Ci sono voluti 18 anni per «riparare» l’affronto a Benedetto XVI che fece, per buona parte della sua vita, il docente universitario: il 14 maggio 2026 il suo secondo successore Papa Leone visita e parla all’Università la Sapienza di Roma – che fu fondata da un Papa sette secoli fa – quasi due decenni dopo che a Papa Ratzinger fu impedita la visita.
Dopo una sosta nella cappella universitaria «Divina Sapienza», accompagnato dal cardinale vicario di Roma Baldo Reina e dal cappellano, e dopo il colloquio privato con la rettrice dell’ateneo, professoressa Antonella Polimeni, il programma prevede la visita alla mostra «Sapienza e il Papato», la firma del Libro d’onore e l’incontro con docenti e studenti nell’aula magna, dove il Pontefice tiene un discorso. Altri momenti della visita: vari incontri con gli studenti, lo scoprimento di una targa a ricordo della giornata, un saluto ai membri del Senato accademico e ai dipendenti dell’Università.
Al termine del discorso di Papa Prevost – che ha trascorso molto tempo sulla cattedra, prima di assumere responsabilità nell’Ordine di sant’Agostino – è previsto lo scambio di doni e il saluto a una rappresentanza degli studenti. Infine, prima di rientrare in Vaticano, sosta sulla scalinata per un ulteriore saluto agli studenti.
Il cardinale vicario Reina esprime la gioia per la visita: «Papa Leone XIV ha mostrato sempre grande attenzione al mondo giovanile e ha chiesto alla sua diocesi di accompagnare i cammini di crescita nella fede delle nuove generazioni. La Sapienza Università di Roma è la più grande università d’Europa. Entrare in dialogo con quanti si affacciano al futuro attraverso le varie scienze e la ricerca è di fondamentale importanza. Ascoltiamo quanto il Papa dice e ne facciamo tesoro per la pastorale universitaria e la pastorale giovanile».
Ovviamente, nessuno accenna allo «sgarbo» fatto a Benedetto XVI. La sua visita, per il 17 gennaio 2008, fu annullata il 15 gennaio, a causa delle intense proteste di un gruppo di docenti e studenti. La contestazione riguardava sia l’invito al Vescovo di Roma e sia il fatto che lui inaugurasse l’anno accademico, evento considerato dai contestatori una negazione della laicità dell’ateneo.
Il rettore dell’Università, Renato Guarini, aveva invitato Benedetto XVI per l’inaugurazione dell’anno accademico. Ma nel novembre 2007, 67 docenti e numerosi studenti firmarono una lettera di protesta contro la visita. Le polemiche si intensificarono nelle settimane successive, con minacce di occupazioni del rettorato e manifestazioni. I contestatori sostenevano che la presenza del Papa fosse incompatibile con la libertà di ricerca e la laicità della scienza.
Un punto di scontro fu anche una citazione di un discorso del 1990 dell’allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, riguardante il processo a Galileo Galilei, che si concluse nel 1633, uno dei momenti più critici nel rapporto tra scienza e fede e la Chiesa impiegò secoli per riconoscere gli errori commessi, arrivando a una formale riabilitazione dello scienziato alla fine del XX secolo per opera di Giovanni Paolo II del quale Ratzinger era un grande collaboratore.
Per il clima di forte tensione e per evitare disordini, la Santa Sede annuncia il 15 gennaio 2008 che Benedetto XVI declinava l’invito. L’evento, manovrato da una minoranza di docenti e studenti, provocò un ampio dibattito politico e culturale in Italia sulla libertà di espressione e sul ruolo della Chiesa nelle istituzioni laiche. Il discorso che il Papa avrebbe dovuto tenere fu successivamente pubblicato e tutti poterono accertare che non c’era atto o critica alla laicità dell’università, della scienza e della cultura.
L’Università La Sapienza è nata nel 1303 per volontà di Bonifacio VIII (1294-1303). Papa Benedetto Caietani riaffermò – oltre 7 secoli fa – la supremazia teocratica del papato sui sovrani europei; indisse con la bolla «Unam Sanctam» e celebrò il primo Giubileo del 1300. Dante Alighieri (1265-1321) ne parla nella «Divina Commedia» («Inferno», canto XVIII, versi 25-33); Giovanni Villani (1276-1328) nella «Cronica» (libro VIII, capitolo 36) scrive che duecentomila pellegrini creavano un serio problema di traffico su Ponte Sant’Angelo, che fu diviso a metà da un tavolato: da una parte coloro che si recavano a San Pietro, dall’altra coloro che ne tornavano. Tra i pellegrini anche Cimabue, Giotto e Carlo di Valois, fratello del re di Francia.
Le riforme di Bonifacio VIII si concentrano sul rafforzamento del Diritto Canonico, sull’istituzione del primo Anno Santo e, soprattutto, sulla difesa dell’autorità della Chiesa contro Filippo IV di Francia.
Pier Giuseppe Accornero

