Il dramma dell’azzardo e i passi indietro del Piemonte

Intervista – Torna a crescere il gioco d’azzardo in Piemonte, in linea con i dati nazionali che mostrano un aumento dei volumi di gioco pari al 21%. Abbiamo chiesto a Vilma Buttolo, assistente sociale in un SerD piemontese un’analisi sul fenomeno dopo l’entrata in vigore della legge del 2021, approvata dalla Giunta Cirio, che ha riacceso numerosi apparecchi da gioco sul territorio. SERVIZIO TGR PIEMONTE

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Torna a crescere il gioco d’azzardo in Piemonte, in linea con i dati nazionali che mostrano un aumento dei volumi di gioco pari al 21%. Sono i numeri pubblicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli relativi al 2021 quando la Regione Piemonte, nel luglio di quell’anno, smantellò l’impianto normativo della legge 9/2016: una norma che si rivelò all’avanguardia in Italia nel porre un argine all’insorgere delle dipendenze.

Abbiamo chiesto a Vilma Buttolo, assistente sociale in un SerD piemontese, esperta in materia di gioco d’azzardo patologico, un’analisi sul fenomeno dopo l’entrata in vigore della legge del 2021, approvata dalla Giunta regionale guidata da Alberto Cirio, che ha riacceso numerosi apparecchi da gioco sul territorio.

Vilma Buttolo, assistente sociale in un SerD piemontese, esperta in materia di gioco d’azzardo patologico

Dottoressa Buttolo, quali sono gli effetti della nuova legge a contrasto del gioco d’azzardo patologico, approvata nel luglio 2021, rispetto alla precedente del 2016?

Il Piemonte è stata tra le prime regioni d’Italia che per frenare il gioco patologico ha puntato, sia prima della legge del 2016, sia successivamente, alla riduzione del tempo e dello spazio da dedicare all’azzardo. Due fattori che hanno portato, già a partire dal 2017, a buoni risultati dimostrando, dati alla mano, che la riduzione dell’offerta andava a ridurre la domanda. Un’operazione che, in concreto, ha diminuito le slot machine e i video lottery (VLT) vietando la loro collocazione in particolare nei pressi dei cosiddetti «luoghi sensibili» (articolo 5 legge 9/2016): scuole, parrocchie, impianti sportivi, ospedali, banche, istituti di credito, …

La legge, in sostanza, mirava a prevenire e ridurre i rischi del gioco avendo bene in mente il territorio, inteso sia come spazio ma soprattutto come popolazione che in esso vive e interagisce. La nuova norma del 2021, apparentemente punitiva nei confronti del gioco d’azzardo e preventiva di quello patologico, de facto, abrogando la legge del 2016, ha consentito il riposizionamento degli strumenti di gioco in alcuni locali nei pressi dei «luoghi sensibili», e la riapertura, sempre in questi luoghi di sale da gioco. Emerge pertanto che la riattivazione degli strumenti di gioco espone ora molte persone ai rischi dell’azzardo in quanto si ritrovano sotto casa i luoghi di gioco. Appare così, per noi «curanti» più una norma che tutela principalmente gli esercenti e non i cittadini, in particolare i più vulnerabili.

La legge del 2016 imponeva limiti al gioco fisico, ma non a quello on line, lasciato «libero». È uno dei temi che è stato al centro del dibattito sull’abrogazione delle restrizioni del 2016. Cosa risponde?

Chi si occupa dei meccanismi delle dipendenze sa perfettamente che la «sostanza primaria» è una scelta legata alle caratteristiche del singolo individuo: è molto difficile, quindi, che i giocatori abituali di slot machine si spostino sul gioco on line, anche perché la popolazione che è solita accostarsi alle macchinette ha poca dimestichezza con il mondo del digitale, pensiamo per esempio alle persone anziane.

Dopo l’entrata in vigore della legge del 2016 numerosi giocatori dipendenti che seguivo come assistente sociale mi confidavano di avere difficoltà a trovare slot disponibili e quindi diminuivano sensibilmente il tempo di gioco. Molti mi hanno riferito di aver smesso di giocare durante il periodo della pandemia con i diversi lockdown. Anni in cui non si è verificato un boom del gioco on line.

