Il lavoro di Lvia per ridare vita all’Etiopia

Pianeta Ong – Si apre a partire da questo articolo de La Voce e il Tempo una collaborazione strutturata con alcune organizzazioni non governative presenti sul nostro territorio e attive in percorsi di solidarietà e sviluppo sostenibile nel Sud del mondo e in Italia. Iniziamo con Lvia

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Si apre a partire da questo articolo de La Voce e il Tempo una collaborazione strutturata con alcune organizzazioni non governative presenti sul nostro territorio e attive in percorsi di solidarietà e sviluppo sostenibile nel Sud del mondo e in Italia, di cui abbiamo parlato in un editoriale di qualche settimana fa. È per il nostro giornale una opportunità per dare voce a chi opera con competenza nella difficile sfida della lotta contro le ingiustizie internazionali e, allo stesso tempo, per approfondire temi rilevanti che ci riguardano, ma che raramente diventano centrali nel dibattito nazionale.  Avvicinandoci al Natale, questo spazio è anche un modo per segnalare ai nostri lettori la possibilità di assumere responsabilità partecipando e sostenendo le azioni di chi opera per un mondo migliore. Iniziamo con la Lvia, Associazione Internazionale Volontari Laici.

Il dibattito internazionale è stato occupato nelle ultime settimane dalla guerra in Ucraina, che ha condizionato il vertice del G20 e lo svolgimento della Cop 27 sul clima. Il prosieguo della guerra è allo stesso tempo conseguenza e causa di una cultura di violenza che non si turba più di fronte alla morte dell’altro e cresce in varie parti del mondo. In Africa, in particolare, crescono i cosiddetti conflitti a bassa intensità, solo apparentemente meno gravi della guerra aperta, che gradualmente minano la vita delle comunità e delle loro istituzioni.

Ma non ci sono solo brutte notizie. In Etiopia da ormai due anni è in corso un grave conflitto interno tra il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (Tplf) e il governo centrale. Nella regione dell’Amhara, confinante con il Tigray, si è riversato un enorme numero di sfollati che ha dovuto lasciare ogni attività produttiva, interrompere percorsi educativi e formativi, e ha reso donne e bambini purtroppo vittime di stupri e abusi sessuali. In un quadro di violenza che semina ulteriore odio, a inizio novembre è stato firmato un timido accordo di pace fra il Tplf e il governo centrale, che definisce 12 punti di impegno reciproco.

Grazie a questo, Lvia ha potuto riprendere il proprio lavoro in Amhara con azioni mirate al rilancio dei servizi sanitari sul territorio, la riabilitazione di sistemi irrigui e idrici e la distribuzione di input per la produzione agricola e di integratori alimentari per le persone malnutrite. Ci si muove non in una logica di emergenza, ma lavorando alla ricostruzione di condizioni di normalità. Lo si può fare grazie ad una presenza antica sul territorio, che garantisce credibilità, e dando protagonismo agli attori locali. I passi delle prime settimane permettono un delicato ottimismo.

Per informazioni sui progetti di Lvia: www.lvia.it.

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