I viaggi “ecumenici” di Papa Francesco nel 2022

Possibile un nuovo incontro con il Patriarca Kirill – Tre viaggi dal carattere prevalentemente ecumenico; un incontro molto atteso con Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, incontrato già il 12 febbraio 2016 a Cuba; la stesura di due documenti ecumenici su pace e migrazioni; attenzione alla «diplomazia delle religioni»

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L'incontro tra Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Kirill a Cuba il 12 febbraio 2016

Tre viaggi dal carattere prevalentemente ecumenico; un incontro molto atteso con Kirill, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, incontrato già il 12 febbraio 2016 in territorio neutro a L’Avana, capitale di Cuba; la stesura di due documenti ecumenici su pace e migrazioni; attenzione alla «diplomazia delle religioni». La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio) potrebbe preludere al secondo attesissimo incontro di Papa Francesco con il Patriarca Kirill. Si diceva che ci sarebbe stato nel viaggio di Francesco in Kazakistan nel 2021 ma il viaggio non è avvenuto. Più probabile che l’appuntamento sia nell’antica abbazia benedettina di Pannonhalma in Ungheria. Bergoglio ha già detto che vuole tornare in Ungheria dopo la puntata del 12 settembre 2021 a Budapest per concludere il Congresso Eucaristico internazionale. Potrebbe andarci nel 2022 e incontrare Kirill a Pannonhalma dove si era pensato, negli anni Novanta del secolo scorso, di organizzare l’incontro tra Giovanni Paolo II e il patriarca Alessio, predecessore di Kirill.

Situazione tesa sul piano politico e ortodosso-ecumenico – In Ucraina c’è una situazione molto difficile con la crescente paura della popolazione che lo «zar» Vladimir Putin ordini l’invasione delle truppe russe, come hanno fatto i suoi predecessori comunisti: Stalin ordinò la pressione degli operai tedesco-orientali che protestano nel 1950; Nikita Krusciov invase l’Ungheria nel 1956; Leonid Breznev mandò i carri armati in Cecoslovacchia nel 1968. Papa Francesco fece un appello per la pace e il dialogo all’Angelus del 12 dicembre 2021; lo ripeté alla benedizione «Urbi et orbi» a Natale; ne riparlò al corpo diplomatico il 10 gennaio. Malgrado le defezioni, ha avuto una rilevanza storica il Sinodo panortodosso del 18-27 giugno 2016 nell’Accademia teologica di Creta, guidato con sapienza da Bartolomeo, Patriarca ecumenico di Costantinopoli (Istanbul). Tra Costantinopoli e Mosca è guerra (ortodossa) continua. Dal 1° febbraio 2009 Patriarca di Russia è Kirill: Vladimir Michajlovič Gundjaev nasce il 20 novembre 1946 a Leningrado, poi San Pietroburgo, città natale di Alessio II e del presidente-dittatore Putin. Con abilità e  rapidità scala la gerarchia: a 25 anni rappresenta l’Urss al Consiglio mondiale delle Chiese; metropolita di Smolensk e Kaliningrad, dal 1989 è presidente del potentissimo Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato; il 27 gennaio 2009 ottiene 508 voti su 702 votanti di 64 Paesi: è il 16° Patriarca di Mosca dopo lo scisma da Costantinopoli. Mosca rappresenta i due terzi degli ortodossi; è una Chiesa numericamente ed economicamente poderosa con una forte caratterizzazione nazionale e un legame di ferro con il Cremlino.