L’altro grande tema al centro del dibattito che portò all’abrogazione della legge del 2016 è quello dei posti di lavoro persi a causa della riduzione delle slot machine sul territorio…

La politica e le istituzioni possono e devono trovare soluzioni alternative per ricollocare i lavoratori delle sale slot mettendo al primo posto la tutela della salute e il benessere psico-fisico dei cittadini. La politica, invece, a livello regionale ha scelto una strada meno complessa dando risposte semplicistiche per evitare perdite di posti di lavoro rispondendo, così, anche ad interessi commerciali di un determinato comparto produttivo.

D’altro canto c’è un aspetto fondamentale di cui non si parla in questo dibattito: quante persone hanno perso e continuano, anche in questo momento, a perdere il lavoro a causa del gioco patologico? Quando la dipendenza diventa sempre più invasiva nella vita dei giocatori, questi non rispettano più gli orari di lavoro e si allenta la loro capacità produttiva: il gioco pian piano divora la vita, toglie la dignità.  E c’è un ulteriore punto da considerare: l’aumento dei reati per chi diventa dipendente, in particolare furti, per poter riprendere a giocare. Diventa allora molto difficile ricollocare queste persone a livello occupazionale. A mio parere sarebbe dunque opportuna un’analisi comparata su quanti posti di lavoro effettivi vengono «mangiati», in generale, dal fenomeno dell’azzardo.

Alla luce delle crisi che si susseguono una dietro l’altra, con l’aumento dei costi della vita, prevede una crescita importante di persone che possano precipitare nel tunnel della dipendenza da gioco?

In primo luogo è opportuno porre una premessa: la dipendenza da gioco d’azzardo colpisce in modo trasversale tutta la popolazione, senza distinzioni di ceto, titoli di studio o provenienze. Dopo di che, coloro che subiscono gli effetti peggiori del fenomeno, sono le persone più fragili: chi ha perso il lavoro, chi ha visto diminuire sensibilmente il proprio reddito. Queste persone per giocare ricorrono a finanziamenti e prestiti bancari che vanno a peggiorare la loro situazione economica determinando spesso una condizione debitoria insanabile. Ed ecco che si imbocca un tunnel senza via d’uscita: si gioca per sanare i debiti e ci si indebita sempre di più.

Tutto inizia per gioco, appunto…

Tutti partono con l’idea del divertimento e poi rimangono incastrati nella dipendenza. La precedente legge regionale del 2016 non usava mai il termine «ludopatia», che invece ritroviamo nella norma del 2021. La parola «ludopatia» rimanda ad un’attività ludica, appunto, divertente che ricorda anche un po’ l’infanzia. Il gioco d’azzardo patologico non ha nulla a che vedere con tutto ciò. Parlando del tema «dall’esterno» è difficile riuscire ad immaginare i drammi che stanno dietro a queste situazioni.

Oltre 50 associazioni, molte legate al mondo cattolico, hanno presentato una legge di iniziativa popolare che si rifà all’impianto normativo del 2016. Ritiene sia la direzione giusta?

Il punto è che anche il gioco legale, regolamentato dalla legge, in realtà è gioco d’azzardo. Per cui è fondamentale un lavoro capillare sul territorio in termini di prevenzione. I punti portanti della legge del 2016 avevano intrapreso una buona direzione in ottica preventiva. Diversi locali hanno rinunciato ad avere le slot perché hanno compreso i gravi danni del fenomeno sulla popolazione. È fondamentale però anche un’azione incisiva da parte delle istituzioni.  I Comuni, per effetto della legge del 2016 e non solo, sono stati parte attiva nelle limitazioni di orario delle sale slot.

A livello regionale e nazionale purtroppo, al momento, si è intrapresa una strada diversa che, a mio avviso, riproporrà una serie di problemi (economici, di perdita del lavoro, di salute anche) in una più ampia fascia di cittadini, rispetto all’attuale, a discapito dei gruppi più fragili.

SERVIZIO TGR PIEMONTE

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