Il Papa condanna “gli ignobili attacchi russi all’Ucraina”

Guerra – In una lettera, datata 3 gennaio, all’Arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, Sviatoslav Shevchuk Papa Francesco condanna con fermezza «gli ignobili e inaccettabili» attacchi missilistici russi contro la popolazione civile e le infrastrutture vitali del Paese

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Dnipro (Ucraina). Palazzi in fiamme dopo il massiccio attacco russo del 29 dicembre 2023

«In Terra Santa la situazione gravissima, occorre agire per far cessare il conflitto». Papa Francesco ne parla con interlocutori che conoscono bene le condizioni in cui versa la terra di Gesù, i membri dello «Studium Biblicum Franciscanum» ideato a Gerusalemme nel 1901 nell’ambito della Custodia francescana di Terra Santa (CTS) come centro didattico e di ricerche, presso il convento della Flagellazione e inizia cento anni fa, nell’anno accademico 1923-24. Ai Francescani chiede di continuare a offrire la loro testimonianza dove ha avuto origine il Cristianesimo: «La situazione della Terra Santa e dei popoli che la abitano ci coinvolge e ci addolora. È gravissima sotto ogni punto di vista. Ho ascoltato padre Faltas e ogni giorno telefono con la parrocchia di Gaza, che soffrono tanto».

Papa Francesco

LA GUERRA È UN CRIMINE contro l’umanità, «Si deve educare alla pace. Ciò vi sia ancor più di sprone per approfondire le ragioni e la qualità della vostra presenza in quei Luoghi martoriati, la vostra presenza nel martirio di quel popolo, in cui affondano le radici della nostra fede». Lo Studium oggi è Facoltà di Scienze bibliche della Pontificia Università Antonianum di Roma. Per inciso fa notare che sono tante le università ecclesiastiche a Roma e che si dovrebbe trovare il modo «per far sì che ci sia unità nei piani di studio». Un centro che ha dato e continua a dare impulso a importanti scavi archeologici con preziosi ritrovamenti».

SI DEVE EDUCARE ALLA PACE – L’amore dei Francescani ai testi biblici «è fondato sulla volontà di San Francesco, che riteneva la conoscenza e lo studio della Parola di Dio non semplice erudizione, ma esperienze di natura sapienziale», tanto che San Bonaventura da Bagnoregio, discepolo del «Poverello» sottolinea: «Per accogliere la Parola di Dio è necessario accostarsi con fede semplice al Padre della luce e pregare con cuore umile». All’Angelus di domenica 14 gennaio 2024 il Pontefice lancia un appello contro i conflitti in Ucraina, Palestina e Israele: «Non dimentichiamo quanti soffrono per la crudeltà della guerra». Le armi continuano a uccidere e distruggere: «La guerra è in sé stessa un crimine contro l’umanità. I popoli e il mondo intero hanno bisogno di pace». Cita padre Ibrahim Faltas, egiziano convertito dall’Islam, vicario della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme.

CONDANNA DEI MISSILI RUSSI – In una lettera all’arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, Sviatoslav Shevchuk, il Pontefice condanna con fermezza «gli ignobili e inaccettabili attacchi missilistici russi contro la popolazione civile e le infrastrutture vitali del Paese. Esprimo la mia vicinanza alla martoriata Ucraina, piango i morti e li affido alla misericordia di Dio, conforto i feriti e abbraccio tutti quelli che soffrono.  Sono prossimo ai pastori che cercano di dare speranza alla gente in una situazione che appare sempre più disperata». L’Ucraina rischia di diventare una guerra dimenticata. È nostro dovere non permettere che cada il silenzio, per impegnare tutti quelli che hanno responsabilità e la comunità internazionale nella ricerca di soluzioni pacifiche».

NON SI RISPETTA IL DIRITTTO UMANITARIO – Lo dice il cardinale segretario di Stato cardinale Pietro Parolin: «Riconosciamo il diritto alla legittima difesa di Israele ma secondo il criterio della proporzionalità. I civili non siano target». «Gutta cavat lapidem, la goccia scava la pietra». Cita la nota locuzione latina per esprimere la speranza che i continui appelli del Papa ad un cessate il fuoco a Gaza e in Ucraina, e anche al rispetto del diritto umanitario internazionale possano essere ascoltati e realizzati». Sembra che la voce del Papa, «tra i pochi capi mondiali a chiedere incessantemente la conclusione del conflitto, resti inascoltata. Agli appelli si accompagna un’attività diplomatica per cercare di raggiungere gli obiettivi. Gli stessi che ha richiamato il segretario di Stato americano Antony Blinken: la liberazione degli ostaggi, il cessate il fuoco, l’aiuto umanitario e l’avvio di una soluzione permanente e definitiva della problematica dei palestinesi».

IL CARD. PIZZABALLA VEDE IL PAPA – Il patriarca latino di Gerusalemme, il francescano Pierbattista Pizzaballa partecipa a Roma all’inaugurazione dell’Anno accademico della «Cattolica». È di ritorno dalla Giordania, «situazione complessa ma unico Paese stabile e punto di riferimento per aiuti e comunicazione con Gaza». Incontra Francesco: «Ci siamo aggiornati sulla situazione dei cristiani a Gaza e, più generale sulla Terra Santa e le possibili prospettive, se ci sono possibili canali di dialogo per fermare questa deriva sempre più preoccupante». Per il cessate il fuoco «credo che si debba lavorare in maniera non troppo pubblica, altrimenti le cose non funzionano». Aggiunge: «Quando dobbiamo far arrivare aiuti a Gaza, il nostro indirizzo è la Casa Reale giordana». Ma c’è un minimo di collaborazione, anche con le organizzazioni umanitarie e con l’Egitto. Bisogna insistere: la diplomazia e la politica sono l’unica possibilità che abbiamo per non lasciare spazio solo alle armi».  UNA SOLUZIONE NON È SEMPLICE – «Eppure bisogna trovare canali di comunicazione tra le parti, tra Israele e Hamas». Primo obiettivo è la liberazione degli ostaggi e il cessate il fuoco per portare un minimo di normalità». Spiega che la  parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza è a Nord e  doveva essere evacuata: «Le operazioni militari si sono spostate più a Sud. Questa resta una zona dove non c’è più nulla: né case, né acqua, né c’è elettricità, non c’è più nulla». I cristiani «vivono la stessa situazione degli altri, non sono un popolo a parte. Non è semplice per i cristiani, stare dentro una situazione di grandi divisioni dove ciascuno è chiamato a essere “arruolato” in una versione o all’altra».

Pier Giuseppe Accornero

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