Il Dna della comunità cristiana

Commento alle Letture della X Domenica del Tempo ordinario (9 giugno) – Vangelo Marco 3,22-30

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Solo domenica scorsa eravamo alle prese con il pane e con il vino nella Solennità del Corpus Domini. Anche oggi, seppur in modo del tutto coincidente, l’Evangelista Marco ha un inciso sul cibo da cui vorrei partire. Tanta folla si accalca attorno a Gesù che insegna la Parola di Dio e lo fa mentre si trova in casa. È probabile che questa casa sia la casa di Pietro dove Gesù trova ospitalità tutte le volte che si reca a Cafarnao, la sua città adottiva. C’è una folla numerosa che spesso l’Evangelista descrive nel suo «assedio» a Gesù.

Tutta questa folla impedisce a Gesù e ai suoi discepoli di prendere cibo. Da un lato possiamo richiamare il riferimento alle tentazioni dove è detto esplicitamente che non di solo pane vive l’uomo, dall’altro invece questo impedimento è dato da tutti coloro che in qualche modo manifestano la loro contrarietà all’insegnamento del Maestro: questa contrarietà ostacola il nutrimento alla fede e alla fiducia in Gesù.

Il riferimento dunque non è, secondo alcuni esegeti solo al pane che sazia la fame fisica ma al pane che è la Parola di Dio: Gesù non può sfamare perché la sua opera è ostacolata. Chi sono quelli che si pongono come ostacolo all’azione di Gesù e alla sua Parola che nutre e sfama. Marco ci indica dapprima i «suoi», quelli della sua famiglia che stando fuori lo vengono a riprendere dicendo «è fuori di sé». Un’espressione questa piuttosto forte che anticipa anche se con un linguaggio diverso l’accusa degli altri protagonisti in negativo di questo brano: gli scribi.

Questi ultimi scendono apposta da Gerusalemme, la capitale religiosa del tempo, per accusare Gesù con l’accusa di essere un bestemmiatore, un uomo che non agisce con il dito di Dio bensì posseduto da Beelzebul il principe dei demoni. Possiamo dire che in quella casa, dove Gesù si trova non viene certo creato un clima amichevole e di accoglienza. Gesù risponde punto per punto alle accuse. Ai primi richiama il principio che se il Principe dei demoni esercita la sua forza ancor di più il Signore Dio esercita la sua forza in un modo ancor più straordinario non fosse altro che non può operare contro sé stesso. Ma è sulla risposta ai suoi familiari che vorrei soffermare l’attenzione e poter offrire una piccola riflessione. Essi entrano di nuovo in scena dopo la parte della discussione con gli scribi. In questa seconda scena l’Evangelista annota astutamente che sono essi, i familiari, adesso ad essere fuori e non si accorgono che Gesù è al centro e da questa posizione centrale può guardare con attenzione la scena e soprattutto guardare i loro cuori, scrutarli in profondità. In questa scena avviene un ribaltamento di situazione evidentissimo: i familiari lo richiamano a tornare «dentro di sé», lo richiamano al buon senso, ad essere prudente, a parlare sì di Dio e della sua misericordia ma a farlo con toni e immagini più equilibrate e non così forti ed esigenti: insomma vogliono un messaggio tutto per loro, un Vangelo su misura e come misura il «buon senso».

Il buon senso come denominatore comune nella comunità di Gesù. Gesù allarga lo sguardo e spinge fuori quelli che si sentono della sua cerchia «dentro» e mette dentro invece quelli che non hanno altro desiderio e regola di vita di fare la volontà di Dio. Nel fare la volontà di Dio è rintracciabile il nuovo Dna della comunità cristiana, dei discepoli del Maestro che imparano continuamente che quando si tratta di amare, perdonare, condividere e donare, il buon senso non vale e non serve, vale e serve invece la novità assoluta del Vangelo. Essere padri, madri, fratelli, sorelle di Gesù equivale a «sentirsi fuori» che significa «sentirsi oltre», sempre un poco di più di quello che sarebbe il dovuto, il necessario. Del resto già in altri brani avevamo ritrovato espressioni «oltre»: se uno ti costringe a fare un miglio con lui tu fanne due (Mc 5, 41) e ci hanno indicato con forza che la via del Vangelo ci supera e ci porta sempre al di là di noi stessi e delle nostre legittime previsioni e del nostro umano «buon senso».

padre Andrea Marchini 

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