Il Paese delle culle vuote

Convegno con il Papa – L’Italia è l’unico grande Paese europeo a perdere abitanti. Nel 2020 la popolazione è diminuita di oltre 300 mila unità (un’enormità). Ne è molto preoccupato papa Francesco, che venerdì 14 maggio inaugura a Roma gli «Stati generali della natalità», promossi dal Forum delle Associazioni Familiari

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L’Italia è l’unico grande Paese europeo a perdere abitanti. Nel 2020 la popolazione è diminuita di oltre 300 mila unità (un’enormità). I flussi migratori sono deboli. La vera e più grave emergenza è il calo delle nascite, è l’«inverno demografico» che dura, e peggiora, da decenni. Ne è molto preoccupato papa Francesco, che venerdì 14 maggio inaugura a Roma gli «Stati generali della natalità», promossi dal Forum delle Associazioni Familiari per ragionare sul futuro della demografia in Italia.

Il 7 febbraio 2021, alla «Giornata per la vita» indetta dalla Cei, Francesco disse: «Mi permetto di aggiungere una mia preoccupazione per l’inverno demografico. In Italia, le nascite sono calate e il futuro è in pericolo! Prendiamo questa preoccupazione e cerchiamo che questo inverno demografico finisca e fiorisca una nuova primavera di bambini e di bambine. Mi unisco ai vescovi italiani, nel ricordare che la libertà è il grande dono che Dio ci ha dato per ricercare e raggiungere il bene proprio e degli altri, a partire dal bene primario della vita. La nostra società va aiutata a guarire da tutti gli attentati alla vita, perché sia tutelata in ogni sua fase».

Gli Stati generali della Natalità intendono mettere attorno a un tavolo istituzioni, imprese, media e mondo della cultura per approfondire la sfida dell’inverno demografico: un appello alla corresponsabilità per far ripartire il Paese proprio dalle nuove nascite. Sono previsti interventi della ministra per la Famiglia Elena Bonetti, del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Il presidente dell’Istat, il demografo Gian Carlo Blangiardo, presenta dati inediti e proiezioni sulla natalità in Italia nei prossimi decenni.

Un Paese, per garantire l’avvicendamento della popolazione, ha bisogno di mantenere un tasso di natalità di 2,1 figli per donna. In Europa questo tasso è di 1,3, in Italia è ancora più basso e si stima che entro il 2030 ci sarà un deficit di 20 milioni di lavoratori. Anche la Russia prevede di perdere un terzo della popolazione entro il 2050.

Il livello di popolazione in diverse parti del mondo sviluppato è in declino. Questo è particolarmente evidente in Italia. Aumenta la durata della vita, ma diminuisce il tasso di natalità. Molti Paesi non hanno un numero sufficiente di giovani per rinnovare la popolazione e fronteggiare il peso dell’invecchiamento.

In Italia dal 2008 al 2016 le nascite sono passate da 576.000 a 473.000 con un calo di oltre 100 mila unità all’anno. Nel 2010 il tasso di fecondità era di 1,46 figli per donna ed è sceso a 1,35 nel 2016: metà delle donne in età fertile non ha neanche un figlio. Anche l’Europa brancola nell’inverno demografico e la famiglia subisce una crisi senza precedenti. L’Europa è sempre più vecchia e gli anziani sono molto più dei giovani. La sociologa Lola Velarde, presidente della rete europea dell’Istituto per le Politiche Familiari, sciorina le cifre. Gli anziani superano di 3,4 milioni i bambini e gli oltre 80 anni sono il 4 per cento della popolazione. L’immigrazione è l’unica fonte di crescita della popolazione: 9 su 10 nuovi abitanti sono immigrati. Negli ultimi anni su 3,4 milioni nuovi abitanti 3 milioni sono immigrati e solo 400 mila sono per crescita naturale. Il maggior numero di immigrati si registra in Germania (7,1 milioni), poi vengono Spagna (5,6), Regno Unito (4), Italia (3,9) e Francia (3,7).

Ogni anno nascono in Europa 8,4 milioni di bambini: una miseria. Dove c’è forte immigrazione l’indice si alza, dove non c’è immigrazione (Est europeo) l’invecchiamento corre. Il 27 per cento delle famiglie ha un solo figlio, il 24% due figli, il 6% tre figli, ben il 41% è senza figli.

Nei 27 Paesi Ue nel 2008 ci sono stati 2,9 milioni di aborti, cioè un aborto ogni 11 secondi, 327 ogni ora e 7.468 ogni giorno. Le conseguenze dell’inverno demografico e della strage di aborti? Aumento di beni e servizi per anziani, incremento delle pensioni, lievitazione di povertà e solitudine; le famiglie sono sempre meno e sempre più deboli; ci sono sempre meno bambini e giovani. Un bambino su 3 nasce fuori dal matrimonio: in Islanda, Estonia, Norvegia, Svezia, Bulgaria, Francia, Slovenia nascono più bambini fuori dal matrimonio che dentro. Sempre in Europa i ragazzi di 14 anni nel 1960 erano il 27,1% della popolazione; nel 2010 sono il 15,9%; nel 2050 saranno l’11,9%. Aumentano in modo esponenziale gli anziani: nel 1960 gli over 65 erano il 13,5 per cento e nel 2050 saranno il 34% di cui un terzo con 85 anni. Il Paese con il più forte invecchiamento è la Slovenia: 1,2 l’indice di fecondità, il 40% degli abitanti supera i 65 anni.

Sconfortante, vero? Sì, ma realistico. Gli «Stati generali della natalità» coinvolgono anche imprese; banche e assicurazioni; media, sport e spettacolo. Parlano di famiglia e natalità il calciatore Ciro Immobile e la moglie Jessica; l’attrice Anna Foglietta; Marco Tarquinio, direttore di «Avvenire»; Aldo Cazzullo, editorialista del «Corriere della Sera»; Annalisa Cuzzocrea, giornalista di «Repubblica».

De Palo denuncia: «Da anni la natalità non è argomento dell’agenda nazionale; mancano misure e azioni adeguate per invertire la tendenza, manca attenzione alla famiglia e ai figli come bene comune». Già nel maggio 2020 dovevano svolgersi gli «Stati generali della natalità» ma la pandemia ha bloccato tutto e ha peggiorato la situazione.

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