Attacca il proselitismo di cattolici e protestanti e invoca la «non interferenza» tra Stato e Chiesa. In realtà va sempre più a braccetto con il Cremlino: con l’appoggio di Putin, il Patriarca trasforma la Chiesa russa in una potenza e si sdebita benedicendo il potere del «tiranno» di Mosca e sostenendo «la guerra santa» in Siria lanciata dal Cremlino «per proteggere la Russia dal terrorismo». Putin e Kirill, contrari all’Occidente, sono garanti dell’identità e della stabilità del Paese. Come previsto e temuto da Mosca un colpo di grazia arriva dal Sinodo panortodosso del 18-26 giugno 2016 a Creta: partecipano 11 delle 14 Chiese ortodosse dopo una preparazione di 55 anni. Kirill sapeva perfettamente che non avrebbe ottenuto la conferma dell’autorità di Mosca sulla Chiesa ortodossa ucraina né la ratifica dell’autocefalia sulla Chiesa ortodossa americana. Non vuole dare troppa importanza a Bartolomeo, «primus inter pares» con un primato d’onore sull’ortodossia: il Patriarca di Costantinopoli Athenagoras I e i suoi successori hanno offerto uno straordinario impulso all’ecumenismo. Ha ragione il professor Andrea Riccardi, storico della Chiesa e fondatore della Comunità di Sant’Egidio: «La Chiesa ortodossa russa rimane attaccata alla sua dimensione imperiale».

L’incontro tra Francesco e Kirill ridurrà le tensioni? La Santa Sede è stata attentissima a non entrare nella questione interna all’ortodossia ed è in difficoltà a dialogare con una realtà come quella russa sempre più amante del proprio potere e delle divisioni: il patriarcato di Mosca ha istituito un esarcato in Africa e mira a stabilirne uno in Turchia, sfidando il Patriarca Bartolomeo in casa sua, in quella Istanbul che è un isolotto ortodosso nell’oceano di un grande e arroccato Paese islamico come la Turchia soggiogato da un altro dittatore, Recep Tayyip Erdoğan. La Santa Sede prosegue nelle collaborazioni fraterne, cerca di sviluppare un dialogo sulla base di interessi comuni che convergerà – si spera – in una celebrazione ecumenica nel 2025, 1700° del Concilio di Nicea in un anno in cui la Pasqua si celebrerà nello stesso giorno sia secondo il calendario giuliano (Russia) e quello gregoriano (Occidente). Molto forte è il dialogo con la Chiesa Apostolica Armena.

I viaggi papali del 2021 sono stati all’insegna del dialogo ecumenico: in Iraq a marzo il Papa celebra in rito caldeo; in Ungheria a settembre incontra il Consiglio ecumenico delle Chiese locali; a Prešov in Slovacchia a settembre presiede la Divina Liturgia bizantina, primo Pontefice, in paleoslavo. In dicembre il viaggio a Cipro – dal 1974 divisa da un muro – e Grecia, Paesi a maggioranza ortodossa. Nell’isola di Lesbo tocca con mano le ferite di migliaia di immigrati. Lo sforzo ecumenico si concretizza anche in documenti congiunti: due sono in elaborazione con il Consiglio mondiale delle Chiese, sulla pace e sulle migrazioni. Il Sinodo sulla sinodalità del 2023 guarda anche alle Chiese d’Oriente: il card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, ha firmato un messaggio, nsieme al card. Mario Grech, segretario generale del Sinodo, per garantire la dimensione ecumenica al cammino sinodale.

Le relazioni con la Comunione anglicana sono buone – L’Arcivescovo di Canterbury Justin Welby visita il Papa a ottobre 2021 e firma, con Francesco e  Bartolomeo, una dichiarazione congiunta «sulla cura della Casa comune». Nel 2022 potrebbe realizzarsi il viaggio ecumenico in Sud Sudan – uno dei Paesi più poveri al mondo – del Papa, del Primate anglicano e del Moderatore della Chiesa di Scozia. Nel dialogo con i Luterani, a inizio 2021 c’è stata la firma della traduzione italiana aggiornata della «Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione», «pietra miliare» dal 1999 nell’avvicinamento cattolici-luterani, che collaborano tra Caritas Internationalis e il Lutheran World Federation World’s service. Oltre all’Ungheria e Sud Sudan nel 2022 potrebbero esserci i viaggi in Serbia e Montenegro, a maggioranza ortodossa ma improbabile il viaggio in Ucraina.

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