Il cardinale Pierbattista Pizzaballa due giorni a Torino

Il 4 e il 5 maggio – La visita del Patriarca di Gerusalemme in occasione della Festa liturgica della Sindone e del Centenario di fondazione dell’Opera diocesana Pellegrinaggi. Fitto calendario di incontri: la Messa in Cattedrale, la testimonianza al Santuario della Consolata, le visite a Valdocco, al Cottolengo e al Sermig

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È molto più di una testimonianza di prima mano: la visita del Patriarca di Gerusalemme dei Latini a Torino rappresenta per la diocesi e per tutta la città un’occasione di conoscenza diretta e, insieme, una «sperimentazione di fraternità» con la comunità cristiana e i popoli che in Terra Santa subiscono l’orrore della guerra e vivono, da decenni, lo scandalo della divisione e dell’odio.

Il cardinale Pizzaballa ha accolto l’invito dell’Arcivescovo per partecipare, a Torino, a due momenti importanti di celebrazione: la festa liturgica della Sindone e il centenario di fondazione dell’Opera diocesana Pellegrinaggi. Nelle giornate di sabato 4 e domenica 5 maggio il Patriarca ha un calendario fittissimo. Dopo un incontro con i giornalisti e gli operatori turistici, alle 18 in Cattedrale presiede la Messa nella festa della Sindone; alle 21 incontra la cittadinanza al santuario della Consolata, nell’ambito del ciclo promosso da «La voce e il Tempo». Nella giornata di domenica il Patriarca incontrerà i giovani delle comunità salesiane, a Maria Ausiliatrice, e sarà a visitare la Piccola Casa del Cottolengo e il Sermig. In serata ripartirà, via Malpensa, per Tel Aviv.

Il cardinale ha un’esperienza approfondita della realtà di Terra Santa: dal 1990 ha vissuto a Gerusalemme, come studente e poi professore presso gli Studi biblici della città; è stato poi per 12 anni (2004-2016) Custode di Terra Santa, cioè responsabile della «Provincia Ultramarina», voluta da Francesco d’Assisi per il suo Ordine, con il mandato di tutelare e animare la presenza cristiana in Palestina. Conoscitore della lingua ebraica, ha avviato, presso il Patriarcato, il primo servizio pastorale per i cristiani di espressione ebraica: un’attività che coinvolge un gruppo numericamente piccolo di persone e famiglie ma che ha un grande significato culturale e religioso, poiché rappresenta il «ponte» tra la cultura ebraica dell’Israele contemporanea e la fratellanza profonda tra le religioni dell’Antico e Nuovo Testamento. Nell’ambito di questo impegno nel 1995 il card. Pizzaballa curò la pubblicazione del Messale romano e di altri testi liturgici in lingua ebraica.

Nel 2016 è stato nominato da papa Francesco amministratore apostolico di Gerusalemme dei Latini, e Patriarca dal 2020. In questo incarico ha speso molte energie per riordinare le attività e i servizi del Patriarcato, risanando anche una situazione economica compromessa. La profonda conoscenza del mondo e della cultura ebraica ha consentito a p. Pizzaballa di mantenere un terreno d’incontro con il governo di Israele, in un contesto obiettivamente difficile per i cristiani (che in Israele sono poche decine di migliaia, 10 mila nella città di Gerusalemme). Si è anche rafforzato il lavoro comune tra le Chiese cristiane, chiamate sempre più sovente a sperimentare un «ecumenismo pratico» che mette in ombra le antiche divisioni storiche e teologiche.

Il Patriarca è sempre stato molto attento a valorizzare e incoraggiare i pellegrinaggi dei cristiani verso la Terra Santa, dimostrando la massima disponibilità ad incontrare e accogliere i gruppi in visita, e dunque aiutando «noi» a comprendere meglio la realtà in cui opera la Chiesa in quei territori. Per l’Opera Pellegrinaggi torinese l’incontro con il cardinale qui a Torino sta al centro delle celebrazioni del centenario; così come la Terra Santa rimane la ragione principale del servizio stesso dell’Opera (Ed è ovvio che la guerra è davvero un «cattivo affare» per tutti, perché toglie anche alla nostra gente la possibilità di conoscere o di tornare nella terra di Gesù).

Nelle numerose interviste e dichiarazioni che ha rilasciato in questi mesi il cardinale è tornato continuamente a sollecitare prima di tutto la «attenzione» dell’Occidente verso i popoli della Terra Santa: nel disastro che ogni guerra è, questo conflitto continua ad essere diverso, perché le divisioni che porta alla luce stanno non solo in Medio Oriente ma nel cuore dell’Occidente, e nello stile di una «civiltà» che, come ricorda papa Francesco, non è capace a stare lontano dalle armi…

L’esperienza di padre Pizzaballa – frate, missionario, pastore – è quella di testimoniare anche nella nostra realtà le povertà le divisioni e le contraddizioni in cui versiamo – e la speranza che ci sostiene. Lui lo disse così, nel giorno della sua consacrazione episcopale: «La Terra Santa è crocevia di difficoltà e divisioni di ogni genere: tra le Chiese, tra le fedi monoteiste e tra i popoli che la abitano. Le difficoltà appaiono sempre enormi e insormontabili. In tale contesto, la Chiesa apparentemente sembra schiacciata da queste situazioni. Altri invece potrebbero cadere nella tentazione di credere di essere chiamati a portare nei drammi di quella Terra la “loro salvezza”, basata su propri mezzi e strategie. Ebbene, in queste circostanze, la Parola di Dio ci ricorda che solo alla Grazia dobbiamo affidarci e a nient’altro. La Chiesa di Terra Santa non ha mezzi e non ha potere. Ha solo Cristo e la sua Grazia».

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