Il 4 maggio la Festa della Sindone

Nel 1506, una bolla papale di Giulio II istituì la festa della Sindone, ma allora il lenzuolo, ritenuto essere quello che avvolse il corpo del Cristo nel sepolcro, era custodito nella Santa Cappella di Chambéry. Nel 1578 Emanuele Filiberto di Savoia, che aveva trasferito la capitale del ducato a Torino, trasferì la reliquia, di proprietà della sua famiglia, a Torino, ufficialmente per agevolare il pellegrinaggio di san Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano

502

Da molto tempo a questa parte il 4 maggio non è un giorno qualunque per la città di Torino. Nel 1506, una bolla papale di Giulio II istituì la festa della Sindone, ma allora la questione poteva anche passare inosservata, in quanto il lenzuolo, ritenuto essere quello che avvolse il corpo del Cristo nel sepolcro, era custodito nella Santa Cappella di Chambéry. Ma, nel 1578, Emanuele Filiberto di Savoia, che da quindici anni aveva trasferito la capitale del ducato a Torino,  spostò la reliquia, di proprietà della sua famiglia, a Torino, ufficialmente per agevolare il pellegrinaggio di san Carlo Borromeo, il vescovo piemontese di Milano. Era l’ultimo atto che sanciva la priorità degli interessi italiani di quella casata, rispetto alle sue origini francesi: un passo lungimirante nella storia. Da allora la Sindone, salvo brevi periodi di sicurezza, è conservata in Duomo e la sua festa è diventata un momento importante per la città. Passati quattrocento anni dal trasferimento, nel 1978, ci fu la sua prima ostensione pubblica dopo la seconda guerra mondiale (se si esclude quella esclusivamente televisiva del 1973), tra i pellegrini un non così famoso vescovo polacco, Karol Wojtyła, che, sempre nel 1978, diventerà papa e più tardi santo, Giovanni Paolo II.

Drammaticamente, da settantacinque anni, questa data ha assunto un altro significato importante, ma più drammatico.  Il 4 maggio 1949, l’aereo che riportava a casa il Grande Torino, dopo una partita amichevole a Lisbona, si schiantò contro la collina di Superga. Difficilmente è possibile scrivere qualcosa di nuovo o di originale su quel momento, su quei giocatori, su quell’epoca: era una squadra che era già una leggenda prima ancora di diventare un mito. Gli eroi son tutti giovani e belli, Muor giovane colui che al cielo è caro, potrebbero dire alcuni. Con i giocatori perirono l’equipaggio, dirigenti, addetti e giornalisti. Da allora la ricorrenza è diventata l’occasione di una sorta di pellegrinaggio per i tifosi granata e non solo per loro.

Da qualche settimana è nuovamente possibile raggiungere la sommità del colle anche con la tranvia a dentiera (la Dentera). Si tratta dell’ultimo tipo di tranvia a cremagliera rimasto in Italia e uno dei pochi al mondo. Fu inaugurato centoquarant’anni or sono, il 27 aprile 1884, con un sistema di trascinamento delle carrozze a fune, impianto che durò per un cinquantennio, fino al 1934. In un anno fu sostituito con quello attuale.

Tra le manifestazioni per il settantacinquesimo anniversario della tragedia di  Superga, c’è la simbolica inaugurazione del primo campo di calcio del nuovo centro sportivo giovanile granata, il Robaldo, a Mirafiori Sud, il cui completamento è previsto per il 2025.

Lo stesso giorno il Giro d’Italia ciclistico ricorderà l’anniversario con la tappa inaugurale Venaria Reale – Torino, che transiterà anche per Superga, e con un’apposita maglia dedicata agli invincibili. Per la quarta volta la corsa inizia a Torino, le altre sono state nel 1961 e nel 2011 in occasione del centenario e del centocinquantenario dell’Unità d’Italia, e l’ultima nel 2021, con una cronometro individuale vinta dal piemontese Filippo Ganna. Sono stati otto i ciclisti piemontesi a vincere la corsa rosa, alcuni molto noti, come Balmamion, Coppi, Girardengo e Saronni e altri quasi dimenticati: Brunero, Camusso, Marchisio e Valetti.

Le prime quattro le partenze del Giro saranno in regione, la quarta da Acqui Terme, peccato che non sia un arrivo: il vincitore, anziché col tradizionale spumante,  avrebbe potuto brindare col Brachetto di Acqui, proclamato vitigno autoctono piemontese dell’anno 2024. Nel 2023 il titolo era toccato all’Erbaluce di Caluso.

4

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome