L’impresa più importante di don Leonardo Murialdo, fondatore dei Giuseppini, nel settore della stampa che dura da 150 anni è quella dell’attuale settimanale diocesano La Voce e il Tempo.
Bollettino mensile delle «Unioni operaie»
In seno alle «Unioni operaie cattoliche», fondate nel 1871, ha origine nel 1876 un mensile che nasce per strada, tra la sede delle Unioni in via Arcivescovado 12 e gli «Artigianelli» in corso Palestro 4. Una sera di febbraio il teologo Murialdo, il ferroviere Paolo Pio Perazzo e l’operaio Domenico Giraud si avviano verso il collegio e discutono animatamente sulla necessità di fondare un giornale che tratti con competenza e chiarezza i problemi del lavoro e degli operai in un’ottica cristiana. La proposta di Murialdo-Perazzo-Giraud è accettata il 24 febbraio dal Consiglio delle Unioni che approva la pubblicazione sperimentale di tre numeri. Giraud è nominato direttore, Murialdo e Perazzo redattori. La tipografia è quella degli Artigianelli. Domenica 15 marzo 1876 è distribuito gratuitamente nella chiesa San Francesco d’Assisi il bollettino Unioni operaie cattoliche, con sottotitolo Pubblicazione mensile del Consiglio centrale di Torino. Sopra la testata lo stemma delle Unioni: due mani incrociate davanti a una croce con la scritta «Concordes in Christo mutuam charitatem exhibent».

La delibera della pubblicazione è presa dal Consiglio centrale in seduta straordinaria il 22 maggio 1876 sotto la presidenza di Pietro Marietti. Il primo numero ufficiale vede la luce in giugno. Il visto dell’autorità diocesana è del canonico Augusto Berta, assistente del Consiglio centrale; il «gerente» è Felice Accomasso, addetto alla libreria «San Giuseppe». La tiratura è di 400 copie. Gli obiettivi sono esposti nell’articolo «Due parole di programma»: risveglio e coordinamento delle Unioni operaie; pubblicazione degli atti del Consiglio centrale; formazione religiosa dei soci; arginamento della «moltitudine di errori del tempo»; notiziari delle Società operaie cattoliche italiane ed estere: «Anche alle più elementari questioni pratiche di economia domestica consacreremo qualche pensiero, senza però mai allontanarsi dallo spirito del giornaletto. La politica sarà rigorosamente esclusa». La seconda pagina è dedicata a Pio IX.
Nel dicembre 1876 cambia il sottotitolo: Pubblicazione popolare del Consiglio centrale di Torino: «Animato dalla lusinghiera accoglienza fatta al nostro piccolo periodico ci siamo decisi d’introdurvi qualche leggera modificazione. Preghiamo coloro che riceveranno il foglio a volerlo diffondere nella classe operaia». Nel 1877 il sottotitolo muta ancora in Pubblicazione popolare mensile del Consiglio centrale delle Unioni cattoliche operaie di Torino.
Dal 4 aprile 1880 sopra la testata compare il motto Religione-Lavoro fino al 2 gennaio 1887, quando diventa il trinomio Religione-Patria-Lavoro e resterà più di sessant’anni.
Il 1° maggio 1881 Giraud spiega: «Nella nostra Italia i rivoluzionari pubblicano almeno una quarantina di giornali, il cui programma consiste esclusivamente nel propugnare gl’interessi delle società operaie liberali. Tra i cattolici invece il nostro povero bollettino è il solo periodico che si occupi dell’incremento delle associazioni cattoliche; è l’unico in Italia che direttamente propugni la propagazione delle società cattoliche operaie, fonte sicura ed efficace di religiose e civili virtù; di guarentigia di ordine pubblico e privato. Il nostro bollettino ha minori abbonati che non il più meschino giornalucolo italiano».
Dal 1883 «La Voce dell’Operaio»
Don Murialdo, nel Consiglio centrale del 29 giugno 1883, «rileva la sempre crescente importanza del bollettino. Onde meglio generalizzare sì utile foglio, e ampliare la sua troppo ristretta cerchia d’azione, propone modificarne il titolo attuale troppo esclusivo, e adottarne un altro più adatto a propagare il periodico nella classe operaia». E così il 10 luglio 1883 diventa La Voce dell’Operaio, sottotitolo Bollettino delle associazioni cattoliche operaie italiane. Esce la prima domenica del mese a cura dell’Unione Cattolica Operaia di Torino.
Un anno dopo Giraud commenta: «L’ardente lotta tra capitale e lavoro, l’agitazione sempre crescente nelle masse popolari, il mercimonio rivoluzionario delle società operaie, la guerra ferocemente implacabile alla fede cattolica, rivestono il nostro periodico di un’importanza tutta speciale. E noi ci promettiamo di renderlo sempre più utile, interessante e accetto ai soci. Cari operai, non vi illudete. Una turba di ingannati e di ingannatori semina ovunque immoralità e corruzione, e prende di mira specialmente la classe operaia per farla servire ai loro abominevoli disegni. L’operaio onesto ha il dovere di sostenere la sua causa. Il nostro giornaletto è la vostra guida, il vostro amico fedele; imparerete ciò che si fa da quelli che vi amano e desiderano la prosperità della vostra classe».
Sulla scena compare don Ugenio Reffo, braccio destro di don Murialdo. Dalla lunga esperienza nel quotidiano L’Unità Cattolica offre un eccezionale contributo al periodico trasformandolo in una voce prestigiosa. Dal 1887 diventa quindicinale; nel 1895 settimanale e conquista fasce sempre più estese di lettori in Piemonte e in Italia e tra gli emigrati di Francia, Svizzera e Germania. Il 2 novembre 1901 la famiglia Giraud cede la testata alla Congregazione di San Giuseppe. Il direttore nominale è il professor Evasio Franchi, quello di fatto è don Reffo che gli dà un’impronta formativa e battagliera. Nel 1915 raggiunge le 35 mila copie e poi 41-42 mila nel 1922-24: una tiratura enorme.
Pressato dai fascisti diventa «La Voce del Popolo»
Il regime mette tali e tanti bastoni che La Voce dell’Operaio è costretta a sospendere le pubblicazioni per tre mesi (novembre 1926-gennaio 27): quando riprende sotto la direzione di don Ernesto Casalis – che rimane fino al 1947 – muta la testata: da La Voce dell’Operaio (14 maggio 1933) a La Voce del Popolo (21 maggio 1933). Nel 1947 nuova convenzione: la Congregazione dei Giuseppini mantiene la proprietà ma l’amministrazione passa all’Opera diocesana per la preservazione della fede (Centro giornali cattolici) che pubblica La Voce del Popolo e il settimanale nazionale il nostro tempo. Finché il 2 ottobre 2016 l’arcivescovo Cesare Nosiglia fonde le due testate in La Voce e il Tempo. Partita quando sanguinava la «Questione romana» – attraverso 13 pontificati da Pio IX (1846) a Leone XIV (2025) e attraverso 13 vescovi da Alessandro Ottaviano Ricardi di Netro (1867) a Roberto Repole (2022) – il giornale cattolico cerca una nuova collocazione nel terzo millennio.
Pier Giuseppe Accornero



