Si è insediato lo scorso 14 febbraio il nuovo Comitato per i Diritti Umani e Civili della Regione Piemonte, presieduto, come prevedono le norme, dal presidente del Consiglio Regionale, Davide Nicco. Nella prima seduta sono stati eletti, a larga maggioranza, come vicepresidenti Sara Zambaia e Giampiero Leo.
Abbiamo posto due domande al Presidente Nicco.
Il Presidente Nicco: “Promuovere la cultura della difesa dei diritti fondamentali”
- Presidente Nicco, il Comitato per i Diritti umani e civili della Regione Piemonte rappresenta un unicum in Italia. Un organo analogo avrebbe dovuto costituirsi a livello nazionale, ma il Parlamento non ha mai provveduto. Il Piemonte, invece, ha voluto dotarsi di questo strumento, che Lei con sollecitudine ha da poco rinnovato. Secondo Lei, dunque, che importanza ha il Comitato per il territorio piemontese, in un momento storico in cui i diritti, a livello internazionale, sono calpestati e violati più che mai?
Viviamo in un periodo in cui le violazioni dei diritti umani e civili sono drammaticamente diffuse guerre, repressioni e instabilità segnano molte aree del mondo, rendendo sempre più urgente il bisogno di attenzione e consapevolezza su questi temi. È in questo contesto che il Comitato per i Diritti umani e vivili della Regione Piemonte assume un ruolo fondamentale, rappresentando un presidio di riflessione e sensibilizzazione all’interno delle istituzioni. Dalla tragedia dell’Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, dai conflitti sommersi in Africa alla crisi venezuelana, il panorama internazionale ci pone di fronte a sfide sempre più complesse. Il Comitato avrà il compito di lavorare con ancora maggiore intensità per mantenere alta l’attenzione su questi temi e promuovere una cultura della difesa dei diritti fondamentali. Perché i diritti umani non sono mai acquisiti una volta per tutte, e occorre sempre vigilare affinché non vengano calpestati.
- In passato il Presidente del Consiglio Regionale tra i due vice presidenti del Comitato per i Diritti umani si avvaleva in particolare di quello più vicino politicamente alla propria area; Lei ha, invece, indicato come suo principale delegato Giampiero Leo, che anziché essere collegato ad un partito rappresenta un’area culturale, sociale e anche religiosa. Come mai ha preso questa decisione un po’ fuori dalle righe?
Quando si parla di diritti umani e civili, non devono esistere divisioni politiche. In un tema così essenziale, ciò che conta non è l’appartenenza a uno schieramento, ma lo spessore delle persone e la loro capacità di affrontare con serietà e competenza questioni che riguardano la dignità e la libertà di ogni individuo. Do per scontato che tutti condividiamo un principio fondamentale: i diritti umani vanno rispettati senza se e senza ma.
Per questo, sono lieto di poter lavorare con entrambi i vicepresidenti, Giampiero Leo e Sara Zambaia, che hanno già maturato un’importante esperienza nel Comitato e conoscono bene il lavoro svolto fino a oggi. Questa continuità ci permette di proseguire con efficacia nell’attività del Comitato. È chiaro, senza nulla togliere al valore e all’impegno di Sara Zambaia, che Giampiero Leo, per la sua storia e la sua esperienza, sarà una figura centrale, capace di guidare, stimolare e indicare le giuste direzioni per il nostro lavoro. Il suo contributo sarà determinante nel portare all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica le tematiche più urgenti, affinché il Comitato possa svolgere al meglio il suo ruolo di osservazione e sensibilizzazione.
Il vicepresidente Leo: «Il Comitato richiede forza, determinazione, energia, idealità e unità»
Della stessa linea anche il vicepresidente Giampiero Leo, che evidenzia: «è sotto gli occhi di tutti come oggi i diritti umani siano schiacciati e violati più che mai e su più fronti, dall’Ucraina all’Afghanistan, dall’Iran al Venezuela, dalla Palestina al Kurdistan». Per Leo «i conflitti in corso hanno spazzato via i principi della Carta internazionale dei diritti umani delle Nazioni Unite. A ciò si aggiunge l’inconcepibile svolta del nuovo Governo americano guidato da Donald Trump che sembra buttare alle ortiche tutta una storia di difesa dei diritti umani su cui gli Stati Uniti, pur con qualche scivolone, hanno sempre avuto una particolare attenzione. Oggi sembra che l’atteggiamento degli Stati Uniti verso Gaza e l’Ucraina non sia diverso, a livello politico, etico e giuridico, rispetto a quello della Russia verso gli Stati che considera suoi potenziali ‘vassalli’».
Ed ecco che in questo drammatico contesto l’operato del Comitato per i diritti umani diventa indispensabile. «Richiede forza, determinazione, energia, idealità e unità», osserva Leo, che guarda alle prossime iniziative.
«In primo luogo», osserva, «ritengo che tutti i futuri provvedimenti del Comitato dovranno avere la cifra dell’unità che si rifà appunto ai principi universali sui diritti umani e alla Costituzione Italiana così ben rappresentata dal Presidente Mattarella. Per questo abbiamo in cantiere non solo azioni politiche e istituzionali, ma vere e proprie campagne che puntino a rafforzare in tutta la popolazione, a partire dai giovani, il concetto dei diritti universali delle persone, che non dovrebbero essere negati a nessuno. Iniziative che realizzeremo grazie alla determinazione del presidente del Consiglio Nicco, dei capigruppo di maggioranza e non solo, delle associazioni e dei movimenti. Un programma impegnativo da realizzare con tutti i soggetti possibili, tra cui c’è certamente la Fondazione Crt, grazie alla sensibilità della presidente Poggi e dei suoi consiglieri».
In particolare Leo annuncia un convegno pubblico, che il Comitato intende organizzare «sul ruolo che l’Europa sarà chiamata a giocare come faro di civiltà e di luce nel mondo», contando «sull’autorevole presenza del presidente della Regione Alberto Cirio e, se possibile, del ministro Guido Crosetto».



