«L’accordo Usa-Iran porti alla fine della guerra ed è necessario anche eliminare le armi nucleari». È il pensiero di Papa Leone nel dialogo con i giornalisti. Sul viaggio in Spagna si dice «estremamente contento» della risposta della gente. Sulla questione remigrazione – tanto cara alle destre europee e all’Europarlamento che ha approvato la «deportazione verso Paesi terzi, suscitando le proteste degli episcopati continentali – esorta «a trattare con rispetto ogni persona: dire mandiamo via, così ci laviamo le mani, non mi sembra una risposta cristiana». Poi una nota dolente: l’atto scismatico dei lefebvriani, fermamente intenzionati a ordinare il 1° luglio dei vescovi senza «mandato pontificio». «La divisione nella Chiesa – dice – è sempre un dolore».
Il recente accordo di tregua USA-Iran è oggetto di riflessione papale con l’augurio che l’intesa «sia davvero una soluzione alla guerra, che la guerra davvero sia finita per il bene di tutti». Non si esime, Leone XIV, da una domanda sui lavori del G7 con i capi di Stato e di governo riuniti a Evian in Francia, e anche e sul «Memorandum di Islamabad» frutto della mediazione pakistana: «Chiedere la pace, sempre. Chiedere negoziati. Grazie a Dio c’è almeno il “memorandum”. Ci saranno ancora diversi punti da stabilire, però è sempre meglio farlo con il dialogo, con la negoziazione e non tornando alla guerra. Auguro che sia veramente una soluzione alla guerra, che la guerra sia davvero finita per il bene di tutti. Eliminare le armi nucleari, questo sì, cercare il bene di tutti i popoli, cercare come risolvere i problemi anche a livello economico e sociale».
Il viaggio in Spagna lo ha lasciato «estremamente contento», con gli appelli sui migranti e contro la remigrazione, come quelli scaditi alle Canarie. Sul volo di ritorno da Tenerife era prevista la conferenza stampa rimasta inevasa a causa del guasto tecnico che ha costretto il Papa a tornare sul «Falcon» messo a disposizione da re Felipe. Particolarmente colpito dalla «risposta entusiasta di tante persone in tutti i luoghi: è stata una cosa meravigliosa. Ogni momento è stato ben preparato. I vescovi, i laici e i tanti volontari che hanno lavorato per preparare tutto, è stato meraviglioso. La gente era molto contenta». Lo hanno colpito gli 8 minuti di applausi nelle Cortes. Per la politica spagnola – osserva un cronista – non è un momento facile: «Non voglio entrare nella politica spagnola, come neanche in altri Paesi, ma l’invito al dialogo e ad ascoltarci l’un l’altro, e non sempre criticare e insultare l’opposizione senza arrivare ad accordi per il bene comune». Ribadisce l’appello «al rispetto della dignità umana e di ogni persona».
«Trafficanti di vite umane, convertitevi. Verrà la giustizia di Dio» disse alle Canarie. Leone torna a invocare «rispetto per la persona. Molte volte non riconosciamo le ragioni per le quali queste persone sono dovute uscire dai loro Paesi. Tante ragioni: violenza, guerra, conflitti. E quindi dire: “Lo mandiamo via, così ci laviamo le mani del problema”, non mi sembra una risposta cristiana. Bisogna rispettare le persone, vedere i singoli casi e soprattutto trattare con rispetto le persone». Incombe la questione lefebvriana: le quattro ordinazioni episcopali annunciate a Ecône per 1° luglio senza «mandato pontificio», nonostante i moniti della Santa Sede. Sarà una conferma dello scisma: «Consideriamo di fare ancora un altro appello alla Fraternità San Pio X. “Non fate questo, cerchiamo di vivere la comunione nella Chiesa”. Ma è la loro scelta. Bisogna rendersi conto di ciò che significa per loro e per la Chiesa. Certamente la divisione tra i cristiani è sempre un punto doloroso. Rifiutano di accettare certi elementi fondamentali della Chiesa, cominciando dal Concilio Vaticano II. Se fanno quella scelta, mi dispiace, però dobbiamo andare avanti».
Una grande ricchezza nelle Chiese cattoliche orientali – «Soccorrere una Chiesa non significa solo provvederla di mezzi materiali ma anche aiutarla a crescere nella sua identità e forza evangelizzatrice, che poggiano sulla formazione dei ministri, chiamati a diffonderne le ricchezze spirituali» dice Papa Prevost all’assemblea della Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese Orientali (Roaco), che lavora in stretta sinergia con il dicastero per le Chiese Orientali e sostiene i fedeli di rito orientale. Aggiunge: «Le Chiese orientali hanno un grande dono da arrecare all’intera compagine cattolica. La madre Chiesa è unita ma non uniforme. Ci fa bene approfondire tali tesori con i milioni di fratelli e sorelle. Le antiche Chiese d’Oriente ci riportano alle origini della fede, fanno risplendere la luce della grazia attraverso liturgie dense di sacralità, manifestano nel culto di lode il mistero di Dio da adorare, testimoniano la potenza della preghiera d’intercessione, offrono contenuti spirituali che riempiono il cuore di meraviglia e grato stupore». Non può non pensare «a quanto denaro, in questo oscuro frangente storico, viene sprecato per uccidere, gettato via da tanti che fomentano le guerre. Mentre voi generate vita, loro seminano morte. Così si ingenera una perenne precarietà».
Pier Giuseppe Accornero

