Il Papa ai Paolini: “fate correre la Parola di Dio, usando i media come pulpito”

Vaticano – Nel ricordo del fondatore, beato Giacomo Alberione, nel 50° della morte Papa Francesco ha invitato la Famiglia Paolina, sparsa in tutto il mondo: «Continuate, sull’esempio del beato Alberione, a scegliere i mezzi di comunicazione come “pulpito” perché, diceva, si possa far conoscere Gesù agli uomini del nostro tempo con i mezzi del nostro tempo»

21

«Fate correre la Parola di Dio, usando i media come pulpito» nel ricordo del fondatore, beato Giacomo Alberione, nel 50° della morte (1971-26 novembre-2021) Papa Francesco invita la Famiglia Paolina, sparsa in tutto il mondo: «Continuate, sull’esempio del beato Alberione, a scegliere i mezzi di comunicazione come “pulpito” perché, diceva, si possa far conoscere Gesù agli uomini del nostro tempo con i mezzi del nostro tempo».

Il sacerdote albese voleva i suoi figli aperti «a imparare dalla gente comune», che il popolo di Dio «si nutra sempre più della Parola di Dio», che si adeguino i progetti apostolici «alle situazioni e ai bisogni della gente». Sottolinea l’importanza di questo carisma nella prospettiva della nuova evangelizzazione. Bergoglio ricorda lo stupendo ritratto che dell’Alberione fece Paolo VI nel 1969: «Umile, silenzioso, instancabile, sempre vigile, sempre raccolto nei suoi pensieri, che corrono dalla preghiera all’opera, sempre intento a scrutare i “segni dei tempi”, cioè le più geniali forme di arrivare alle anime. Ha dato alla Chiesa nuovi strumenti per esprimersi, nuovi mezzi per dare vigore e ampiezza all’apostolato, nuova capacità e nuova coscienza della validità e della possibilità della sua missione nel mondo con mezzi moderni». Era così umile che «ripeteva spesso che il vero fondatore è l’apostolo Paolo, modello da imitare nella donazione Cristo e al Vangelo. In tutte le iniziative brilla la passione per il Vangelo, fondamentale – prosegue a braccio Francesco – perché il Vangelo senza passione non può viversi. Il Vangelo delle parole sole non va: il Vangelo ti viene dal cuore, la passione». Paolo scrive: «Pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero; mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Tutto io faccio per il Vangelo» (I Corinzi 9,19-23).

«I Paolini sono spiritualmente figli e figlie di San Paolo nella sua tensione verso  Cristo, maestro, via, verità e vita». Ricorda le 10 famiglie religiose fondate: Società San Paolo; Figlie di San Paolo (editoria libraria, periodica, multimediale e digitale); Pie Discepole del Divin Maestro (apostolato liturgico, sacerdotale ed eucaristico); Suore di Gesù Buon Pastore (parrocchia); Istituto Regina degli apostoli (vocazioni); Istituto San Gabriele Arcangelo; Istituto Maria Santissima Annunziata; Istituto Gesù Sacerdote; Istituto Santa Famiglia; Cooperatori Paolini. L’evoluzione tecnologica incita la comunità ad assumere gli strumenti moderni come elementi di pastorale: «Con don Alberione, portate Gesù agli uomini di oggi. Nel percorso del Sinodo non fate mancare il vostro contributo lavorando in rete. Fate in modo che il popolo si nutra sempre più della Parola di Dio; siate aperti a imparare dalla gente comune».

Un tempaccio incle­mente imperversa­va quella notte su Alba, allora cittadina agricola. Un seminarista di 17 anni pregava in Duomo. Si chiamava Giacomo Alberione. Diventerà un «gigante» dei media e un «campione» del Piemonte santo. La notte era quella del passaggio dal XIX al XX secolo. Leone XIII aveva invitato a fare un’ora di adorazione al Santissimo tra il 31 dicembre 1900 e il 1° gennaio 1901. Il giovane prende sul serio l’invito e di ore ne trascorre quattro in ginocchio. Un pensiero lo assilla: «Fare qualcosa per il Signore e per gli uomini del nuovo secolo». Risale a quella veglia una sorta di «illuminazione», che descriverà 53 anni dopo: «Una particolare luce venne dall’Ostia, una maggiore comprensione dell’invito di Gesù “Venite a me voi tutti”».

