Il Papa alla Settimana Sociale: “la partecipazione non si improvvisa”

Trieste – Papa Francesco domenica 7 luglio ha concluso la 50ma Settimana Sociale: «La parola democrazia non coincide semplicemente con il voto del popolo, ma esige che si creino le condizioni perché tutti si possano esprimere e possano partecipare. E la partecipazione non si improvvisa: si impara da ragazzi, da giovani, e va allenata, anche al senso critico rispetto alle tentazioni ideologiche e populistiche». VIDEO

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Foto Vatican news

Fede e politica. Chiesa e democrazia. A Trieste, chiudendo i lavori della 50° edizione della Settimana sociale dei cattolici in Italia (circa 1200 delegati, di cui 368 donne e 310 giovani) Jorge Mario Bergoglio ammonisce, rincuora, sprona. Regalando subito un ricordo personale: «La prima volta che ho sentito parlare di Trieste è stato da mio nonno», che aveva fatto la Grande Guerra sul Piave. «Lui ci insegnava tante canzoni e una era su Trieste: “Il general Cadorna scrisse alla regina: ‘Se vuol guardare Trieste, che la guardi in cartolina’”».

È entrato nel merito, Papa Francesco. «La parola democrazia», ha detto tra l’altro, «non coincide semplicemente con il voto del popolo, ma esige che si creino le condizioni perché tutti si possano esprimere e possano partecipare. E la partecipazione non si improvvisa: si impara da ragazzi, da giovani, e va allenata, anche al senso critico rispetto alle tentazioni ideologiche e populistiche».

È importante far emergere, ha aggiunto Bergoglio «l’apporto che il cristianesimo può fornire oggi allo sviluppo culturale e sociale europeo nell’ambito di una corretta relazione fra religione e società, promuovendo un dialogo fecondo con la comunità civile e con le istituzioni politiche perché, illuminandoci a vicenda e liberandoci dalle scorie dell’ideologia, possiamo avviare una riflessione comune in special modo sui temi legati alla vita umana e alla dignità della persona».

Nell’omelia pronunciata in Piazza Unità d’Italia, in una Messa concelebrata con 98 vescovi e 260 sacerdoti di fronte a 8500 fedeli (presenti anche presenti vescovi e pastori delle Chiese serbo ortodossa, greco ortodossa e luterana, Bergoglio ha invitato ad alimentare «il sogno di una nuova civiltà fondata sulla pace e sulla fraternità; non scandalizziamoci di Gesù ma, al contrario, indigniamoci per tutte quelle situazioni in cui la vita viene abbruttita, ferita e uccisa; portiamo la profezia del Vangelo nella nostra carne, con le nostre scelte prima ancora che con le parole». Da Trieste, ha concluso Papa Francesco all’Angelus, gli italiani devono ripartire «aperti e saldi nei valori umani e cristiani».

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