Una Chiesa viva che vive tra la gente per sviluppare «una cultura dell’incontro», nonostante «un tempo segnato da fratture», nel quale bisogna essere «artigiani di amicizia e di fraternità». Papa Leone, vescovo di Roma e primate d’Italia, nel discorso a conclusione della 81ª assemblea Cei (17-20 novembre 2025), indica la strada maestra alla Chiesa italiana. È, quella del 20 novembre, la prima visita di ad Assisi, che apre le celebrazioni per l’800° della morte di San Francesco (1226-2026). Rende omaggio alla tomba del «Poverello di Assisi» e nella Porziuncola a Santa Maria degli Angeli porta un mazzo di rose gialle e bianche, un gesto che i Papi compiono in ricordo del frate che, per sfuggire a una tentazione, si gettò in un rovo di rose ma le spine caddero e Francesco fu salvo. Il Papa è contento di questa «mia prima sosta, seppur brevissima, in un luogo altamente significativo per il messaggio di fede, fraternità e pace che trasmette, di cui il mondo ha urgente bisogno in un tempo di fratture, ostilità e violenze. Dobbiamo essere artigiani di amicizia, fraternità e relazioni autentiche nelle comunità che vanno ascoltate».
ACCORPAMENTO DELLE DIOCESI – Dopo il «Cammino sinodale» è necessario tracciare le linee pastorali «in uno spirito veramente sinodale nelle Chiese e tra le Chiese del nostro Paese», non tornando indietro sull’accorpamento delle diocesi ma «unendo le forze e rendendo le comunità sempre più aperte». Esorta a suggerire proposte sul futuro delle piccole diocesi che hanno poche risorse umane per costruire «comunità aperte, ospitali e accoglienti, nelle quali le relazioni si traducono in mutua corresponsabilità a favore dell’annuncio del Vangelo». Invita a rafforzare il coordinamento della Cei con il dicastero per i Vescovi e la nunziatura per promuovere «una maggiore partecipazione alla consultazione nella nomina dei vescovi».
ESORTA A COMBATTERE L’INERZIA – Leone, come Francesco, chiede di «imparare a congedarsi: è bene che si rispetti la norma dei 75 anni per la conclusione del servizio nelle diocesi e, solo nel caso dei cardinali, si potrà valutare una continuazione del ministero, eventualmente per altri due anni». Ricorda la strada percorsa in questi 60 anni, dal Vaticano II, segnata dai convegni ecclesiali nazionali. La Chiesa in Italia può e deve continuare a promuovere un umanesimo integrale, che aiuta e sostiene i percorsi dei singoli e della società; un senso dell’umano che esalta il valore della vita e la cura di ogni creatura, che interviene profeticamente nel dibattito pubblico per diffondere una cultura della legalità e della solidarietà».
ABITARE I MEDIA DIGITALI – Suggerisce di «educare ad abitare il digitale in modo umano, senza che la verità si perda dietro la moltiplicazione delle connessioni, perché la rete sia uno spazio di libertà, responsabilità e fraternità». Camminare insieme significa «una Chiesa che vive tra la gente, ne accoglie le domande, ne lenisce le sofferenze, ne condivide le speranze» stando vicini alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive in solitudine. «Abbiate cura dei poveri: le comunità cristiane, gli operatori pastorali e i volontari, le Caritas fanno un grande lavoro». Sugli abusi raccomanda l’attenzione ai più piccoli e vulnerabili e la cultura della prevenzione.
LA SCELTA DELLA FRATERNITÀ – Prende spunto dallo stile sinodale di San Francesco e dei suoi compagni, per ricordare che la scelta di fraternità, cuore del carisma francescano, fu ispirata da una fede intrepida e perseverante: «Seguite l’esempio del patrono d’Italia con scelte ispirate da una fede autentica e per essere, come Chiesa, segno e testimonianza del Regno di Dio». Rivela che non è la prima volta ad Assisi: «Venivo spesso per trovare un po’ di pace. È una benedizione poter venire in questo luogo sacro. Siamo vicini agli 800 anni dalla morte di San Francesco, questo ci dà modo di prepararci per celebrare questo grande umile e povero Santo mentre il mondo cerca segni di speranza». Tra i milioni di pellegrini ci sono anche venti Pontefici che nei secoli l’hanno visitata: Papa Giovanni il 4 ottobre 1962 fu ad Assisi e Loreto a pregare per il Concilio; Giovanni Paolo II e Francesco ci andarono varie volte e, questi il 3 ottobre 2020 vi firmò l’enciclica «Fratelli tutti».
IL CARD. REPOLE NEL GRUPPO DI LAVORO – L’assemblea accoglie il documento finale del cammino sinodale «Lievito di pace e di speranza» che chiede «uno stile di condivisione e confronto» e offre «al discernimento dei pastori e alle comunità ecclesiali linee di indirizzo e proposte per dare concretezza a una Chiesa missionaria, prossima e sinodale». Orientamenti e proposte «vanno considerati alla luce delle priorità pastorali. Consapevoli della nostra responsabilità e partecipi della vita del Paese, assumiamo l’impegno a camminare insieme ricercando modi e tempi per dare concretezza agli orientamenti e alle proposte». Al Consiglio permanente e al gruppo di lavoro di vescovi «il compito di indicare percorsi». Come anticipato da «La Voce e il Tempo», i membri del gruppo sono: card. Card. Roberto Repole (arcivescovo di Torino e vescovo di Susa); Gherardo Gambelli (arcivescovo di Firenze); Guglielmo Giombanco (vescovo di Patti); Corrado Lorefice (arcivescovo di Palermo), Andrea Migliavacca (vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro), Michele Tomasi (Vescovo di Treviso).
Pier Giuseppe Accornero

