Il Papa: “i diritti umani siano al centro di tutte le politiche”

70 anni dalla Dichiarazione universale –  In un messaggio alla Conferenza internazionale «I diritti umani nel mondo contemporaneo: conquiste, omissioni, negazioni» Papa Francesco si appella ai governanti perché  pongano «i diritti umani al centro di tutte le politiche, incluse quelle di cooperazione allo sviluppo, anche quando ciò significa andare controcorrente».

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«Ignorati i diritti dei nascituri, dei disoccupati, dei detenuti, delle vittime dell’intolleranza, della discriminazione e della violenza». È il 70° della «Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo», adottata a Parigi nel Palazzo de Chaillot dall’assemblea delle Nazioni Unite (58 Paesi) il 10 dicembre 1948. In un messaggio alla Conferenza internazionale «I diritti umani nel mondo contemporaneo: conquiste, omissioni, negazioni» Papa Francesco si appella ai governanti perché  pongano «i diritti umani al centro di tutte le politiche, incluse quelle di cooperazione allo sviluppo, anche quando ciò significa andare controcorrente».

TUTTI HANNO DIRITTO A ESSERE FELICI – Ricorda che «la famiglia delle Nazioni ha riconosciuto l’eguale dignità di ogni persona umana, dalla quale derivano diritti e libertà fondamentali, universali, indivisibili, interdipendenti e interconnessi». Diritti ma anche doveri, perché la «Dichiarazione» riconosce che «ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della personalità». È necessario che la riflessione sui diritti «porti a un rinnovato impegno in favore della dignità umana, con speciale attenzione per i membri più vulnerabili della comunità». Il Pontefice si chiede se «l’eguale dignità di tutti gli esseri umani sia riconosciuta, rispettata, protetta e promossa in ogni circostanza».

PERSISTONO NUMEROSE FORME DI INGIUSTIZIA – Le violazioni «sono nutrite da visioni antropologiche riduttive e da un modello economico fondato sul profitto, che sfrutta, scarta e perfino uccide l’uomo. Parte dell’umanità vive nell’opulenza, un’altra parte vede la propria dignità disconosciuta, disprezzata,  calpestata e i suoi diritti ignorati e violati». Cita espressamente «i nascituri a cui è negato il diritto di venire al mondo; coloro che non hanno accesso ai mezzi indispensabili per una vita dignitosa; quanti sono esclusi da un’adeguata educazione; chi è ingiustamente privato del lavoro o costretto a lavorare come schiavo; i detenuti in condizioni disumane, che subiscono torture; le vittime di sparizioni forzate». Coloro «che vivono in un clima dominato da sospetto e disprezzo, che sono oggetto di intolleranza, discriminazione e violenza per l’appartenenza razziale, etnica, nazionale o religiosa, le vittime dei conflitti armati mentre i mercanti di morte senza scrupoli si arricchiscono al prezzo del sangue dei fratelli e sorelle».

LE INGIUSTIZIE ALIMENTANO I CONFLITTI – Il rapporto della Caritas Internationalis conta 378 conflitti registrati nel mondo nel 2017 con un giro d’affari di 1700 miliardi di dollari per la produzione di armi. Quando i diritti sono garantiti solo a determinati gruppi, «si verificano gravi ingiustizie, che a loro volta alimentano conflitti» all’interno delle Nazioni e nei rapporti fra esse. «Siamo tutti chiamati a contribuire al rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona, specialmente di quelle “invisibili” che hanno fame e sete, sono nudi, malati, stranieri, detenuti, che vivono ai margini della società o sono scartati». Il Papa ricorda che per i cristiani «questa esigenza di giustizia e di solidarietà riveste un significato speciale. Il Vangelo ci invita a rivolgere lo sguardo verso i più piccoli, a muoverci a compassione, a  impegnarci concretamente per alleviare le sofferenze». L’auspicio: «Si risveglino le coscienze e nascano iniziative volte a tutelare e promuovere la dignità umana».

FRANCESCO RILANCIA LA «DICHIARAZIONE UNIVERSALE» – Lo fece già nel discorso al corpo diplomatico l’8 gennaio 2018. Anche i rapporti fra le Nazioni, come i rapporti umani, «vanno regolati nella verità, nella giustizia, nella solidarietà, nella libertà». Ciò comporta «il principio che tutte le comunità politiche sono uguali per dignità di natura», come pure il riconoscimento dei vicendevoli diritti, unitamente all’adempimento dei rispettivi doveri. Premessa fondamentale di tale atteggiamento è l’affermazione della dignità di ogni persona umana, il cui disprezzo e disconoscimento portano ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità. D’altra parte, «il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo» come afferma la «Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo». Per la Santa Sede parlare di diritti umani significa «riproporre la centralità della dignità della persona, in quanto voluta e creata da Dio a sua immagine e somiglianza. Il Signore Gesù, guarendo il lebbroso, ridonando la vista al cieco, intrattenendosi con il pubblicano, risparmiando la vita dell’adultera e invitando a curare il viandante ferito, ha fatto comprendere come ciascun essere umano, indipendentemente dalla sua condizione fisica, spirituale o sociale, sia meritevole di rispetto e considerazione».

RELAZIONE FRA MESSAGGIO EVANGELICO E DIRITTI UMANI – «L’uomo è un fine, non un mezzo; come tale, lungi dall’essere un oggetto o un elemento passivo della vita sociale, ne è invece e deve essere e deve rimanere il soggetto, il fondamento e il fine». Dalla «Rerum novarum» (1891) di Leone XIII in poi la Chiesa parla sempre più spesso e con grande convinzione dei diritti umani Pio XI nell’enciclica «Brenneder Sorge» (1937) presenta la difesa dei diritti umani come un bastione che si oppone alla prepotenza dello Stato nazista; nella «Divini Redemptoris» (1937), contro il comunismo, offre i fondamenti dei diritti stessi. Pio XII nel radiomessaggio del 1942 invita il mondo a formulare una «Carta dei diritti» che emanano dalla dignità della persona e Papa Pacelli prova grande amarezza quando vede fallire i suoi sforzi perché nella «Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo» non è inserito alcun riferimento all’Assoluto. Giovanni XXIII sottolinea il valore della «Dichiarazione» e nella «Pacem in terris» (1963) formula la cosiddetta  «Dichiarazione cattolica dei diritti umani».

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