Il Papa: “lavoriamo insieme per la pace in Terra Santa”

Guerra in Israele – Papa Francesco scrive “ai fratelli e alle sorelle ebrei di Israele” indirizzando una lettera a Karma Ben Johanan, teologa del dialogo ebraico-cristiano: «Il mio cuore è vicino a voi, alla Terra Santa, a tutti i popoli che la abitano, israeliani e palestinesi, e prego perché prevalga su tutti il desiderio della pace…»

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Gerusalemme

Lavoriamo insieme per la pace in Terra Santa», scrive Papa Francesco «ai fratelli e alle sorelle ebrei di Israele» indirizzando una lettera a Karma Ben Johanan, teologa del dialogo ebraico-cristiano: «Il mio cuore è vicino a voi, alla Terra Santa, a tutti i popoli che la abitano, israeliani e palestinesi, e prego perché prevalga su tutti il desiderio della pace. Voglio che sappiate che siete vicini al mio cuore e al cuore della Chiesa». Karma Ben Johanan fu tra le promotrici dell’appello al Pontefice del 6 novembre 2023, sottoscritto da 400 tra rabbini e studiosi, dopo la tragedia del 7 ottobre.

L’ANGOSCIA DEI RABBINI – Una lettera dai toni angosciati, firmata da rabbini di tutto il mondo chiedeva a Francesco di «agire come faro di chiarezza morale e concettuale in mezzo a un oceano di disinformazione, distorsione e inganno per contrastare l’odiosa negazione di Israele e degli ebrei e di riaffermare il diritto di Israele a esistere»; di condannare «inequivocabilmente il massacro terroristico di Hamas volto a uccidere il maggior numero possibile di civili»; di distinguere «questo «massacro dalle vittime civili della guerra di autodifesa di Israele». Il testo è firmato da 400 tra rabbini, studiosi, accademici, rappresentanti del dialogo americani, europei, israeliani. Si fece subito notare che dal 1948 Israele nega il diritto dei palestinesi di avere uno Stato, come chiedono l’Onu, la Chiesa e i Papi e, più recentemente, Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione Europea. C’è anche chi fa notare che da decenni Israele tiene schiavi milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza e i rabbini – per quanto si sa – non hanno mai protestato.

PECCATO CONTRO DIO – Il Papa il 2 febbraio 2024 ricorda che la Terra Santa non è esclusa dal travaglio che attanaglia il mondo come «guerra mondiale a pezzi, che suscita nel mondo apprensione e dolore»; che la guerra in Medio Oriente «produce nelle opinioni pubbliche mondiali divisioni, che a volte sfociano in forme di antisemitismo e antigiudaismo». Ribadisce che «il rapporto che ci lega a voi è particolare e singolare, senza mai oscurare il rapporto che la Chiesa ha con gli altri e l’impegno nei loro confronti. Il percorso che la Chiesa ha avviato con voi, l’antico popolo dell’Alleanza, rifiuta ogni forma di antigiudaismo e antisemitismo, condannando inequivocabilmente le manifestazioni di odio verso gli ebrei e l’ebraismo, come un peccato contro Dio». Auspica «una collaborazione sempre più stretta per sradicare questi fenomeni».

L’AMICIZIA SOSTITUISCA L’ODIO – Il Papa aggiunge: «Vi assicuro la mia vicinanza e il mio affetto.  Abbraccio ciascuno di voi, in particolare coloro che sono consumati dall’angoscia, dal dolore, dalla paura e dalla rabbia. Insieme a voi piangiamo i morti, i feriti, i traumatizzati, supplicando Dio Padre di intervenire e porre fine alla guerra e all’odio». Avverte che in questi tempi di desolazione è difficile vedere «un orizzonte futuro in cui la luce sostituisca l’oscurità, in cui l’amicizia sostituisca l’odio. Noi ebrei e cattolici siamo testimoni di un simile orizzonte. Abbiamo ancora molto da fare insieme per garantire che il mondo che lasceremo a chi verrà dopo di noi sia migliore, ma sono certo che potremo continuare a collaborare insieme per questo scopo».

EBREI ORTODOSSI SPUTANO CONTRO ABATE – Lo scambio di lettere è particolarmente importante per ricreare un clima di fiducia tra cattolici ed ebrei. «Siamo profondamente grati per la fiducia e lo spirito di amicizia con cui il Papa e la  Chiesa hanno riaffermato la speciale relazione che unisce le nostre comunità» dice a «L’Osservatore Romano» la teologa israeliana Karma Ben Johanan: «Siamo pronti a collaborare perché si eliminino odio e violenza e si aprano le porte a una vera pace per tutti noi che viviamo in questa terra: ebrei, cristiani e musulmani. Ci uniamo ai cristiani nella convinzione che le religioni possono essere forza creativa capace di aprire sentieri che altrimenti rimarrebbero chiusi». Purtroppo il clima a Gerusalemme è stato avvelenato anche da un altro episodio: ebrei ortodossi hanno sputano contro un abate benedettino e hanno offeso la figura di Gesù. «Attacco ingiustificato e vergognoso» dice il Patriarcato latino di Gerusalemme condannando sputi e insulti rivolti da due giovani ebrei ortodossi contro padre Nikodemus Schnabel, abate dell’abbazia benedettina della Dormizione, avvenuta nella città vecchia di Gerusalemme. Il ministro dell’Interno Moshe Arbel ha telefonato al patriarca, cardinale Pierbattista Pizzaballa condannando l’accaduto. Anche il ministro degli Esteri Israel Katz ha stigmatizzato l’episodio. «Il perseguimento degli autori di tali crimini d’odio – osserva il Patriarcato – è un importante strumento di deterrenza e per rafforzare il senso di sicurezza del clero cristiano in Terra Santa». Nei mesi scorsi fatti analoghi sono accaduti, sempre a Gerusalemme, e hanno visto protagonisti ebrei ortodossi che hanno inveito e sputato contro religiosi e pellegrini che celebravano la Via Crucis lungo la Via Dolorosa.

Pier Giuseppe Accornero

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