Il Papa in Marocco, parla il Vescovo di Rabat

Intervista – Alla vigilia della storica visita di Francesco nel Paese del Maghreb arabo, il 30 e il 31 marzo, parla l’Arcivescovo di Rabat mons. Lopez Romero: “siamo una Chiesa giovane e universale in una terra di passaggio per migliaia di persone che arrivano nel nostro Paese, ma hanno come meta l’Europa “

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Mons. Lopez Romero

Il prossimo 30 e 31 marzo Papa Francesco si recherà in Marocco invitato dal re Mohammed VI e dai vescovi. Dando la notizia del viaggio, la Sala Stampa vaticana ha sottolineato le posizioni di apertura al dialogo del sovrano, leader dei musulmani e delle altre religioni del suo Paese.

Il viaggio di Papa Francesco cade dopo 34 anni dalla visita di san Giovanni Paolo II (agosto 1985) invitato all’epoca dal precedente sovrano, Hassan II. Quell’incontro fu occasione per una certa emancipazione dei cristiani marocchini e per intraprendere un proficuo dialogo con i giovani, come in effetti avvenne nel memorabile incontro allo stadio di Casablanca. Adesso Papa Francesco è al suo terzo viaggio in terra islamica, dopo quello in Egitto nel 2017 e quello ad Abu Dhabi dello scorso febbraio.

Il Marocco è uno Stato musulmano nel senso pieno del termine con un islam praticato dal 99 per cento della popolazione. Le altre comunità sono rappresentate dagli ebrei – presenti nell’area fin dai tempi della prima diaspora nel I sec. d.C. ma oggi ridotti a poche migliaia per la massiccia emigrazione in Israele dopo la Seconda guerra mondiale – e da cristiani suddivisi in una maggioranza cattolica (circa 40 mila) e una minoranza protestante (10 mila).

Se un tempo i cristiani erano soprattutto stranieri, ovvero di origine francese o spagnola, oggi la Chiesa sta vivendo una nuova esperienza di vero cattolicesimo (universalità) come dichiara mons. Cristóbal López Romero, il salesiano vescovo di Rabat: «La Chiesa si è trasformata sensibilmente grazie all’arrivo di migliaia di cristiani subsahariani. Oggi sia i sacerdoti, sia i religiosi, sia i laici sono molto più cattolici, cioè universali».

Eccellenza, come è attesa questa visita?

Attendiamo la visita del Papa con grande gioia e soddisfazione. È un onore per noi che venga a visitarci e siamo sicuri che la sua visita sarà un bene sia per il Paese, sia per la comunità cattolica. Allo stesso tempo siamo un po’ in ansia perchè vorremmo essere all’altezza, ma la nostra Chiesa possiede risorse umane e materiali molto limitate… però daremo il meglio di noi stessi.

Come si stanno preparando i fedeli?

Con grande entusiasmo. La corale che animerà l’Assemblea sta provando da più di un mese. È composta da oltre 500 ragazzi di 18 città diverse. I gruppi, le famiglie e i movimenti stanno riflettendo su vari temi: la Chiesa e il Papa, come essere strumento della speranza, il dialogo interreligioso a partire dell’incontro di san Francesco di Assisi con il Sultano, la dottrina sociale della Chiesa. Sono stati preparati degli spunti da condividere anche a distanza, in modo da facilitare la partecipazione di tutti. Anche gli aspetti logistici sono tanti. Abbiamo preparato dei biglietti di accesso in modo da permettere a tutti di prendere parte ai momenti comuni. Inoltre si sono stampate molte magliette, cappellini e altri oggetti che creano l’atmosfera di attesa. Si stanno preparando anche occasioni di accoglienza e di condivisione con centinaia di giovani universitari provenienti da tutto il Paese.

Come si prepara la comunità islamica?

Il 5 marzo ho tenuto una conferenza stampa. I mezzi di comunicazione di ogni tipo e orientamento si sono impegnati per dare eco alla visita, spiegare cosa rappresenta questo incontro con il Papa, quale sarà il programma e cosa ci si aspetta. Le autorità stanno ponendo molta attenzione e cura nel provvedere ai preparativi materiali: aspetti logistici e organizzativi. Ognuno sta facendo del suo meglio con grande dedizione ed entusiasmo.

Con quale animo il popolo marocchino attende il Papa?

Ho visto in molti entusiasmo, in altri curiosità, in tutti un atteggiamento positivo. Sia il popolo che le autorità percepiscono questa visita pontificia come un grande onore verso il nostro Paese.

Le sue aspettative come pastore su questo viaggio papale?

Spero che il Papa, secondo quanto gli compete, ci confermi nella fede, alimenti la nostra speranza e ravvivi in noi il fuoco dell’amore. Spero e desidero che la sua presenza sia una spinta per il cammino che questa piccola comunità cristiana sta compiendo da tempo, e che ci spinga a vivere la nostra vita cristiana con maggiore autenticità ed entusiasmo.

Cosa è cambiato dalla storica visita di san Giovanni Paolo II?

Il popolo marocchino ha ottenuto notevoli migliorie sia nel campo economico che politico e sociale; abbiamo una nuova Costituzione e diverse leggi importanti che hanno significato un cambiamento notevole. La Chiesa si è trasformata sensibilmente, grazie a molti giovani dell’Africa sub-sahariana e quindi oggi è una comunità multietnica, universale. Trentaquattro anni fa i cristiani erano ancora in maggioranza francesi o spagnoli. Oggi siamo un territorio di passaggio per migliaia di persone che arrivano in Marocco ma hanno come meta i Paesi dell’Europa.  Molti sono cristiani e noi dobbiamo accogliere, ascoltare, accompagnare questi fratelli nella fede. In conclusione, siamo sempre la stessa Chiesa di 34 anni fa, ma allo stesso tempo siamo molto cambiati.

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