Il Papa, “Napoli non si arrenda al male, sia capitale di umanità e speranza”

8 maggio – «Radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti per sollevare la città, preservare i vostri figli dalle insidie del disagio e del male, per restituire a Napoli la sua chiamata a essere capitale di umanità e di speranza». Nella piazza del Plebiscito stracolma, Papa Leone incoraggia i napoletani in una giornata di festa nel primo anniversario dell’elezione (8 maggio 2025) iniziata ai piedi della Madonna di Pompei

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Il Papa in Piazza del Plebiscito a Napoli (@Vatican Media)

«Radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti per sollevare la città, preservare i vostri figli dalle insidie del disagio e del male, per restituire a Napoli la sua chiamata a essere capitale di umanità e di speranza». Nella piazza del Plebiscito stracolma, Papa Leone incoraggia i napoletani in una giornata di festa nel primo anniversario dell’elezione (8 maggio 2025) iniziata ai piedi della Madonna di Pompei.

«Nessuna potenza terrena salverà il mondo, solo la potenza divina dell’amore» – La Concelebrazione all’esterno del santuario è il momento centrale della visita a Pompei: «Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di successore di Pietro, era proprio la giornata della supplica alla Vergine. Il nome di Leone mi pone sulle orme di Leone XIII che ebbe, tra gli altri meriti, anche quello dell’ampio magistero sul rosario». Spiega che «l’”Ave Maria” è un invito alla gioia: dice a Maria, e in lei a tutti noi, che sulle macerie della nostra umanità provata dal peccato e sempre incline a prevaricazioni, sopraffazioni e guerre, è venuta la carezza di Dio, la carezza della misericordia, che prende in Gesù un volto umano». E «nell’”Eccomi” di Maria nasce non solo Gesù, ma anche la Chiesa, e Maria diventa madre di Dio e madre della Chiesa. L’”Ave Maria” che si ripete nel rosario è un atto di amore e il rosario è considerato un compendio del Vangelo».

«Le guerre in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso. La pace nasce dentro il cuore. Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono. Per intercessione di Maria, venga dal Dio della pace un’effusione sovrabbondante di misericordia, che tocchi i cuori, plachi i rancori e gli odi fratricidi, illumini quanti hanno speciali responsabilità di governo. Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore». A Napoli, «città dai mille colori», il vescovo di Roma incontra il clero nella Cattedrale dell’Assunta e incoraggia a promuovere «la religiosità popolare spontanea ed effervescente». I contrasti profondi: la vivacità della religiosità popolare, la bellezza di vicoli e piazze ma anche le ferite inferte dalla violenza, dalla disoccupazione giovanile, dalla dispersione scolastica e dalle fragilità delle famiglie. Questo – pensa e dice il Papa – rende ancora più urgente «la presenza concreta e solidale di una Chiesa vicina alle persone e alla loro vita. Non una fede ridotta a qualche evento emotivo ma una testimonianza capace di abitare il quotidiano». La Cattedrale sorge in un’area che era  centro di culto con un tempio ad Apollo ed è teatro del prodigio della liquefazione del sangue del patrono San Gennaro, che si ripete davanti al Papa.

«La vita a Napoli non è mai stata facile, però non è mai stata triste!» disse Papa Francesco nella visita del marzo 2015. E Leone: «Sono qui anche per farmi contagiare da questa gioia». Commentando l’episodio evangelico dei due discepoli di Emmaus (Luca 24,13-31) – «Camminava con loro» è il motto scelto della visita – asserisce: «Gesù si affianca e cammina con noi, ci accompagna per aprirci a una nuova luce». Esorta a coltivare «la cura interiore del cuore, dell’umanità e delle relazioni», in particolare ad accompagnare «famiglie affaticate e giovani disorientati. La fede cristiana non può limitarsi a un mero evento emotivo, ma deve penetrare profondamente nel tessuto della vita e della società. Penso alle famiglie affaticate e ai giovani spesso disorientati e a tutti i bisogni, materiali e spirituali, dei poveri».

«Create una sinfonia di carismi e ministeri» – Sottolinea il ruolo primario di laici e operatori pastorali «per promuovere una “missione evangelizzatrice valorizzando i diversi carismi e ministeri. Vi chiedo: ascoltatevi, camminate insieme, create una sinfonia di carismi e ministeri, e così trovate le modalità per passare da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, capace di intercettare la vita concreta delle persone. In una città segnata da disuguaglianze, disoccupazione giovanile, dispersione scolastica e fragilità familiari, l’annuncio del Vangelo non può prescindere da una presenza concreta e solidale, che coinvolge tutti e ciascuno, preti, religiosi, laici. E non dimenticate: siete dentro una storia d’amore, iniziata prima di voi e che non finisce con voi; ci siete dentro come tessere uniche e necessarie; ci siete dentro perché, anche nelle fitte trame del buio, voi possiate accendere una luce. Non abbiate paura, non scoraggiatevi e siate, per questa Chiesa e per questa città, testimoni di Cristo e seminatori di futuro». Non mancano siparietti tipicamente partenopei. Quando i giovani cantano «’O surdato ‘nnammurato», una delle più famose canzoni, il Papa finge di dirigere il coro; si fa fotografare quando un  pizzaiolo gli offre la pizza; sul percorso gli striscioni lo salutano e lo invitano a visitare parrocchie e località vicine; ovunque cantano il celebre «O sole mio».

Propone la domanda-chiave «Cosa è necessario per riprendere il cammino?» – Nell’incontro con la cittadinanza «la geografia della disuguaglianza e della povertà, alimentata da problemi irrisolti da tempo: la disparità di reddito, le scarse prospettive di lavoro, la carenza di strutture adeguate e di servizi, l’azione pervasiva della criminalità, il dramma della disoccupazione, la dispersione scolastica e altre situazioni che appesantiscono la vita di molte persone». Di qui l’appello allo Stato «perché tolga spazio alla malavita organizzata e dia sicurezza e fiducia ai cittadini”, ai tanti napoletani che coltivano il desiderio di una città “riscattata dal male e guarita dalle sue ferite». Elogia la Chiesa locale che ha promosso il «Patto educativo» con le istituzioni, le realtà ecclesiali e del terzo settore: «Non si spezzi questa rete che vi unisce, non si spenga questa luce che avete iniziato ad accendere nel buio, non perda il suo colore questo sogno che state realizzando per una Napoli migliore e più bella».

Pier Giuseppe Accornero

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