Il dolore del Papa per il Nicaragua

Appello – «Seguo da vicino con preoccupazione e dolore la situazione in Nicaragua che coinvolge persone e istituzioni. Esprimo la convinzione e l’auspicio che, per mezzo di un dialogo aperto e sincero, si possano trovare le basi per una convivenza rispettosa e pacifica». Questo ha chiesto Papa Francesco all’Angelus di domenica 21 agosto, unendo la propria voce a quella di istituzioni internazionali e delle Chiese d’America e d’Europa

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«Seguo da vicino con preoccupazione e dolore la situazione in Nicaragua che coinvolge persone e istituzioni. Esprimo la convinzione e l’auspicio che, per mezzo di un dialogo aperto e sincero, si possano trovare le basi per una convivenza rispettosa e pacifica». Questo chiede Papa Francesco all’Angelus di domenica 21 agosto 2022, unendo la propria voce a quella di istituzioni internazionali e delle Chiese d’America e d’Europa preoccupate dopo la chiusura delle emittenti cattoliche, lo stop al lavoro delle ong, l’espulsione delle Suore di Madre Teresa, la sospensione delle attività, l’arresto di sacerdoti e gli arresti domiciliari del vescovo di Matagalpa mons. Rolando Álvarez: secondo la polizia il vescovo avrebbe cercato di «organizzare gruppi violenti» e incitato «ad atti di odio per destabilizzare il governo». «Vogliamo fare la volontà di Dio, siamo nelle sue mani» scrive in un messaggio il vescovo, 55 anni, la cui salute è peggiorata.

Papa Francesco all’Angelus di domenica 21 agosto 2022

LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE È PREOCCUPATA. L’Onu parla di grave «ostruzione dello spazio democratico e civico»; l’Organizzazione degli Stati americani (Osa) e la Commissione interamericana per i diritti umani di «persecuzione e criminalizzazione». Nei numerosi messaggi l’invito alla preghiera e a una vicinanza fattiva al Paese centroamericano e la sottolineatura della testimonianza di fede. Mons. Álvarez esprime fiducia nella preghiera, «consapevoli che la preghiera è la forza del cristiano, l’invito è a continuare a implorare Cristo perché interceda e vegli su questo suo piccolo gregge». Nel pieno della notte forze di polizia e agenti paramilitari hanno fatto irruzione nella Curia di Matagalpa e hanno prelevato il vescovo e 8 persone. Centinaia hanno cercato di proteggere il vescovo e gli altri. Il cardinale Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua e vice-presidente della Conferenza episcopale nicaraguense, ha visitato il vescovo: le sue condizioni sono peggiorate ma il suo spirito e il suo morale sono forti.

IL SEGRETARIO GENERALE DELL’ONU ANTONIO GUTERRES «è molto preoccupato per la grave ostruzione dello spazio democratico e civico in Nicaragua e per le recenti azioni contro le organizzazioni della società civile, comprese quelle della Chiesa». Ribadisce l’appello al governo di Daniel Ortega affinché garantisca «la tutela dei diritti umani di tutti i cittadini, in particolare i diritti universali di riunione pacifica, libertà di associazione, pensiero, coscienza e religione». Che in Nicaragua la democrazia e la Chiesa siano sotto attacco dei sandinisti nessun dubbio. Messaggi di solidarietà da tutto il mondo condannano «le forze repressive del regime di Ortega-Murillo». La Commissione interamericana per i diritti umani condanna «l’escalation nella repressione contro i membri della Chiesa» ed esorta «a cessare questi atti».

I MESSAGGI DELLE CONFERENZE EPISCOPALI SONO MOLTO ESPLICITI. Celam, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Bolivia, Messico, Uruguay, Ecuador, Brasile, Perù, Colombia e Argentina chiedono: «Basta vessazioni contro la Chiesa cattolica, chiusura forzata delle ong, persecuzione dei media». La risoluzione «La situazione in Nicaragua» votata dall’Organizzazione degli Stati Americani a larga maggioranza, 27 voti su 34, rivolta presidente-dittatore Ortega. Richieste che sono una condanna delle azioni del governo comunista che mirano a porre un bavaglio attorno a coloro che sono considerati nemici dell’attuale regime. Un appello al quale ha unito la voce la Santa Sede per bocca dell’osservatore permanente: mons. Juan Antonio Cruz Serrano esprime la preoccupazione vaticana e invita a trovare «vie di intesa, basate sul rispetto e sulla fiducia reciproca dirette al bene comune e alla », che ribadisce che la Santa Sede «è sempre pronta a collaborare con quanti si impegnano nel dialogo, strumento indispensabile di democrazia e garante di una civiltà più umana e fraterna».

UNA DECISIONE VIETA LA PROCESSIONE PER LE VIE DI MANAGUA, processione che verrà celebrata all’interno della cattedrale. Ma suscitano scalpore anche l’espulsione dal Paese delle Missionarie della Carità di Madre Teresa; la chiusura di una decina di emittenti cattoliche; il blocco imposto dalla polizia al vescovo di Matagalpa Rolando José Álvarez Lagos, che da una settimana non può uscire dalla sua sede per andare a celebrare Messa, tacciato di fomentare rivolte nelle sue omelie. In un messaggio inn Internet mons. Alvarez scrive: «Siamo nelle mani di Dio. Vogliamo fare la sua volontà e tutto per la sua gloria». Di «guerra silenziosa» contro la Chiesa in Nicaragua parla il cardinale arcivescovo di Tegucigalpa Oscar Rodríguez Maradiaga. Esprime solidarietà alla comunità cattolica stretta in un assedio dal governo. Da queste dure parole quali emerge una Chiesa vessata e perseguitata.

«CI UNIAMO ALLE RICHIESTE DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE, che hanno trovato voce nelle dichiarazioni del segretario dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Chiediamo ai responsabili politici di garantire la libertà di culto e di opinione non solo agli esponenti della Chiesa cattolica, ma a tutti cittadini». Lo scrive il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna cardinale Matteo Maria Zuppi, nella lettera a mons. Carlos Enrique Herrera Gutiérrez, presidente della Conferenza episcopale del Nicaragua: «Con sgomento e incredulità riceviamo notizie delle dure persecuzioni che il popolo di Dio e i suoi pastori stanno subendo a motivo della fedeltà al Vangelo della giustizia e della pace». Il presidente della Cei definisce l’arresto di mons. Rolando José Álvarez Lagos, insieme a sacerdoti, seminaristi e laici «un atto gravissimo che non ci lascia insensibili e che ci induce a tenere alta l’attenzione su quanto accade a questi nostri fratelli nella fede». Zuppi assicura «la nostra preghiera e la nostra costante attenzione».

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