Il cardinale Pizzaballa al Cottolengo

Torino – Il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, cardinale Pierbattista Pizzaballa, nel pomeriggio di domenica 5 maggio ha concluso la sua visita a Torino (4 e 5 maggio) alla Piccola Casa della Divina Provvidenza; in particolare ha incontrato le suore di Vita contemplativa del Monastero San Giuseppe e gli Ospiti nell’RSA Santi Innocenti. Infine ha presieduto il Vespro solenne con la Famiglia Cottolenghina. Foto gallery a cura di Renzo Bussio 

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Il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, cardinale Pierbattista Pizzaballa, nel pomeriggio di domenica 5 maggio ha concluso la sua visita a Torino (4 e 5 maggio) nella Piccola Casa della Divina Provvidenza – Cottolengo.

Accolto dai Superiori della Piccola Casa, padre Carmine Arice, madre Elda Pezzuto e fratel Giuseppe Visconti, in particolare ha incontrato le suore di Vita contemplativa del Monastero San Giuseppe e poi gli ospiti dell’Rsa Santi Innocenti.

Infine ha presieduto il Vespro solenne alla presenza di una nutrita rappresentanza di tutta la Famiglia Cottolenghina.

Padre Arice, nel dare il benvenuto al Patriarca di Gerusalemme, ha sottolineato il legame di fede e di storia che unisce la Piccola Casa con la Terra Santa: il 20 marzo 1914, infatti, 14 suore della Piccola Casa arrivarono a Gerusalemme per la gestione di un ospedale e vi rimasero fino al 1949 e nel 1922, altre quattro suore furono inviate a Tantur, vicino a Betlemme, dove vi rimasero fino al 1939.

«Un legame», ha detto padre Arice nell’indirizzo di saluto, «per assicurare a Lei e alle comunità cristiane, nonché al popolo di Israele e Palestinese, la nostra vicinanza, il nostro affetto e la nostra preghiera in un momento così difficile della storia».

«Ho iniziato la mia visita a Torino», ha detto il card. Pizzaballa nell’omelia, «contemplando la Sindone che è segno dell’immagine di Cristo, della Sua Passione, della Sua morte e della Sua Risurrezione. La termino qui al Cottolengo dove c’è l’altra immagine di Cristo, quella dei poveri e dei piccoli del Vangelo. Non basta, infatti, contemplare l’immagine di Cristo nei segni visibili, come il Santo Sepolcro, i luoghi Santi e la Sindone; Cristo ha bisogno di essere contemplato, amato e servito nell’immagine viva che sono i piccoli e gli ultimi».

Il cardinale ha poi parlato della difficile situazione in Terra Santa dilaniata dalla guerra in corso.

«In Terra Santa oggi», ha sottolineato, «tutto parla di divisioni, di solitudini, di odio, di rancore e di vendetta; quando ci sembra di essere vicini ad una conclusione si deve ricominciare daccapo. Sembra che il diavolo voglia fermare ogni iniziativa di bene, però il bene si compie ugualmente, ed è il bene che voi conoscete qui al Cottolengo».

«Grazie per quello che siete», ha concluso, «il Cottolengo è in tutto il mondo segno di fiducia nella Provvidenza ed è un luogo pieno di vita. E in Terra Santa, anche se tutto sembra parlare di morte, ci sono tante persone che donano la vita e che rendono la Terra Santa ancora un luogo dove la speranza non è solo una parola ma una realtà che si può toccare. Vi chiedo di pregare per noi e chissà che un giorno la vostra testimonianza possa ritornare in Terra Santa per riportare quello stile che vi appartiene e di cui tutti, nel mondo e nella Chiesa, abbiamo bisogno».

Al termine del Vespro e della visita padre Arice ha donato al card. Pizzaballa una reliquia di San Giuseppe Cottolengo perché possa essere segno di pace a Gerusalemme e in Terra Santa.

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