Il disastro delle urne vuote

Allarme democratico – Crolla l’affluenza elettorale alle elezioni regionali in Lazio (37%) e in Lombardia (41%). A Roma due elettori su tre non sono andati a votare. Vince il centrodestra, opposizioni divise e perdenti. Il governatore Fontana confermato in Lombardia, Rocca conquista il Lazio

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Nella capitale, dove hanno sede tutte le istituzioni della Repubblica, due romani su tre non sono andati a votare per la Regione. Un flop clamoroso, senza precedenti. Risultati non migliori nell’intero Lazio (37 per cento dei votanti) e in Lombardia (41 per cento). Il centro-destra ha vinto a Roma e a Milano, ma i governatori, Rocca e Fontana, hanno ottenuto appena il 18-20 per cento dei suffragi degli aventi diritto: due governatori espressi da una minoranza. Il sistema maggioritario, introdotto per garantire meglio la governabilità, rischia di divenire la rappresentanza delle elites, come nell’Italia liberale dell’Ottocento.

La disaffezione delle urne, come ha osservato l’autorevole sondaggista Noto (Rai), ha colpito trasversalmente le forze politiche; è una sfida ai partiti, in primis al centro-sinistra che si è presentato alla consultazione diviso e, quindi, senza alcuna concreta possibilità. Il centro-destra, come ha scritto «Il Fatto quotidiano», ha vinto per assenza degli avversari.

I giovernatori della Lombardia, Attilio Fontana, e del Lazio, Francesco Rocca

L’entità del fenomeno astensione denota anzitutto l’insoddisfazione dell’elettorato per l’inadeguatezza dell’offerta politica: questo riguarda entrambe le coalizioni, con motivazioni diverse.

Nel centro-sinistra i grillini di Conte e i centristi di Calenda-Renzi hanno puntato sulla scomparsa del Pd: il voto li ha smentiti, entrambi hanno ottenuto risultati ad una cifra che ne segnano l’irrilevanza, mentre i Dem di Letta hanno superato l’asticella del 20 per cento. Grillini e centristi dovranno scegliere se tornare ad accordi nel centro-sinistra o mantenere una posizione autonoma che, di fatto, favorisce il Governo Meloni.

Il Pd, alla vigilia delle primarie, ha superato il rischio dell’eclisse, ma permane forte il contrasto interno con due linee: Bonaccini propone di ricucire con Conte e Calenda, la verde-radicale Schlein punta sull’intesa a sinistra che, tuttavia, a Milano ha fallito. Ci sono poi questioni programmatiche aperte di oggettiva rilevanza: dal ruolo dello Stato nell’economia alla riforma delle autonomie regionali, sino ai temi etici: la sinistra spinge per l’eutanasia, il diritto all’aborto, il matrimonio egalitario, i centristi non sono d’accordo. E gli elettori?

Problemi non indifferenti anche nella coalizione di governo, che vince ma non cancella le sue divisioni. Clamoroso il contrasto sulla politica estera: Berlusconi ha contestato la Meloni per l’incontro con Zelensky, accusando il Presidente ucraino di essere responsabile della guerra (la tesi di Putin); Salvini dal canto suo ha contestato la proposta Rai di un intervento del Presidente ucraino al Festival di Sanremo; Viale Mazzini gli ha dato ragione: Zelensky ha inviato un testo scritto, letto in piena notte, dopo le due, quando nella Federazione Russa la trasmissione era oscurata. La Meloni con Kiev, Berlusconi e Salvini filo-Mosca: e l’elettore cosa può scegliere?

La politica estera è il cardine delle scelte repubblicane: si può stare insieme e divisi tra Biden e Putin?

Altre questioni riguardano le riforme istituzionali, con i forzisti cauti sulla riforma presidenziale e la Meloni prudente sull’autonomia differenziata delle Regioni chiesta dalla Lega (ma dopo il flop del voto regionale molti chiedono la ridiscussione del ruolo, a cominciare da Romano Prodi).

Resta una questione di fondo: il dibattito politico, complice il circo mediatico, ruota eccessivamente sull’immediata attualità, senza un grande respiro ideale. Si è parlato per una settimana del Festival di Sanremo, come fosse l’ombelico del mondo. Restano in ombra le grandi questioni poste dall’umanesimo cristiano, dalla rivoluzione liberale minacciata dalle nuove tecnologie, dall’aspirazione alla giustizia del movimento socialista. Si discute del busto di Benito Mussolini custodito nell’abitazione del presidente del Senato, La Russa.

L’elettore è giustamente sconcertato e i partiti politici possono rispondere alla sfida con un grande ritorno ai valori della Costituzione repubblicana, smentendo nei fatti il politologo Louis Fukuyama che, alla caduta del Muro di Berlino, aveva profetizzato il declino della politica, della cultura, della religione e la dittatura del capitalismo. I partiti debbono rilanciare il primato della politica e il ruolo equilibratore dello Stato, non prono all’economia di mercato. In assenza di forti riferimenti, l’elettorato continuerà a disertare le urne, perché non appassiona votare per la gestione delle Asl.

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