Giacomo nasce il 4 aprile 1884 nella cascina «Nuove Peschiere» a San Lorenzo di Fossano da genitori di Bra, Michele e Teresa Allocco. Ci sono già i fratelli Giovenale, Francesco, Giovanni; seguiranno una sorellina che morirà entro l’anno e il fratello Tommaso. In prima elementare dice alla maestra: «Da grande mi farò prete». Studia nel Seminario della diocesi di Torino a Bra e poi ad Alba dove incontra chi gli sarà amico e consigliere per 46 anni: il canonico Francesco Chiesa, oggi venerabile. Ordinato sacerdote ad Alba il 29 luglio 1907, si laurea in Teologia a Genova. Viceparroco a Narzole, incontra Timoteo (Giuseppe) Giaccardo, il primo paolino e il primo beato. Nel Seminario di Alba è direttore spirituale e docente di varie materie. Si presta per predicazione, catechesi, conferenze. Prega e studia molto. Capisce che la sua missione è predicare il Vangelo, portare gli uomini a Dio e Dio agli uomini mediante i media, come testimoniano due suoi libri: «Appunti di teologia pastorale» (1912) e «La donna associata allo zelo sacerdotale» (1915).

Direttore del settimanale diocesano «Gazzetta d’Alba», apre la «Scuola tipografica piccolo operaio» convinto che le opere di Dio si fanno con gli uomini di Dio, vocazioni ben formate e con mezzi rapidi e moderni, posti a servizio dell’apostolato. L’«illuminazione» si realizza il 20 agosto 1914 (quella notte era morto Pio X): fonda ad Alba la Società San Paolo, cellula madre di 4 congregazioni femminili: Figlie di San Paolo, fondate con la conterranea, venerabile Maria Teresa Merlo il 15 giu­gno 1915, Pie Discepole del Divin Maestro, Suore Pastorelle, Suore Apostoline; di 4 Istituti «aggregati» di vi­ta secolare: San Gabriele Arcangelo, Maria Santissima An­nunziata, Gesù Sacerdote, Santa Famiglia; del movi­mento laicale Associazione cooperatori paolini. Uomo di azione e di contemplazione, 90 anni fa, nel Natale 1931, fonda «Famiglia cristiana», stampato ad Alba, come tuttora, che da 10 mila abbonati arriva al record di un milione e mezzo di copie, tra le migliori rivi­ste italiane. Un impero mediatico a servizio della Parola e del Regno di Dio con taglio ma­nageriale e professionale: giornali, libri, cinema, fumetti, audiovisivi, dischi, radio, televisioni, cassette, internet, multimedia in 28 Paesi. Umile e amatissimo, precursore dei tempi, ha una solida spiritualità «alla pie­montese».

L’«editore di Dio» è convinto, prima del Concilio Vaticano II, della necessità di diffondere la Bibbia nel popolo: in cin­que anni (1961-66) ne stampa 2.258.000 copie. L’ultimo nato in casa paolina è il settimanale «Credere. La gioia della fede», coetaneo di Papa Francesco perché fondato nel 2013. Alberione sostiene: «La macchina da stampa, il microfono, lo schermo so­no il nostro pulpito; la tipografia, la sala di produzio­ne, di proiezione e di tra­smissione è la nostra chie­sa. La nuova forma di missione non è affare da di­lettanti ma da veri apostoli. Occorre un linguaggio ac­cessibile al popolo: non ba­sta una scienza mediocre, al contrario occorre una scienza maggiore e la capa­cità specifica per comuni­carla a tutti con chiarezza».

Le sue intuizioni diventa­no patrimonio della Chiesa con il decreto «Inter mirifica» sugli stru­menti della comunicazione sociale, riconosciuti come mezzi di evangelizzazione, che il Concilio – al quale partecipa come «perito» nominato da Giovanni XXIII – approvò il 4 dicembre 1963. Muore a 87 anni a Roma il 26 novembre 1971, confortato da Paolo VI che il 28 giugno 1969 ne aveva fatto un grande elogio, ricordato da Papa Francesco. Giovanni Paolo II lo proclama beato il 27 aprile 2003: «Intuì la necessità di far conoscere Gesù Cristo agli uomini del nostro tempo con i mezzi del nostro tempo».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

diciotto − quattordici =