Il beato Allamano verso la canonizzazione

Cause dei Santi – Lo scorso 14 settembre la causa per la canonizzazione del beato Giuseppe Allamano, indimenticato rettore del santuario della Consolata per 46 anni (1880-1926), ha compiuto un passo avanti «importante che permette di intravedere più vicina la sua conclusione»: presso il dicastero delle Cause dei Santi, la Commissione dei medici ha esaminato la guarigione di un indio brasiliano, ritenuta prodigiosa

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Beato Giuseppe Allamano

Il 14 settembre la causa per la canonizzazione del beato Giuseppe Allamano, indimenticato rettore del santuario della Consolata per 46 anni (1880-1926), ha compiuto un passo avanti «molto importante che permette di intravedere più vicina la sua conclusione. A Roma presso il dicastero delle Cause dei santi, la Commissione dei medici ha esaminato la guarigione di un indio brasiliano, ritenuta prodigiosa. Il loro parere è stato affermativo. Rimangono ancora altri passaggi, non puramente formali, che si dovranno affrontare prima che il Papa approvi ufficialmente come miracolo il fatto presentato e fissi la data della canonizzazione». Lo scrive il rettore mons. Giacomo Maria Martinacci sul numero ottobre-dicembre 2023 della rivista del santuario della Consolata, che compie 125 anni.

La mattina del 7 febbraio 1996 l’indio Sorino nella foresta amazzonica del Brasile cerca cibo per sé e per la famiglia. Buon cacciatore e pescatore, è assalito alle spalle da un giaguaro che lo azzanna alla testa, gli apre la calotta e ne esce parte del cervello. Cerca di rimanere in piedi e di ferirlo, riuscendo ad allontanarlo. Padre Michelangelo Piovano, missionario della Consolata, riferisce sul bollettino del santuario (aprile-giugno 2021) del miracolo che porterà Allamano (si spera) alla canonizzazione. Sorino è un giovane del popolo Yanomami, con i quali i Missionari/e della Consolata lavorano nello Stato brasiliano di Roraima. In condizioni disperate riesce a tornare alla sua «maloca» (casa). La suora missionaria Felicita Muthoni Nyaga, impietrita e terrorizzata, lava il capo di Sorino, cercando di sistemare il cervello e di rimettere a posto la calotta mezza divelta. Si sfila la maglietta per tamponare il sangue che continua a sgorgare. Sulla jeep lo portano alla missione: l’unica possibilità è trasportarlo all’ospedale con il piccolo aereo e tentare l’impossibile.

I capi indigeni vogliono che rimanga perché, secondo le tradizioni, è nella foresta che deve morire. Suor Felicita non si dà per vinta: minacciata di morte, lo fa portare all’ospedale. L’indio le stringe forte le mani e con un filo di voce sussurra: «Mamma, voglio vivere!». La suora corre in cappella; chiede a Dio che Sorino viva e ne implora la salvezza per intercessione del fondatore Giuseppe Allamano. In sala operatoria un giovane neurochirurgo tenta l’impossibile. Le suore pregano per la guarigione, mettono sotto il materasso di Sorino una reliquia, lo assistono giorno e notte ma le condizioni peggiorano e una suora lo battezza in «articulo mortis» con il nome del papà e del fondatore: Giuseppe. Il giorno dopo dubita di trovarlo ancora vivo. Invece è seduto sul letto che mangia; migliora e torna a casa. Suore e missionari si convincono che è «una grazia ricevuta».

Dopo venticinque anni, mentre a Roma si celebra il Sinodo sull’Amazzonia (6-27 ottobre 2019) con l’esortazione apostolica «Querida Amazonia, Amata Amazzonia» (12 febbraio 2020), l’Istituto Missioni Consolata decide di cercare la documentazione e le testimonianze. Mons. Antonio Da Silva, vescovo di Roraima, nel marzo 2021 celebra il processo diocesano sulla «guarigione miracolosa». Poi il caso passa a Roma. In sostanza, due «miracoli indigeni», uno per la beatificazione dal Kenya e uno per la canonizzazione dal Brasile.

La causa di beatificazione di Giuseppe Allamano, iniziata nel 1944 dal cardinale arcivescovo di Torino Maurilio  Fossati, e rallentata da giudizi ostili, infamanti (e infondati) di alcuni preti. Si sblocca grazie al miracolo: nel giugno 1971 la kenyota Serafina Nyambura avverte dolori addominali, febbre, vomito, malessere generale, edema agli arti inferiori. Nonostante le cure, peggiora. Improvvisamente un rapido miglioramento e inspiegabile guarigione. Per la terza volta nel 1990, in piazza San Pietro, papa Wojtyła beatifica un figlio del Piemonte: il 29 aprile don Filippo Rinaldi, il 20 maggio Pier Giorgio Frassati, il 7 ottobre, Giornata Missionaria Mondiale, don Giuseppe Allamano. Dice Giovanni Paolo II: «Succedendo allo zio san Giuseppe Cafasso, ne emulò l’amore per i sacerdoti e la sollecitudine per la loro formazione. Nulla risparmio perché innumerevoli schiere di sacerdoti fossero compresi della vocazione. Diede l’esempio coniugando impegno di santità e attenzione alle necessità spirituali e sociali. Era convinto che «il sacerdote e anzitutto l’uomo della carità, destinato a fare il maggior bene possibile, a santificare gli altri con l’esempio e la parola, la santità e la scienza» Fondò i Missionari e le Missionarie della Consolata perché la Chiesa diventasse sempre più «madre feconda di figli e vigna che dà frutti di salvezza». Torino gli ha intitolato una grande arteria che tocca i comuni di Torino, Grugliasco e Rivoli e sulla quale si affaccia un grande istituto delle missionarie ella Consolata.

La rivista della Consolata nasce nel gennaio 1899. Mons. Ilario Maurizio Vigo, primo  parroco di Santa Giulia e revisore arcivescovile della rivista fin dall’inizio, suggerisce l’idea e il titolo del periodico. La decisione della pubblicazione fu presa dal rettore Giuseppe Allamano, con il suo primo collaboratore il can. Giacomo Camisassa, che ne fu direttore fino al 1922. Il 4 gennaio 1899 Allamano e Camisassa inviano il primo numero a Papa Leone XIII. Fino al gennaio 1927 fu il portavoce della vita, delle funzioni e delle opere del santuario opere. In quell’anno compare anche «Missioni Consolata», pubblicazione dell’Istituto Missioni Consolata.

Pier Giuseppe Accornero

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