Il Papa alla Settimana Sociale di Trieste

Giornata conclusiva – Democrazia, per Papa Francesco, «è risolvere insieme i problemi di tutti». Domenica 7 luglio Papa Francesco conclude a Trieste la 50ª Settimana sociale dei cattolici italiani sul tema «Al cuore della democrazia. Partecipare tra Storia e futuro»

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Democrazia, per Papa Francesco, «è risolvere insieme i problemi di tutti». Domenica 7 luglio 2024, XIV domenica del tempo ordinario (anno B), Papa Francesco conclude a Trieste la 50ª Settimana sociale dei cattolici italiani sul tema «Al cuore della democrazia. Partecipare tra Storia e futuro», manifestazione egregiamente ed eccezionalmente aperta dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con la straordinaria prolusione  il 4 luglio nella quale ha conficcato ben profondi i paletti della democrazia nata in Italia dopo la dittatura fascista e la guerra mondiale: «No all’assolutismo della maggioranza; non ci può essere un’autorità senza limiti; non bisogna trasformare il diritto della maggioranza a governare in un assolutismo della maggioranza; bisogna rimanere coscienti dei propri limiti nell’esercizio del potere: il “dovere di governare” non può mai significare una restrizione dei diritti da parte della maggioranza nei confronti della minoranza».

Non solo, ma il Capo dello Stato ha esaustivamente fornito la sua visione repubblicana al proprio mondo di provenienza, quello cattolico, riunito a Trieste: «La democrazia non è mai conquistata per sempre. Le nostre appaiono sempre più società del rischio».

Sicuramente la «Settimana» di Trieste, città dal forte sapore mitteleuropeo per la compresenza di culture, religioni ed etnie diverse, ha attenuto la massima considerazione, sia per la presenza di Francesco e di Mattarella, sia per l’attenzione questa volta rivolta con molta attenzione e precisione dai giornali e dai media – solo uno pseudo-giornale che si pavoneggia nella destra più retriva ha parlato di «centro sociale dei cattolici» anziché di «Settimana sociale – e del mondo politico e culturale. «Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro» non poteva che svolgersi a Trieste, città di frontiera, affacciata sul Mediterraneo; crogiuolo di popoli, culture, religioni: metafora di quella fratellanza umana cui tutti aspirano in tempi oscurati dalla guerra. Cosmopolita e multiculturale, grazie al suo porto, da sempre «regno di scambi e di mercanti» è famosa per la convivenza tra popoli: quartiere ebraico, storia asburgica, vicinissime ai confini di Slovenia e  Croazia; con influenze latine, germaniche, austriache, slave, slovene. Una città diversa dalle altre italiane.

Il quotidiano regionale «Il Piccolo» pubblica un testo inedito di Papa Francesco. un’introduzione a un’antologia di suoi discorsi e messaggi.

Spiega Papa Bergoglio che democrazia è nata nell’antica Grecia per indicare «il potere esercitato dal popolo attraverso i suoi rappresentanti. Una forma di governo che, se da un lato si è diffusa in modo globale negli ultimi decenni, dall’altro pare soffrire le conseguenze di un morbo pericoloso, quello dello “scetticismo democratico”. La difficoltà delle democrazie nel farsi carico della complessità del presente talvolta cede il passo al fascino del populismo. La democrazia ha insito un valore grande e indubitabile: quello dell’essere “insieme”». Si sofferma a spiegare che «insieme» è sinonimo di «partecipazione»; ricorda che don Lorenzo Milani e i suoi ragazzi lo sottolineavano nella magistrale “Lettera a una professoressa”: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia». Aggiunge: «i problemi che abbiamo davanti sono di tutti e riguardano tutti. La via democratica è quella di discuterne insieme e sapere che solo insieme tali problemi possono trovare una soluzione. Perché in una comunità come quella umana non ci si salva da soli. E nemmeno vale l’assioma “Mors tua vita mea”. Anzi».

«Insieme è bello perché da soli è triste – aggiunge il Pontefice –. Insieme significa che uno più uno non fa due, ma tre, perché la partecipazione e la cooperazione creano quello che gli economisti chiamano valore aggiunto, ovvero quel positivo e quasi concreto senso di solidarietà che nasce dal condividere e portare avanti, per esempio nell’agone pubblico, questioni sulle quali trovare una convergenza. Sono tante le questioni sociali sulle quali, democraticamente, siamo chiamati a interagire: pensiamo a un’accoglienza intelligente e creativa, che coopera e integra, delle persone migranti, fenomeno che Trieste conosce bene in quanto vicino alla cosiddetta rotta balcanica; pensiamo all’inverno demografico, che colpisce ormai in maniera pervasiva tutta l’Italia, e in particolare alcune regioni; pensiamo alla scelta di autentiche politiche per la pace, che mettano al primo posto l’arte della negoziazione e non la scelta del riarmo. In sintesi, quel prenderci cura degli altri che Gesù continuamente ci indica nel Vangelo come l’autentico atteggiamento nell’essere persone».

Fin qui la premessa di Papa Francesco. La Settimana sociale nasce nel 1907 – e la prima è a Pistoia – per iniziativa del beato Giuseppe Toniolo. Per una settimana a Trieste si sono aggiunti i quartieri «Dove abbracciare, Dove costruire, Dove sognare, Dove crescere». Presenti i rappresentati di molte diocesi, ordini religiosi, associazioni di volontariato, università cattoliche, case editrici, ci sono l’Azione Cattolica, le ACLI, la Comunità di Sant’Egidio e tante altre che popolano «la città della democrazia». Dibattiti, presentazioni di progetti e libri, eventi serali e concerti nelle «piazze della democrazia». I lavori si svolgono verso il Porto Vecchio, nel «General Convention Center » dove i mille delegati si riuniscono in tavole rotonde, laboratori, assemblee. Il vescovo di Trieste, monsignor Enrico Trevisi – diocesi che ha pochissime parrocchie, augura di «costruire insieme un futuro di speranza, guidati dallo Spirito, consapevoli che il grande patrimonio della dottrina sociale della Chiesa ancora illumina la nostra strada e insieme possiamo scrivere una nuova tappa, dentro le sfide del nostro tempo».

Pier Giuseppe Accornero

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