«Vi invito a non lasciarvi abbagliare dal fascino del prestigio, dalla seduzione del potere e dell’apparenza, ma a poggiare la vita sul vero e unico “cardine” Gesù: animi il vostro servizio; sia sempre l’avventura della strada, la gioia dell’incontro con gli altri, la cura verso i più fragili». Nella basilica di San Pietro, sabato 7 dicembre 2024, risuonano le parole di Papa Francesco nel Concistoro per la creazione di 21 cardinali, tra cui Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, al quale è attribuito il titolo Gesù Divino Maestro alla Pineta Sacchetti. Parole che richiamano quanto scrisse il 6 ottobre 2024 a ciascun porporato: «Fratello, fatti chiamare “servo” e non “eminenza”». Nella celebrazione la parola ricorrente è «unità», nell’omelia papale e nel discorso di ringraziamento del più anziano di sempre a ricevere il cardinalato, il nunzio emerito Angelo Acerbi, 99 anni.
NO AL FASCINO DEL PRESTIGIO – «Il nostro cuore è un “guazzabuglio” come ricorda Alessandro Manzoni nei “Promessi sposi”. Mentre Gesù sta facendo una strada faticosa e in salita che lo porterà al Calvario, i discepoli pensano alla strada spianata e in discesa del Messia vincitore. Succede anche a noi: che il nostro cuore perda la strada, lasciandosi abbagliare dal fascino del prestigio, dalla seduzione del potere, da un entusiasmo troppo umano per nostro Signore. Per questo è importante guardarci dentro, metterci con umiltà davanti a Dio e a noi stessi e chiederci: dove sta andando il mio cuore? Forse sto sbagliando strada?». Aggiunge: «Cari fratelli cardinali: badate a fare la strada di Gesù». Occorre «ritornare a Gesù e rimetterlo al centro di tutto. Nella vita spirituale e pastorale rischiamo a volte di concentrarci sui contorni». Ciò significa «curare le ferite dell’uomo, alleggerire i pesi del suo cuore, rimuovere i macigni del peccato e spezzare le catene della schiavitù. Il cardinalato non è isolamento ma immersione continua nella vita della gente».
MAZZOLARI, GRANDE DEL CLERO ITALIANO – Cita don Primo Mazzolari, che definisce «un grande del clero italiano, che ha percorso l’avventura della strada, la gioia dell’incontro con gli altri, la cura verso i più fragili». Lo porta a esempio: «Deve animare il vostro servizio di cardinali». Prosegue: «Posando il suo sguardo su di voi, che provenite da storie e culture diverse e rappresentate la cattolicità della Chiesa, il Signore vi chiama a essere testimoni di fraternità, artigiani di comunione e costruttori di unità». Sfilano, a uno a uno, per l’imposizione della berretta cardinalizia e ricevono l’anello, lo zucchetto e la bolla con l’assegnazione del titolo, e giurano fedeltà e obbedienza al Papa e ai suoi successori. Il Collegio oggi conta 253 cardinali: 140 elettori e 113 non elettori.
NON C’È SALVEZZA SENZA LA DONNA – Alla Messa in San Pietro l’8 dicembre con i nuovi e i vecchi cardinali, Francesco insiste: ogni presunzione di autosufficienza non genera né amore né felicità. E polemicamente chiede: «A cosa servono gli alti livelli di crescita finanziaria dei Paesi privilegiati, se poi mezzo mondo muore di fame e di guerra, e gli altri restano a guardare indifferenti?». La solennità dell’Immacolata coincide con la seconda domenica di Avvento, per cui la festa liturgica slitta al 9 dicembre. Ribadisce: la Chiesa è donna. «L’infanzia di Maria non è raccontata dai testi sacri. È un fiore cresciuto inosservato. Una figliolanza dal cuore puro con il profumo di santità. La sua vita è un continuo dono di sé. In quanto sposa è “serva del Signore”, ma non nel senso di “asservita” e “umiliata”, ma di “fidata e stimata”, alla quale il Signore affida il tesoro più caro». A braccio Bergoglio aggiunge: «Questo dice il Concilio e Dio ha scelto Maria come compagna per il progetto di salvezza. Non c’è salvezza senza la donna e anche la Chiesa è donna».
IMMACOLATA NON È DOTTRINA ASTRATTA – Allora «l’Immacolata non è un mito, una dottrina astratta o un ideale impossibile: è la proposta di un progetto bello e concreto, il modello pienamente realizzato della nostra umanità, attraverso cui possiamo contribuire a cambiare in meglio il nostro mondo». La sua è una bellezza che salva il mondo e che «deve conquistarci e convertirci». Augura che «le famiglie siano spazio di vera condivisione e in cui i genitori siano presenti in carne e ossa vicino ai loro figli e i figli guardino i padri. Se questo stile è interiorizzato, ne possono discendere atteggiamenti di apertura, solidarietà, empatia e armonia che investono tutti gli ambiti della vita troppo spesso condizionati da pretesa di autosufficienza».
IL RUOLO DEI SOLDI – Si chiede: a cosa servono i soldi se mezzo mondo muore di fame, di guerre e di violenze? È lungo l’elenco delle situazioni critiche: «Chi esalta come conquista il rifiuto di ogni legame stabile e duraturo non dona libertà. Chi toglie il rispetto al padre e alla madre, chi non vuole i figli, chi considera gli altri come un oggetto o come un fastidio, chi ritiene la condivisione una perdita e la solidarietà un impoverimento, non diffonde gioia né futuro». Ancora: «A cosa servono i soldi in banca, le comodità negli appartamenti, i finti “contatti” del mondo virtuale, se poi i cuori restano freddi, vuoti, chiusi? A cosa servono gli alti livelli di crescita finanziaria dei Paesi privilegiati, se poi mezzo mondo muore di fame e di guerra, e gli altri guardano indifferenti?».
Pier Giuseppe Accornero

