Il dolore dell’Arcivescovo per la tragedia sul lavoro in via Genova

Torino – Lunedì 20 dicembre, in Arcivescovado, l’Arcivescovo ha incontrato i giornalisti per il tradizionale scambio di auguri di Natale. Oltre a presentare le iniziative della diocesi per fine anno (la prima tappa dell’Incontro Europeo di Taizè e la contemplazione della Sindone), mons. Nosiglia si è soffermato sulla tragedia del lavoro avvenuta sabato 18 dicembre in via Genova

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Lunedì 20 dicembre, in Arcivescovado, l’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia ha incontrato i giornalisti per il tradizionale incontro di Natale con lo scambio di auguri. Di seguito pubblichiamo il testo del suo intervento.

Siamo qui per presentare le iniziative della diocesi nei giorni di fine anno, e per scambiarci gli auguri di Buon Natale.

Ancora una volta ci troviamo ad essere messi alla prova. L’emergenza sanitaria continua, malgrado il grande e doveroso sforzo per le vaccinazioni. I quasi due anni di pandemia hanno poi rivelato molte altre fragilità del nostro tessuto sociale. Ci sono sacche di povertà che si allargano anche in quello che una volta era il ceto medio. E la cronaca quotidiana ci evidenzia tanti episodi di violenza e intolleranza che sono un segno preciso di disagio, come se facessimo sempre più fatica a sopportare le situazioni difficili. Ci manca un po’ l’ascolto.

Troppo presi da noi stessi, dalle nostre idee, rischiamo di chiuderci, di non fare più quello sforzo, così necessario, di capire l’altro, di comprendere la complessità della società in cui tutti viviamo. Invece, il rispetto delle opinioni e il rigore nei comportamenti, individuali e collettivi, è alla base della convivenza!

Lo dico da credente, ma oso rivolgermi anche a chi non crede: oggi più che mai siamo messi alla prova. Abbiamo capito, drammaticamente e rapidamente, che il nostro sistema di vita di prima era fragile e non sostenibile, e forse non ci siamo ancora abituati a comprendere che tutti siamo corresponsabili di noi stessi e del mondo in cui viviamo. La prova consiste proprio in questa capacità di «tenere», di riuscire a continuare ad essere una società civile, in cui ci si ascolta e ci si rispetta, pur avendo idee e convinzioni diverse.

Taizé e la Sindone

Anche il Natale che stiamo preparando subisce le conseguenze dell’emergenza sanitaria. Ma so che in tutte le parrocchie e comunità della diocesi si cerca di mantenere vivo e forte il senso della comunità pur rispettando tutte le norme di sicurezza necessarie. Con lo stesso stile ci muoveremo in Cattedrale, dove ci prepariamo a ospitare un momento di preghiera di fronte alla Sindone nel pomeriggio di giovedì 30. Don Ramello e don Gottardo illustreranno poi nei dettagli queste iniziative. A me preme ricordare che abbiamo voluto mantenere questo appuntamento, all’interno dell’Incontro europeo dei giovani di Taizé, perché questo è un gesto di coraggio e di speranza. L’incontro avrebbe già dovuto svolgersi a dicembre 2020, ora proviamo a celebrarlo in due tappe, dicembre 2021 e luglio 2022. Ma lo spirito è lo stesso: i giovani d’Europa a Torino significano accoglienza e conoscenza reciproca. E sono anche occasione per «mobilitare» la città intorno a un evento che è di tutti, non  solo della Chiesa cattolica e delle altre Chiese cristiane.

Gli auguri li fa Dio

E ora gli  auguri. Gli auguri è il Signore che li realizza. Noi li formuliamo, ma non tocca a noi stabilire quando, come, dove si realizzeranno. A noi tocca metterci l’intelligenza e il cuore, la capacità di coltivare una speranza che esprime il bene che ci vogliamo, la gioia e la felicità che vorremmo vedere in tutte le persone.

Ecco allora il mio augurio è soprattutto questo: che siamo capaci davvero di ascoltarci e accoglierci, come cristiani e come cittadini, superando divisioni economiche ed ideologiche, pregiudizi e superbie culturali. Perché il Signore che nasce debole, povero, bambino, viene per tutti, ed è un bene di tutti. Buon Natale. Aggiungo solo alcune cose che ritengo utile ricordare. Il comunicato sul programma  di Taizé e la marcia della pace lo trovate  nelle email.

La mia lettera di Natale “Oggi è nato per voi un Salvatore”

La Messa di Natale

Alla Messa del giorno di Natale, in Duomo a Torino, ci saranno anche un gruppo di dipendenti della ex Embraco. La fabbrica sembra non avere più futuro, ma le persone sono ancora lì; e la loro vicenda continua a interpellarci. Non cesserò mai di impegnarmi verso le istituzioni e ogni altra realtà economica a provare vie e modalità nuove per rendere possibile una ripresa del lavoro di questi carissimi amici e loro famiglie che hanno segnato con il loro dramma la mia vita di vescovo in questi ultimi anni.

La tragedia del lavoro

Ma in questi giorni le tragedie del lavoro si impongono all’attenzione di tutti noi. Di fronte alle persone morte nel crollo della gru in via Genova stiamo tutti adoperando molte parole: voi giornalisti per raccontare, altri per commentare.

Ma tutti ci accorgiamo che queste parole non bastano più. Ci sembra di aver detto tutto: dei morti sul lavoro, della necessità di sicurezza, della disperazione di famiglie e città intere.

Questo doloso evento purtroppo è uno dei tanti episodi incresciosi che succedono ormai di frequente anche nella nostra città e in genere nel nostro Paese. Per questo non possiamo  e vogliamo più limitarci a deplorare le cause che determinano simili avvenimenti. Ma nemmeno dobbiamo solo chiedere che si attivino le necessarie verifiche e controlli sul lavoro pure necessarie, ma non esaustive. Bisogna che il problema sia affrontato da tutto il mondo del lavoro e della politica e sia ritenuto uno dei doveri primari e indispensabili da tenere in considerazione permanente.

Cari amici il mio cuore è profondamente turbato di fronte a questi fratelli e le loro famiglie  che subiscono una tale  imperdonabile, dolorosa situazione. In queste circostanze mi rendo conto di quanto le parole di conforto e solidarietà e viva partecipazione che si esprimono ai loro cari e in particolare alla propria famiglia siano ben poca cosa rispetto alla tragica realtà con cui bisogna fare i conti. Per questo anche la nostra preghiera è carica di dolore e tristezza ma anche di profonda fede  e speranza. Niente infatti né morte, né tribolazione e sofferenza, potranno mai separarci dall’amore di Dio che ci viene donato in Cristo Gesù nostro salvatore.

Tragedie come queste sono la nostra vergogna. Perché qui non è un terremoto, non è un virus a colpirci: ma il dover constatare che non siamo ancora capaci, come società civile, come politici, come legislatori, di mettere la sicurezza della vita al primo posto, in ogni campo di attività.

Ma io sento di dover andare anche oltre. Nel dolore, nel cordoglio, nella vicinanza al lutto con i familiari delle vittime, io credo che tutti noi abbiamo qualcosa da imparare e da ricordare. E cioè che anche il dolore e la morte fanno parte della nostra vita. E che la nostra sicurezza dipende anche da quanto siamo capaci di affrontare queste situazioni, di uscirne più forti e più solidali.

Auguri a tutti voi cari giornalisti; anche per voi Gesù nasce e si fa presente quando rendete patrimonio di tutta la gente i valori e la capacità di amore che ci tengono vivi.

+ Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino

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