di morte dove i padri e le madri seppelliscono i figli, dove gli uomini uccidono i loro fratelli, dove i potenti decidono e i poveri muoiono. La guerra non devasta solo il presente ma anche l’avvenire. Questo vuol dire distruggere il futuro, provocare traumi drammatici nei più piccoli e innocenti. Ecco la bestialità della guerra, atto barbaro e sacrilego! La guerra non può essere qualcosa di inevitabile: non dobbiamo abituarci alla guerra! Dobbiamo convertire lo sdegno nell’impegno. La guerra è vergognosa e inaccettabile per l’umanità; è il frutto della vecchia logica di potere che domina la geopolitica. La storia degli ultimi settant’anni lo dimostra: guerre regionali non sono mai mancate, fino ad arrivare a questa, che ha una dimensione maggiore e minaccia il mondo. Si governa il mondo come uno “scacchiere” dove i potenti studiano le mosse per estendere il predominio a danno degli altri»

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