Il dolore di Papa Francesco per l’assassinio di padre Olivier Maire

«Con molto dolore ho appreso l’omicidio del padre monfortano Olivier Maire. Rivolgo le mie condoglianze ai Monfortani di Saint-laurent-sur-Sèvre in Vendea, alla sua famiglia e ai cattolici di Francia. Assicuro la mia partecipazione e la mia vicinanza spirituale». Sono le parole di Papa Francesco all’udienza dell’11 agosto sul «martire della carità», come hanno subito chiamato il sacerdote assassinato in Vandea (Francia) il 9 agosto

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Padre Olivier Maire

«Con molto dolore ho appreso l’omicidio di padre Olivier Maire. Rivolgo le mie condoglianze ai Monfortani di Saint-laurent-sur-Sèvre in Vendea, alla sua famiglia e ai cattolici di Francia. Assicuro la mia partecipazione e la mia vicinanza spirituale».

Sono le parole di Papa Francesco all’udienza dell’11 agosto sul «martire della carità», come hanno subito chiamato il sacerdote assassinato in Francia il 9 agosto 2021: il padre monfortano Olivier Maire, 60 anni, è stato ucciso a Saint-Laurent-sur-Sèvre in Vandea. L’omicida si è consegnato alla gendarmeria: è un ruandese, che nel luglio di un anno fa diede fuoco alla Cattedrale di Nantes. Olivier, superiore provinciale dei Missionari Monfortani, «è testimone di un’accoglienza che non aveva paura» titolala «Radio Vaticana» sottolineando che dava ospitalità al suo carnefice, un uomo con turbe psichiatriche e parlando di «grande dolore e sgomento della Chiesa francese».

Emmanuel Abayisenga, il rifugiato ruandese che un anno fa aveva dato fuoco alla Cattedrale di Nantes, e in libertà vigilata, era ospitato da padre Olivier Maire, che non aveva esitato ad accogliere l’uomo, rilasciato sotto controllo giudiziario all’inizio di giugno. Il giovane si è presentato alla gendarmeria di Mortagne-sur-Sèvre e ha confessato di averlo ucciso. «Padre Maire – dice mons. Eric De Moulins-Beaufort, presidente dei vescovi francesi – ha vissuto la sequela di Cristo fino alla fine, nell’accoglienza incondizionata di chiunque». Sono trascorsi cinque anni dalla brutale uccisione di padre Jacques Hamel a Rouen, mentre pregava in chiesa, da parte di due terroristi islamici che avevano giurato fedeltà al sedicente Stato islamico. Per padre Maire gli inquirenti escludono un movente legato al terrorismo.

La Chiesa francese è ripiombata nello sgomento. Vicinanza e solidarietà ai cattolici è espressa da Emmanuel Macron, presidente della Repubblica, e dal primo ministro Jean Castex, che si dicono «profondamente sgomenti». La Conferenza episcopale e la Conferenza dei religiosi esprimono immensa tristezza e assicurano preghiere. Mons. Dominique Lebrun, vescovo di Rouen, ricorda le prime e le ultime parole della preghiera che Gesù ha insegnato: «Padre nostro» e «liberaci dal male». Sottolinea: «Ogni giorno il cristiano recita questa preghiera e ritrova la speranza nella fratellanza che Dio desidera per tutti gli uomini. Con tutti gli uomini di buona volontà, il cristiano vuole lottare contro ogni violenza intorno e dentro di lui. Le sue armi sono quelle della giustizia, della pace e del perdono». Domenica 15 agosto, solennità dell’Assunta, «pregheremo intensamente la Vergine Maria per la Francia, con il cuore nella Vandea».

Mons. François Jacolin, vescovo di Luçon, ricorda padre Maire: «Aveva dedicato la sua vita al servizio di Dio e al servizio di tutte le persone. La sua morte è una tragedia, ma allo stesso tempo, nella fede ha un senso. Cristo ci dice: “Se il seme non muore, rimane solo, ma se muore, porta molto frutto”. Questo pensiero mi viene pensando a padre Maire, che si è dato agli altri». Conosciuto per la sua profonda fede e la sua apertura agli altri – comunica la diocesi di Luçon – «è morto vittima della sua generosità, martire della carità». Non solo, era «un biblista, un appassionato dei Padri della Chiesa, uno studioso il greco patristico ed era diplomato in psicologia. Per lui gli scritti di San Lugi Maria Grignion di Montfort, redatti 300 anni fa, conservavano tutta la loro attualità per spiegare e vivere la fede». In un incontro internazionale di spiritualità monfortana disse: «La Sapienza eterna e incarnata ci chiama. Essa grida che non può essere felice senza di noi, ci precede, ci desidera e non ha altra intenzione che renderci felici. Non può essere felice senza di noi». «Siamo sgomenti» dice suor Véronique Margron, presidente della Conferenza dei religiosi e delle religiose in un’intervista a «Vatican News». Sgomenti che «un uomo di pace venga assassinato. Aveva dato ospitalità a quest’uomo che aveva gravi problemi psichiatrici». Dopo l’incendio della Cattedrale di Nantes, gli esperti non avevano rilevato che potesse compiere azioni pericolose.

«Rompi la croce, Break the cross». La copertina mostra un estremista che, bandiera del Califfato in spalla, sul tetto di una chiesa spezza una croce. Papa Francesco è indicato come «il nemico». Pagine intrise di odio e di orrore della rivista mensile della «guerra santa» che proclama: «Tra questa pubblicazione e il prossimo massacro che verrà eseguito contro di loro dai soldati nascosti del Califfato – ai quali viene ordinato di attaccare senza ritardi – i crociati possono leggere perché i musulmani li odiano e li combattono». I musulmani estremisti odiano e combattono i cristiani in una guerra totale e senza quartiere contro l’Occidente. Jacques Hamel è il primo prete sgozzato in nome di Allah in terra europea dopo secoli e secoli. La mattina del 26 luglio 2016 questo prete di 86 anni celebrava Messa nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray presso Rouen in Normandia ed è stato sgozzato da due sicari giovanissimi, che avevano giurato fedeltà allo Stato islamico. Il suo sangue si mescola con quello dello sterminato numero dei cristiani martiri. Ora è in corso il processo di beatificazione in corso, di cui si è conclusa la fase diocesana.

Prima dell’assassinio di padre Hamel, in Francia c’è stata una serie di attacchi alle chiese e ai siti delle parrocchie, un clima di violenza crescente che sembra essere diventato la norma dell’ex «figlia primogenita della Chiesa». Proprio il ministero dell’Interno ha contato mille attacchi anticristiani nel 2018, e altri mille nel 2018. Il 27 aprile 2018 Papa Francesco aveva invitato i padri monfortani a continuare ad aiutare i poveri e gli emarginati «a essere protagonisti del loro futuro per occupare il loro posto nella società». I Monfortani sono una Congregazione religiosa fondata più di 300 anni fa da san Luigi Maria Grignion de Monfort e impegnata in 32 Paesi con opere di educazione per sordomuti e non vedenti: «Al centro della vostra missione, c’è sempre stata l’attenzione ai poveri e agli emarginati. Continuate ad aiutarli a essere protagonisti del loro futuro per occupare il loro posto nella società. Mentre ringrazio per il tesoro della vostra vocazione nella Chiesa, vi invito a “prendere il largo” con fiducia e con un rinnovato slancio missionario».

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